Periodico di attualità, politica e cultura meridionalista

martedì 31 luglio 2012

Sicilia, Lombardo si dimette. Cronostoria di cinque anni di (pessima) politica siciliana


PALERMO – E’ ufficiale e definitivo. Il Governatore della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo, si è dimesso e ha lasciato campo libero alle elezioni amministrative che si terranno entro il mese di Ottobre. La decisione era già stata ampiamente annunciata ed era arrivata dopo una discutibilissima gestione politica degli affari siciliani. Il punto di svolta era stato il “ribaltone” che aveva portato all’estromissione del centrodestra dal Governo regionale e all’arrivo del Partito Democratico a far da supporto al Governo di Palazzo dei Normanni. Correva l’anno 2008. Il 15 febbraio viene ufficializzata la sua candidatura alla guida della regione. E’ il leader del Movimento per le Autonomie che, alleato del Popolo delle Libertà e dell’Unione di Centro, conquisterà la poltrona di Presidente a scapito della candidata del Partito Democratico, Anna Finocchiaro. Compito impossibile quello della Finocchiario. Era l’anno di Berlusconi, che era tornato in sella a Palazzo Chigi dopo due disastrosi anni di Governo Prodi. Tanto era sicura di perdere che la sera dei risultati, il 14 aprile, era a Roma accanto al Segretario del Pd Walter Veltroni che, in diretta nazionale tracciava il bilancio della sconfitta generale del centro sinistra. La vittoria con il 65% dei voti non si è tradotta in buon governo e nemmeno in stabilità. Quattro i Governi che Lombardo ha prodotto in nemmeno cinque anni. Un anno dopo pensò bene di risolvere i contrasti con l’Udc cacciando gli uomini di Casini. Nel 2009 Lombardo diventa il paladino di tutti, o quasi, i meridionalisti. Novello Masaniello (ogni due per tre in queste regioni del Sud il Lombardo di turno diventa la speranza e il perfetto condottiero, sempre a scadenza!), prende le distanze dal Governo Berlusconi che non rispetta il Sud e non risana il divario tra il Nord e il Sud del Paese. Il MpA non vota la fiducia al Governo e si apre la crisi. Le quotazioni “meridionaliste” di Lombardo invece crescono. Ci sono anche presidenti di associazioni e movimenti cultural-politici che si richiamano alla vera storia del Sud che si candidano alle competizioni locali sotto il simbolo del gabbiano lombardiano. Oggi quel passato è meglio (anche se è difficile) nasconderlo. La crisi con Berlusconi si acuisce e si apre la crisi interna al Pdl Siciliano. Il Pdl è scontento di Lombardo e ne approfittano altri due “campioni” della coerenza politica: Gianfranco Miccichè e Gianfranco Fini. Miccichè è soddisfatto perché lo strappo è la dimostrazione di quanto Lombardo sia inaffidabile e di quanto abbia sbagliato Berlusconi a candidarlo al suo posto alla guida della Regione. Fini è lieto di creare problemi a Berlusconi. Così i seguaci di Miccichè e Fini nel Pdl creano un nuovo gruppo in regione “Pdl Sicilia”. Il Pdl che fa capo ai vertici nazionali (Alfano, Schifani e Nenia) si dissociano e votano contro il Documento di Programmazione Economica e Finanziaria (DPEF) del Governo Lombardo il quale, senza troppi complimenti, passa alla terza giunta cacciando il Pdl “nazionale” e alleandosi nuovamente con Udc e i dissidenti di Fini e Miccichè. La rissa tra finiani e uomini di Miccichè arriva in meno di un anno. Fini esce dal Pdl e fonda il Fli, oggi soggetto politico in via di decomposizione (non che nel 2010 fosse stato meglio in salute!), Miccichè crea il nuovo partito Forza del Sud che si dissocia da Lombardo. Risultato? Quarto Governo Lombardo, questa volta di largo respiro con l’arrivo del Partito Democratico che, tra la perplessità di tutto il mondo politico, flirta con Lombardo che fino a tre mesi prima era considerato un mafioso alla stregua di Totò Riina. Insieme a Mpa, Fli e Pd, ci sono anche l’Udc (tranne gli uomini di Saverio Romano e Totò Cuffaro, ex Governatore poi condannato per concorso esterno in associazione mafiosa) e l’Api di cui è leader Rutelli che aveva abbandonato da poco il Pd. Questa la maggioranza che ha guidato nell’ultimo anno e mezzo la Sicilia. L’addio del Pd ha segnato la fine di Lombardo. Fin qui la storia politica dell’ultimo quinquennio. Ma la Sicilia, la bella e ricca Sicilia, come è stata in questi ultimi cinque anni? Male, sostengono molti anche se ha tutti i numeri per aggrapparsi alla ripresa. Non si spiegherebbe altrimenti il tentativo dei tecnici di commissariare il Governo dell’Isola, recentemente proposto dal Presidente di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello e accolto dal Presidente del Consiglio Monti. Tentativo che è fallito a causa del miliardo di credito che il Governo siciliano vanta verso Roma e che Lombardo ha richiesto con solerzia nelle ultime due settimane costringendo Monti ad una frettolosa ritirata. Eclissata l’opzione commissariamento le dimissioni di Lombardo sono arrivate. Ora a settembre si contenderanno la poltrona almeno cinque candidati. Quello di Sinistra e Libertà, Claudio Fava, di Forza del Sud, Gianfranco Miccichè, e del Movimento dei Sindaci, Nello Dipasquale, sono già in campagna elettorale. Ancora da ufficializzare i nomi di Pdl e Pd (con l’incognita Udc) e quello del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo che potrebbe giocarsi una bella partita in vista delle prossime politiche. La Sicilia è diventata ufficialmente terreno di scontro ma anche un laboratorio per capire quale sarà il futuro dell’isola e del paese.

FAUSTO DI LORENZO


Salva Stati, la Germania dice no (e vince, di nuovo, su tutti i fronti)


BERLINO – “Deutschland siegt an allen fronten”, la Germania vince su tutti i fronti, era la scritta apposta dalle truppe di invasione tedesche sulla Tour Eiffel e sul Palazzo Borbone di Parigi (sede della Camera dei Deputati della Repubblica). Una frase che ha pesato come un macigno sulle teste dei parigini e dei francesi. Una offesa dopo la sconfitta e un monito a non muovere un dito contro la nuova situazione che si era creata. Oggi, ma in realtà già da qualche settimana, quella frase potrebbe risuonare nuovamente in ogni capitale europea perché la Signora Merkel, Cancelliera Tedesca dal 2005 (fino al 2009 in coabitazione con i socialisti), detta regola e legge per tutta l’Unione Europea nell’indifferenza generale. L’ultima nota arrivata da Berlino pone fine a mesi e mesi di discussione e dimostra, ancora una volta, quanto quello di Mario Monti sia, sempre di più, un fallimento. E’ stato il Ministero delle Finanze ha stoppare l’ampiamento dei poteri per lo Sme, il cosiddetto fondo “salva Stati”, che, nelle intenzioni di Monti e dei suoi tecnici, avrebbe dovuto salvare gli stati in difficoltà. Per rafforzare il salva Stati si era chiesto di approvare una licenzia bancaria per il fondo in modo da poter acquistare in modo illimitato le quote del debito nazionale. La Germania, economicamente più solida di Grecia, Italia, Spagna e Portogallo, non ne vuole sapere di farsi carico del loro fardello debitorio e taglia le gambe allo Sme. Fortunatamente, ci viene da dire, visto che lo Sme prevede la possibilità per l’Ue di commissariare gli stati a prescindere dalla volontà popolare, ovvero a prescindere dalle norme democratiche interne in fatto di elezioni e amministrazione. Mario Monti, per evitare il tracollo completo è volato a Parigi dove, in un bilaterale con Hollande, ha tentato di stringere un asse con la Francia per la salvezza dell’euro. Purtroppo per lui il cartello che annuncia la vittoria tedesca, rischia di essere innalzato anche su Parigi.

PAOLO LUNA


Riqualificazione del litorale, Salerno si candida per 80 milioni di euro


SALERNO – Il Sindaco batte cassa e presenta all’Unione Europea un piano di recupero della litoranea da 80 milioni di euro. Una somma importante per un’opera necessaria e non più rimandabile. La messa in sicurezza della costa salernitana da Santa Teresa al Picentino per restituire dignità ad un’area che, nei disegni dell’amministrazione comunale, dovrebbe diventare uno dei poli d’attrazione della città. Vincenzo De Luca non è nuovo a progetti impegnativi per la città. Strade e piazze completamente rinnovate, pulizia, igiene, sicurezza e decoro, questo il programma politico messo in atto dal primo citadino che è arrivato al quarto mandato inanellando una lunga serie di incarichi e successi politici. L’impresa non è da poco. L’Unione Europea, a partire dal 2007 ha ridotto i soldi destinati alle aree occidentali e centrali dell’Ue, per dirottare parte dei fondi verso i paesi dell’Est Europa appena entrati nell’Unione. Attualmente sono 20 i finanziamenti riservati alle città italiane dai bandi pubblicati dalla Commissione Europea e per ottenerli c’è bisogno di progetti qualitativamente e quantitativamente all’altezza. Obiettivo dell’amministrazione comunale è quello di sviluppare un nuovo turismo balneare garantendo una buona offerta di servizi e attività con mare e fascia costiera pulita grazie all’utilizzo di una barriera protettiva come già realizzato in via Leucosia. A settembre la presentazione del progetto e ad autunno inoltrato il verdetto di Bruxelles.

red. cro.



Politica e sondaggi. De Magistris il più amato ma restano i dubbi sul metodo e sulla lista "arancione"



NAPOLI – Gli ultimi sondaggi ringalluzziscono Luigi De Magistris, Sindaco di Napoli, il più amato secondo una rilevazione trimestrale raccolta da Datamonitor. De Magistris è il primo con il 65,2% dei consensi lasciando dietro di lui Piero Fassino al 61% e Matteo Renzi, al 58,4%. La rilevazione Datamonitor fa tornare a discutere della famosa lista arancione con cui il primo cittadino di Napoli potrebbe essere capolista e che potrebbe essere presentata già alle prossime elezioni politiche. Non a caso la rilevazione Datamonitor premia anche Michele Emiliano che registra un quinto posto con il 55,1% dei consensi. Questo quello che emerge da una rapida lettura della stampa. In realtà le cose stanno diversamente. Il sondaggio Datamonitor, non è propriamente indicabile per delineare una strategia politica di livello nazionale. Ogni tre mesi gli uomini di Datamonitor raccolgono 800 interviste telefoniche nelle dieci maggiori città italiane per ottenere informazioni sul consenso dei rispettivi sindaci. Con tutto il rispetto per il lavoro svolto, 800 persone su oltre 900mila abitanti, non rappresentano certo un dato statistico affidabile. Poco importa per i politici coinvolti che, complice la stampa silenziata, possono cantare già vittoria ed essere indicati come il futuro per il Paese. Il Sindaco di Napoli canta vittoria e sostiene la necessità della lista civica nazionale. Non con Fassino e Renzi, con cui vede differenze politiche sostanziali, ma con altri Sindaci come il barese Emiliano, il palermitano Orlando (suo collega di partito), e ancora con Pisapia (Milano), Zedda (Cagliari) e Speranza (Lamezia Terme). Una lista che, con molta probabilità, andrà ad affiancarsi a quella dell’Italia dei Valori e di Sinistra e Libertà, visto che l’asse Di Pietro – Vendola pare essere la prima e (almeno per il momento) unica certezza in vista delle elezioni politiche del 2013.

MAFALDA CROCITTI

CULTURA / Museo Madre, il bando internazionale per il post Cicelyn


NAPOLI – Sta per cambiare il vertice del Museo d’Arte Contemporanea di Napoli, noto come Madre, a seguito del licenziamento di Eduardo Cicelyn, che ha gestito l’istituzione negli ultimi 6 anni. Il Madre è la dimostrazione di come la cultura può diventare terreno di scontro. Cicelyn venne scelto nel 2006 dall’allora Governatore della Campania Antonio Bassolino che si giovò della facilità nella scelta grazie alla cosiddetta “filiera istituzionale” tra Regione, Provincia e Comune (tutte amministrate dal centrosinistra con Bassolino, Riccardo Di Palma e Rosa Russo Iervolino). Considerato un bassoliniano di stretta osservanza, Cicelyn ha gestito il Madre ma è stato licenziato pochi mesi fa a seguito di numerose polemiche piovute sulla Fondazione Donnaregina, che gestisce il Madre e di cui Cicelyn era Direttore, a causa dei conti del museo in rosso e dello stipendio troppo alto a lui riservato. Il nuovo “corso” politico in Campania ha fatto il resto. Il nuovo Governatore Stefano Caldoro ha messo nel mirino dell’azione di smantellamento del bassolinismo il Madre e il suo direttore. L’elezione a Sindaco di Napoli di Luigi De Magistris ha concluso la nuova “filiera anti Bassolino” così il Cda del Madre (di cui è azionista di maggioranza l’ente Regione) ha cambiato lo statuto del museo portando alle dimissioni di Cicelyn. I direttori del museo venivano scelti dal Cda (ovvero dal suo azionista di maggioranza) mentre con la nuova modifica c’è bisogno di un concorso internazionale, la nomina è per 5 anni che possono essere (a discrezione del Cda) rinnovabili una sola volta. Fatta la legge, la testa di Cicelyn è rotolata lungo le scale del Madre. Per lui già si è parlato della direzione della Fiera di Bologna mentre il museo napoletano sta per trovare un nuovo direttore. Il 6 ottobre scadranno le domande che i candidati potranno presentare e il Cda sceglierà il nuovo responsabile. A lui toccherà risolvere i problemi economici dell’ente culturale, uno dei poli attrattivi della capitale del Sud, a cui la Regione ha destinato fondi aggiuntivi per consentire di superare agilmente i problemi relativi ai debiti pregressi e rilanciare la progettualità 2012-2013. Resta un solo interrogativo. Sarà una gestione all’altezza e imparziale quella post Cicelyn o si tratterà del solito cambio della guardia politico? Ad ottobre la sentenza.

red. cult.

Pippo Baudo non si arrende. Non sarebbe meglio una onorata pensione?


CATANIA – Il ritorno è audace, senza dubbio. Pippo Baudo, l’uomo buono per tutte le stagioni (finalmente) messo a riposo da “mamma Rai” non ce la fa proprio a stare lontano dal video. Le ultime uscite del Pippo Nazionale non sono state proprio brillantissime. Stantii varietà senza un vero scopo, domeniche pomeriggio sempre uguali e poco interessanti, molti ospiti d’eccezione (per niente eccezionali), molta musica (anche questa d’annata). Il ritorno in prima serata con il maxi polpettone celebrativo dei 150 anni dell’Unità d’Italia è stata la sua ultima apparizione. E chi non ha visto quella trasmissione, “centocinquanta”, condotta in tandem con un altro pilastro del politicamente corretto (molte volte sciapito): Bruno Vespa. Due meridionali per intonare il “pater, ave e gloria” all’Italia una e indivisibile. Operazione culturale da regime che non ha sortito alcun effetto, sfiorando appena il cuore dei telespettatori che si sono esibiti in un colossale esodo da Rai uno agli altri canali tv. Un esodo che ha portato alla chiusura della trasmissione-polpettone dopo 4 puntate a fronte delle 7 previste. Da allora niente più si era saputo del Pippo nazionale a parte le fugaci apparizioni ai telegiornali per commentare i funerali di amici e noti dello spettacolo, l’ultimo quello di Lucio Dalla. A parte questo, il solito tour tra festival ed eventi celebrativi di un mondo, quello della tv, in piena decadenza. Proprio grazie ad uno di questi appuntamenti, il “Riano Festival delle Cave”, Pippo, Pippo è tornato. Lo ha fatto con una dichiarazione che merita un commento, dopo aver ricevuto il premio “Fior di Tufo”. A pubblicare questa perla dell’informazione il Corriere della Sera che ha stupito tutto il beau monde televisivo e giornalistico con lo scoop. Pippo Baudo è stato sedotto, udite, udite, da Sharon Stone. Incredibile ma vero. La bella attrice di Basic Instinct, rapita dalla finta chioma del Pippo nazionale, lo ha messo alle strette quando, un giorno (così l’ha raccontata il presentatore) era andato a trovare la Stone in albergo. Lei si era fatta trovare distesa sul letto solo con gli slip addosso. Si è alzata dal letto, ha afferrato gli occhiali dello stupito Baudo, li ha puliti e gli ha detto: “Look me” (guardami). “Solo a quel punto ho capito che avevo perso un’occasione” ha dichiarato il conduttore lasciando supporre che da vero gentleman, o da vero fesso, aveva fatto un silenzioso dietro front. Questo il racconto di Baudo. La Stone non ha confermato né smentito. Probabilmente non sa neanche di questa esternazione. Ne rendiamo conto non per pruritismo ma per sottolineare a cosa può arrivare un malato di notorietà quale Baudo è. Sono venti anni che, malgrado l’avanzare inarrestabile di giovani conduttori ed età, si arrabatta in ogni modo per restare sulla cresta dell’onda. Passaggi di rete, nuove trasmissioni, sogni politici democristianissimi, cambi di look, mezze malattie smentite, divorzi in ultima età, nuovi amori e ora, dichiarazioni su un passato che nulla interessa la platea televisiva e che sembrano solo uno squallido tentativo di restare a galla. Non sarebbe meglio una sana rassegnazione e una dignitosa uscita di scena?

FABIO RUSSO


giovedì 26 luglio 2012

Cultura/ L'arte di Joli in mostra alla Reggia di Caserta fino ad Ottobre



CASERTA - Fino al 14 Ottobre 2012 alla Reggia di Caserta si può assistere ad una grande esplosione artistica: l’esposizione delle opere di Antonio Joli. La mostra prende in considerazione il periodo della maturità dell’autore dal 1749 al 1777, quello dell’attività madrilena e in seguito quello presso la corte borbonica napoletana. L’esposizione è divisa in quattro sezioni: la prima è dedicata alla permanenza in Spagna presso la Corte di Ferdinando VI di Borbone dove opera alle dipendenze di Farinelli, il noto cantante castrato; la seconda sezione è dedicata alla parentesi partenopea con la raccolta di vedute della città e dei dintorni; la terza sezione è dedicata a quei dipinti realizzati come scenografie a Napoli ed è quindi molto facile notare attinenze con opere liriche messe in scena in quel periodo; infine l’ultima sezione mette in risalto il legame di Antonio Joli con la città di Roma che fu per lui un’importante fonte d’ispirazione considerando i numerosi paesaggi della capitale dipinti.
Senza dubbi le numerose vedute e i dipinti riescono magicamente a condurre l’osservatore nel luogo disegnato, si diventa all’improvviso parte della scena, si iniziano a conoscere tutti i personaggi raffigurati che sembrano quasi vivi, così piccoli in prospettiva ma che caratterizzano e determinano l’unicità dell’opera e soprattutto la rendono profonda. Si possono riconoscere luoghi che sempre hanno fatto parte della vita di ognuno di noi o luoghi visitati da semplice turista ma sono sempre visti diversamente, con un’altra luce che li rende decisamente molto più speciali. Si riesce  a percepire la maestria dell’artista considerando anche il fatto che dipinse numerose scene per quanto riguardava le rappresentazioni teatrali. Anche il passaggio tra una città e l’altra, durante i vari periodi della sua vita, traspare in maniera precisa dalla disposizione delle opere ed è assolutamente evidente il legame che può avere avuto l’artista con ogni città rappresentata grazie ai dettagli ai quali spesso non ci si fa caso ma che rendono unica ed importante tutta la produzione artistica di Antonio Joli. Le architetture sono dipinte con una tale accuratezza da sembrare dei veri e propri personaggi che dominano senza dubbio la scena rendendo quei paesaggi e vedute dei veri e propri capolavori. Questo è l’effetto che l’eccellente Antonio Joli ha saputo trasmettere con il suo operato.

MARTINA DRAGONE

America's Cup, dopo l'apertura delle indagini Insorgenza Civile esulta



NAPOLI – Doppia preoccupazione per De Magistris e Caldoro, così come doppia l’inchiesta aperta per la regata internazionale dell’America’s cup, tenutasi lo scorso aprile nel capoluogo campano.  La manifestazione ha lasciato dietro di sé un’ondata di entusiasmi ed emozionanti ricordi, ma non è riuscita a scansare la corrente inarrestabile di polemiche e denunce su presunte irregolarità nelle spese e nella violazione di leggi urbanistiche che l’avrebbero interessata. Gare d’appalto, controlli sui fondi europei erogati per la regata sono stati i temi denunciati da diversi esposti rilasciati agli uffici giudiziari da anonimi cittadini ed associazioni. Già negli scorsi giorni si sarebbe proceduto alla requisizione di dati e documenti da palazzo san Giacomo, dagli uffici della Regione e dell’Acn, società di scopo “America’s cup Napoli”, fondata da Paolo Graziano, presidente dell'Unione Industriali campani, e Regione Campania, Comune e provincia di Napoli, per aggiudicarsi i diritti nell’ambito delle preselezioni della regata. Le inchieste investono due ambiti. La prima, supervisionata dal procuratore aggiunto Nunzio Fragliasso, è relativa a presunti illeciti sulla tutela dei beni ambientali circa la risistemazione del lungomare Caracciolo, per l’inserimento dei due baffi di scogliera immessi proprio in vista della gara, e la pavimentazione di corso Vittorio Emanuele. La seconda inchiesta riguarda reati di pubblica amministrazione ed è coordinata dal procuratore Francesco Greco. Quest’ultimo fascicolo mira ad accertare illeciti sulla gestione e lo sblocco dei 22 milioni di fondi europei rilasciati dalla Regione. Diversi esposti sono stati presentati anche da svariate associazioni, come l’Alpi, Associazione lotta alle piccole illegalità, la quale ha attaccato i 10 milioni versati per i diritti sulla manifestazione rispetto a quanto rilasciato dalle altre città, senza risparmiare i fondi e la loro cattiva gestione. Non è stato da meno il movimento di Insorgenza Civile, il quale ha sviluppato, ancor prima dell’evento, un dossier dal titolo “America’s Pacc” circa i punti deboli dell’organizzazione e i mancati guadagni. Problemi presentati sottoforma di quesiti tecnici e politici, a partire dall’atto fondativo dell’Acn fino alla visura Camerale di Jumbo Grandi Eventi, la società che ha avuto in appalto gli interventi cittadini. Anche qui vengono poste domande circa i fondi Fesr europei, quei famosi 22 milioni di euro erogati per l’evento e che non avrebbero portato i benefici promessi. Non sono stati utilizzati nell’ambito della spesa pubblica in materia di occupazioni durevoli, istruzione e salute. Contestati anche i meriti riconosciuti all’evento che non avrebbe portato, come sperato, quell’ondata di sollevamento economico per i numerosi commercianti. Vuoti gli alberghi, come inopportuni quegli stand che avrebbero pubblicizzato solo una parte dei prodotti tipici campani, e altrettanto strane le ripartizioni tra le istituzioni delle spese circa l’acquisizione di diritti miranti ad ospitare l’evento. Incongruenze sulla delibera regionale in cui si stanzia il finanziamento prima del perfezionamento della destinazione dei fondi stessi. “Non capiamo perché la magistratura  debba intervenire a risanare i danni fatti a spese dei cittadini. – dichiara Nando Dicè, presidente del movimento “Insorgenza civile” – Se la magistratura è un ordine di controllo ci aspettavamo che il nostro dossier fosse preso in considerazione già prima”. Non sembra di certo soddisfatto dell’apertura delle due inchieste, forse amareggiato del sistema di giustizia italiano che stenta ad essere operativo da subito. Rabbia e dissapori su quei fondi che sicuramente avrebbero potuto risanare vuoti consistenti nella gestione sociale: “Non possiamo permetterci di buttare dalla finestra fondi che sarebbero serviti per l’occupazione, la salute, l’istruzione, cioè tutto ciò che è spesa pubblica, soprattutto di fronte agli ultimi provvedimenti e tagli presi da Monti”. Riguardo le aspettative delle inchieste, continua Dicè: “Gli insorgenti hanno scarsa fiducia. Non ci aspettiamo nulla, perché se la magistratura costituisce un organo di giustizia, ci aspettavamo di vedere in galera Bassolino per almeno due giorni. È il solito gioco italiano, si crea il danno, si fanno commissioni d’inchiesta ma alla fine i colpevoli non pagano mai. Le due inchieste individuano i problemi, ma i colpevoli non pagheranno”. L’amarezza resta, come anche la sfiducia che contraddistingue l’italiano, preso dal rancore e dal rammarico che il sistema politico ed istituzionale sia messo sotto inchiesta sempre troppo tardi.

FRANCESCA CAMPAGNIOLO

lunedì 16 luglio 2012

Eolico e malaffare, un binomio sempre più frequente


PALERMO - Tangenti per parchi eolici e infiltrazioni camorristiche, ecco ciò che si fa per salvare l’ambiente con energie rinnovabili. A Palermo la procura indaga su un gruppo aziendale che ha sede ad Alcamo. Le indagini sono partite dalla denuncia di un imprenditore nel campo del fotovoltaico che ha capito che solo in cambio di denaro le sue pratiche potevano essere sbloccate. Infatti, non riuscendo mai ad avere l’autorizzazione per la costruzione degli impianti, ha denunciato il fatto. Gli investigatori hanno accertato che il meccanismo delle tangenti era del tutto usuale e hanno inoltre scoperto che tutto era legato alla disinstallazione delle mine nel territorio, pratica molto costosa che pero poteva essere evitata grazie all’aiuto del denaro: la mazzetta. A Catanzaro sono 31 le persone indagate in seguito al sequestro di 350 milioni di euro del parco eolico “Wind farm Isola Capo Rizzuto”, considerato uno fra i più grandi d’Europa, proprio per aver favorito le operazioni illecite del clan Arena. Le indagini si sono avviate grazie ad un’inchiesta relativa alla presunta gestione sia della realizzazione che del funzionamento dell’impianto da parte della cosca degli Arena. Certamente sono tanti i dubbi anche in merito al rilascio delle autorizzazioni per la costruzione del parco da parte della Regione Calabria. Per evitare appunto collegamenti con la cosca Arena si sono avvalsi di una fitta rete di società estere che fungevano quindi da prestanome, ciò ha portato all’interessamento di svariate autorità giudiziarie straniere. Purtroppo ciò che emerge è l’ingombrante presenza dell’illecito in qualsiasi campo dove sia possibile reperire denaro, ciò che appunto rende forte la camorra. Le energie rinnovabili dovrebbero essere alla base della nostra società tecnologia invece ciò crea le basi della criminalità organizzata e dell’illegalità scoraggiando la popolazione che si vede truffata su ogni fronte. Il bilancio della situazione non è dei migliori anzi, ma si spera sempre in un mondo meno contaminato sia dall’inquinamento che dall’illegalità. 

MARTINA DRAGONE


Sono 8800 i beni sequestrati alla mafia ma il problema è il loro riutilizzo


NAPOLI – “La storia ci insegna che la confisca è uno strumento vincente poiché consente di aggredire le mafie nei punti nevralgici che testimoniano il loro potere: la ricchezza e la capacità di offrire lavoro.  Rimettere nel circuito sociale e produttivo un bene che un tempo apparteneva a cosche o clan è un chiaro segnale di forza solidale nei confronti della comunità locale che è stata, a suo tempo, privata della libertà a causa della violenza criminale e che adesso può essere risarcita e ritornare alla normalità”. Così Umberto di Maggio, referente di Libera Regione Sicilia, racconta la sua esperienza nel campo della lotta alla criminalità organizzata e del riutilizzo dei beni confiscati alle mafie. Sono circa 8800 i beni confiscati nelle Regioni di Campania, Calabria e Sicilia e molteplici le associazioni che si occupano della loro gestione. Dai dati elaborati, la Sicilia è la prima regione d'Italia per numero di immobili ed aziende confiscate

Campania
Calabria
Sicilia
1821
1720
5251

Non vi è una legge univoca che tratti il riutilizzo dei beni confiscati e questa è la mancanza legislativa più seria e più grave. Dai dati elaborati infatti si evince come a seconda del luogo in cui il bene confiscato, cambia la tipologia del riutilizzo. Per quanto riguarda le Provincie siciliane parte degli appartamenti confiscati viene utilizzata per la realizzazione di alloggi da destinare ai pazienti in attesa di trapianto o già trapiantati ed ai loro familiari, la restante parte per attività rieducative e della formazione dei giovani. Così come per la Sicilia, stesso discorso vale per la Campania e la Calabria, dove le attività commerciali, e gli edifici vengono riutilizzati o dal comune di appartenenza per istallarvi reparti operativi delle forze dell'ordine o date in gestione alle associazioni. Tutte e tre le regioni sono accomunate dall'elevato numero di proprietà agricole confiscate: In Sicilia ad esempio, numerose associazioni hanno contribuito a rilanciare le terre non solo attraverso il riutilizzo, ma proprio anche con dei percorsi sociali: “E' il caso delle diverse cooperative sociali agricole nate nel corleonese ed afferenti al progetto Libera Terra che da più di 10 anni costituiscono un'importante realtà produttiva del territorio - spiega Di Maggio -  Il successo di tali imprese sociali si misura sopratutto nella capacità di coinvolgere i produttori del luogo che, rispecchiandosi nei contenuti del disciplinare di produzione, promuovono solidalmente percorsi etici di gestione d'impresa. Tali percorsi consentono di lanciare chiari segnali alla collettività nella direzione della legalità e dello sviluppo partecipato tant'è che sono sempre crescenti le richieste di lavoro e di partecipazione alle attività delle stesse cooperative”. Anche in Campania vi sono numerosi esempi di riutilizzo dei terreni agricoli: famosa ormai se non in tutto il mondo, sicuramente in Italia la “mozzarella della legalità” o il “pacco alla camorra” che sono tutti alimenti prodotti su questo tipo di terreni. Grazie al lavoro costante delle varie associazioni, oggi è possibile vedere con molta soddisfazione come molti beni confiscati siano stati trasformati in luoghi di aggregazioni compresi esercizi commerciali e centri per il recupero di tossici e molto altro ancora. Insomma da luogo di barbarie e spesso di sangue, oggi si assiste ad una vera e propria evoluzione fino al risultato oggi ottenuto. Questo risultato brillante, tuttavia, non sempre è stato ottenuto con tanta facilità come si può pensare. A compromettere o meglio, a rallentare il lavoro dei volontari, si sono messi sia la stessa criminalità organizzata (ansiosa di recuperare i beni sequestrati o interessati soltanto a distruggere le attività sociali create) che anche, sfortunatamente, gli enti pubblici con una opprimente burocrazia. Come ormai ben noto a tutti coloro i quali si occupano di questo settore, i beni, una volta confiscati, vengono bruciati. Gli operatori si trovano così difronte a muri neri, senza illuminazione, finestre rotte. La sola forza di volontà, il coraggio che da sempre li accompagna e li contraddistingue, fa sì che questi possano renderli agibili e pronti per il riuso sociale e quindi per ridarlo alla cittadinanza. I referenti regionali di Libera – Geppino Fiorenza per la Campania, Umberto Di Maggio per la Sicilia - hanno evidenziato come uno dei problemi che più affligge la confisca dei beni è quello delle ipoteche bancarie. “In molti casi con troppa facilità sono stati concessi dalle banche mutui a persone legate direttamente o indirettamente ai clan. Molto spesso non sono state adottate le necessarie misure di controllo” spiega Fiorenza.
Uno dei maggiori problemi che più colpisce le associazioni del ripristino e recupero dei beni è l'assegnazione del bene. Questo tema trattato ampiamente dalle varie trasmissioni tv dopo la proposta del ministro Cancellieri, la quale preponeva la vendita dei beni confiscati. Molti sono i contrari alla vendita del bene: il delegato di Libero per la Campania ci spiega che la sua contrarietà deriva dalla possibilità della riacquisizione del beni degli stessi mafiosi tramite prestanome. Aggiunge però che “In alcuni casi, come per le aziende, la vendita è anche possibile con tutte le garanzie del caso, ma deve essere solo una soluzione residuale e non può essere generalizzata”. Una  spiegazione non del tutto diversa ce la fornisce invece il dott. Di Maggio il quale dice che “Tralasciando i palesi rischi di riacquisizione delle strutture da parte dei vecchi proprietari, l'idea della dismissione testimonia, forse, l'arrendevolezza dello Stato nei confronti delle Mafie e l'idea che piuttosto che programmare e ragionare sul futuro ci si accontenta di fare cassa nell'immediato”. in ogni caso la massima trasparenza e l'assegnazione con bando pubblico risulta essere il modo migliore per risolvere almeno in parte il problema.
Questo grande lavoro viene coordinato dall'agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati, che da sempre fornisce supporto economico e organizzativo alle associazioni. Come tutto, anche il lavoro dell'Agenzia nazionale dei beni può essere migliorato. L'esempio più eclatante è proprio il fatto che nonostante vengano confiscati alle mafie milioni e milioni di euro, il Fug, fondo unico di giustizia, che dovrebbe destinare a giustizia e interno i beni liquidi confiscati, di fatto non da’ garanzie di efficienza e trasparenza.

LUCA MANDARINO
ANTONIO SQUILLINO
FABRIZIO ARNONE


domenica 15 luglio 2012

Trapani, continuano le indagini sul delitto Anastasi. Intanto arrivano i criminologi...


TRAPANI – Delitti sempre più cruenti, che lasciano dubbi circa l’umanità delle persone. L’ultimo caso è quello di Maria Anastasi, uccisa brutalmente con otto picconate alla testa al nono mese di gravidanza e poi bruciata nelle campagne di Trapani, vicino ad Erice, dove è stato ritrovato il corpo lo scorso 4 luglio. Accusato dell’omicidio, il marito Salvatore Savalli, con cui la donna aveva tre figli ed era in attesa del quarto, che sarebbe stata una bambina. L’uomo si era recato dai carabinieri il pomeriggio precedente al ritrovamento del corpo della moglie per denunciarne la scomparsa, quando si era fermato nelle campagne insieme alla donna. Fermata qualche giorno dopo anche Giovanna Purpura, amante dell’uomo, per concorso nel delitto con l’aggravante della crudeltà. Si aggiunge poi l’accusa di aver cagionato la morte del feto in prossimità del parto, per cui è stata loro emessa una nuova ordinanza di custodia cautelare da parte del procuratore di Trapani, Marcello Viola. Versioni discordanti sono state date dai due imputati, rinchiusi da giorni in carcere. Gli ‘amanti’ non sembrano uniti nella cattiva sorte, dato che si accusano a vicenda dell’efferato assassinio. Savalli fa ricadere la colpa dell’omicidio sulla Purpura, la quale, secondo quanto riporta l’uomo, nel corso di una lite avrebbe ucciso e dato alle fiamme l’Anastasi.  L’amante, invece, già al momento in cui venne ascoltata come persona informata sui fatti in una prima fase dell’interrogatorio, aveva ammesso di aver assistito all’omicidio, mentre la donna veniva trucidata dal Savalli in seguito ad una lite. Contro quest’ultimo la voce dei tre figli, due femmine, di 17 e 15 anni, ed un maschio di 14 anni, abbastanza maturi per ritrarre una situazione domestica insostenibile, descrivendo il padre come un uomo aggressivo e violento  nei confronti della madre.  Questi hanno, inoltre, rivelato di aver visto il padre allontanarsi in auto con le sue due donne il pomeriggio precedente al ritrovamento del corpo, portando con sé una tanica di benzina. L’omicidio sembrerebbe dunque premeditato da subito. Lotta accesa tra i due amanti, i quali sembrano non voler cedere alle accuse dell’altro. Dura arringa che si sposta anche in ambito legale con l’iniziativa dei difensori dei due indagati. L’avvocato di Savalli, Giuseppe De Luca, ha chiamato in qualità di consulente la criminologa e psicologa forense Roberta Bruzzone, con risposta immediata dei legali della Purpura, Elisa Demma e Michele Renda, i quali si sono rivolti al dottor Francesco Bruno. Entrambi criminologi, noti alla tv per casi di cronaca eclatanti come quelli di Sarah Scazzi e Melania Rea, per la Bruzzone, e il caso di Vantaggiato per Bruno. Battaglia dunque affidata, o meglio ceduta, ai medici del crimine per meglio comprendere le trame che legano i due presunti assassini nell’omicidio di una donna che portava in grembo un’altra vita, da custodire e proteggere. Donna spezzata dalla gioia di vedere crescere i propri figli, umiliata dalla presenza di una donna che non avrebbe mai potuto prendere il suo posto, maltrattata da un uomo che si è macchiato del crimine più crudele.

FRANCESCA CAMPAGNIOLO


L'EDITORIALE/ Il ritorno di Silvio. Ovvero l'inconsistenza dell'essere (e delle idee)

Goodbye Silvio!

ROMA – Tremate, tremate, il cavaliere è tornato e gli inizi di questa nuova discesa in campo non sono incoraggianti, anzi. Ci piaceva poco il Berlusconi del novembre scorso, giunto al punto minimo di credibilità e potere. Ci piace ancora meno quello che, in una calda notte di luglio, ha deciso di rompere gli indugi e candidarsi nuovamente alla presidenza del Consiglio. Ci piace di meno perché la nuova discesa in campo ha messo in luce tutta la fragilità dell’uomo e della politica che incarna e ha incarnato. In ansia di ricostruirsi una verginità da vestale sacrificale ha buttato nel tritacarne dei media il suo passato sconfessando pubblicamente igieniste mentali e sciacquette varie. Caso esemplare è quello della ormai mitica Nicole Minetti, ex ballerina di prima fila a Colorado (trasmissione comica di Italia 1) più volte indicata come igienista mentale del Cav finita direttamente al Pirellone tra i banchi del consiglio regionale grazie alla “spintarella” del Presidente del Consiglio. La Minetti è sempre stata difesa. Brava ragazza, brava consigliera, solo chiacchiericcio. Queste le cose che erano state dette in passato. Adesso che il leader è tornato in campo e vuole ricostruire la sua verginità la Minetti è stata messa da parte costretta alle dimissioni. Una scelta che fa discutere, quella del partito perché smentisce mesi e mesi di difese d’ufficio ai limiti del ridicolo. Un nuovo impegno politico che prende le mosse da un voltafaccia di questo genere non è incoraggiante. Le reazioni all’annuncio della nuova discesa in campo sono piuttosto fredde tra gli stessi elettori del centrodestra, circostanza che non fa presagire nulla di positivo per il futuro. Stupisce la mancanza di opportunità. La stessa ricerca di una nuova verginità e, soprattutto, la scelta di continuare a sostenere il Governo Monti, pesano sul gradimento del premier. A rendere ancora meno credibile la seconda discesa in campo del Cavaliere (discesa “low profile”) è la motivazione. Nel 1994 Silvio Berlusconi annunciò il suo impegno politico con l’intento di salvare l’Italia dalle politiche della sinistra post comunista. Nel 2012 Silvio Berlusconi ha annunciato il nuovo impegno con l’intento di salvare un partito, il Popolo della Libertà, e la domanda spontanea è una sola: votereste una persona che si candida con l’intento di salvare un partito senza pensare ai problemi reali dell’economia, del lavoro e del popolo? Per me la risposta è abbastanza chiara.

ROBERTO DELLA ROCCA


Carditello, l'asta deserta e i dubbi sul futuro del sito

La Reggia di Carditello

CASERTA – La nuova asta per vendere a privati il complesso monumentale di Carditello è andta nuovamente deserta. Nulla di nuovo, madama la marchesa. Tutto era già stato ampiamente previsto. Il prezzo del bene continuerà a sprofondare sempre di più fino a quando il solito furbetto di turno, arriverà a mettere le mani su uno dei gioielli del meridione. Le associazioni e i movimenti in difesa del territorio annunciano battaglia e hanno messo in campo una serie di azioni volte a tutelare presso le amministrazioni pubbliche il gioiello ma difficilmente si potrà fare qualcosa. Il nuovo Ministro dell’Economia Grilli ha annunciato un piano per la vendita di patrimonio pubblico da 20 miliardi l’anno nel tentativo (alquanto vano) di ripianare il debito pubblico. Da notare che, a colpi di 20 miliardi l’anno ci vorranno 100 anni ancora. A farne le spese saranno i beni pubblici e Carditello ha tutte le caratteristiche del caso. Il Ministero dei Beni Culturali, guidato da Lorenzo Ornaghi si era fatto garante di un acquisto in prelazione da parte dello Stato (per la serie lo stato che vende allo stato?) ma difficilmente potrà mantenere la promessa fatta al Sindaco di San Tammaro, Ferdinando Cimmino. In autunno nuova asta e toccherà al tribunale decidere se ribassare del 25% il prezzo o mantenere la cifra a 11 milioni e 250mila euro in attesa che il miracolo si compia.

FAUSTO DI LORENZO


Achille Serra al posto di Narducci, finirà come con la Iervolino? (speriamo di no)

Achille Serra

NAPOLI – Alla fine, il posto di garante della legalità per Napoli è andato ad Achille Serra, Senatore del Partito Democratico ed ex Prefetto di Roma, uno dei prefetti considerati di ferro. La nomina è arrivata dopo le dimissioni dell’ex assessore Giuseppe Narducci, già magistrato, che era entrato in polemica dura con il primo cittadino. Le sue dimissioni erano state accompagnate da numerose polemiche e la scelta di Achille Serra mira a pacificare l’amministrazione e a distendere i rapporti con il Partito Democratico. Certo, non sappiamo come la rivoluzione arancione si abbinerà alla durezza dimostrata da Serra in molteplici occasioni ma il diretto interessato ha fatto sapere che lavorerà nei limiti delle sue competenze. De Magistris ha infatti nominato Serra in qualità di garante per la legalità in riferimento alla trasparenza dei percorsi amministrativi dalle gare d’appalto, ai contratti della pubblica amministrazione. La scelta tecnica è precisa. Questore a Milano, Prefetto a Roma, vicecapo della Polizia di Stato e, infine, Senatore della Repubblica, Achille Serra non accondiscende facilmente consapevole delle sue qualità e dei suoi compiti. Nel rispetto delle competenze Serra ha già snocciolato i motivi per cui la rivoluzione arancione e lo scassamento dell’ordine costituito annunciato da De Magistris non costituisce un problema. Aria fritta politichese nulla di più. Molto più interessante notare  che quello di Serra è un ritorno visto che già nel 2008 l’ex Sindaco Rosa Russo Iervolino, lo nominò capod ella struttura contro la corruzione. Sappiamo come finì quella volta con Serra costretto a fare le valige dopo il terremoto Global Service e Romeo. Speriamo che la storia non si ripeta. 

ETTORE ALMERI


Napoli, De Magistris annuncia querela contro le blatte di Le Monde

L'articolo di Le Monde sul caso blatte rosse


NAPOLI – Blatte sì, blatte no. Questo il dilemma. C’è da dire che nella zone intorno ai grandi e imperituri scavi di piazza Garibaldi e nel tratto che separa la piazza da un luogo simbolo della napoletanità come piazza Mercato (sfondo delle vicende di Masaniello), di blatte rosse non se ne sono viste. Altre denunce arrivate da piazza del Plebiscito e dalle zone “in” parlano di invasione. Non sappiamo, a questo punto, qual è la verità. Probabilmente in medio stat virtus e dunque se è vero che all’amministrazione comunale e alla direzione sanitaria vanno tirate le orecchie perché non hanno pensato prima alla possibilità di una emergenza di questo tipo, è vero anche che non dobbiamo esagerare con le critiche altrimenti si fa il gioco di Le Monde che invece di pensare allo schifo delle banlieu, si permette di dare lezioni a Napoli sull’igiene pubblica. A imperitura memoria e ad esempio della cultura igienica francese la mancanza del bidet nei bagni d’oltralpe (e, fino al 1861 anche nei bagni del Piemonte!). Il primo cittadino non ci sta a questo massacro mediatico e, dopo aver opportunamente fustigato l’Asl per aumentare le disinfestazioni, ha annunciato querele contro Le Monde e contro il resto della stampa che si presterà a dare il fianco allo sputtanamento parigino. 

red. cro.


Taranto, il Pd in confusione ferma la nascita della giunta Stéfano2


TARANTO – L’inciucio paventato tra la Lega d’Azione Meridionale di Giancarlo Cito e il Sindaco di Taranto, Ippazio Stéfano mette a rischio l’andamento della legislatura, o per lo meno la maggioranza uscita dalle urne. La prima mossa del rieletto Sindaco nella prima seduta del consiglio comunale ha visto la convergenza dell’At6-LM nell’elezione del Presidente del Consiglio Comunale che, dopo 3 ore di discussione, ha eletto il democratico Piero Bitetti (corrente floridiana). L’inedito asse Cito – Stéfano (proprio la coppia arrivata al ballottaggio dopo il primo turno) ha lasciato basiti gli osservatori che si sono ritrovati a trovare una vera e propria opposizione nei Verdi guidati da Angelo Bonelli, che si era candidato a Sindaco, e dal Pdl. L’indecisione politica emersa in Consiglio si rispecchia anche nella gestione della città, con il primo cittadino che non è stato ancora in grado di fornire la lista degli assessori che saranno chiamati a guidare la città. Solo tre sono i nominati dal Sindaco: Lucia Viafora con delega ai Servizi sociali e Politiche giovanili (in quota Sinistra e Libertà), Barbara Scozzi, ricercatrice e docente al dipartimento di ingegneria del Politecnico che ha ottenuto la delega al Patrimonio, e Francesco Cosa, nuovo titolare dell’assessorato alla Pianificazione Urbanistica. Insomma se Pizzarotti, neo sindaco di Parma a 5 stelle ci ha impiegato oltre 50 giorni per nominare la giunta, Stéfano batte il record e, fino a quando non si chiariranno le idee tutto all’interno del Partito Democratico che, diviso in tre correnti, rischia di far saltare le vacanze all’amministrazione e anche di perdere del tempo prezioso per Taranto.

FRANCO VERDE


Andria, sequestrati 2,5 milioni di euro al clan Modugno


ANDRIA – Beni per 2,5 milioni di euro sequestrati dalla Guardia di Finanza di Bari. Questo è il bilancio dell’operazione messa in campo da magistratura e forze dell’ordine contro il clan Modugno che aveva ad Andria la sua base operativa ma che agiva, nel campo della criminalità organizzata, in tutta la Puglia. Sette le persone finite nel mirino dei magistrati che sono indagati perché ritenuti vicini ai fratelli Modugno e tutti e sette sono risultati intestatari dei beni sequestrati. Luigi Di Noia, Giuseppe Miracapillo, Giacomo Masellis, Pantaleo Logoluso, Teresa Pizzarella, Cosimo Salvio e Pasquale Annunziata, questi i nmi dei proprietari di appartamenti, automobili, quote societarie e terreni tra Bari e Lecce. A insospettire le forze dell’ordine proprio l’elevato tenore di vita e la sproporzione tra questo e i redditi dichiarati che erano tutti inferiori alla soglia minima della povertà. Una circostanza che ha insospettito e che è stato possibile rilevare grazie ai controlli incrociati effettuati dal Gico di Bari e dal Scico di Roma. Il sequestro preventivo adottato precede la confisca che potrebbe subentrare se i primi accertamenti venissero confermati. In questo caso i beni entreranno, sulla base della normativa vigente, nella disponibilità della pubblica amministrazione che potrà impiegarli per soddisfare le esigenze della popolazione.

red. cro.


Bari, commercianti infuriati contro Emiliano per l'isola pedonale sul lungomare

Il Sindaco Emiliano con i pizzaioli baresi quando i rapporti erano meno tesi

BARI – Emiliano contro tutti per la questione dell’isola pedonale sul lungomare di Bari. La decisione dell’amministrazione comunale di chiudere al traffico le strade costiere ha causato le proteste durissime dei commercianti della città che, già in ginocchio per la crisi economica, hanno subito i contraccolpi della scelta su cui il primo cittadino non intende ritornare. “Non ci tiriamo indietro e non possiamo farci condizionare dalle proteste di alcuni commercianti in difficoltà – ha tuonato Michele Emilianoquest’anno abbiamo avuto la conferma dei benefici portati dalla chiusura al traffico delle strade del lungomare senza doppie file, senza caos e senza abusivi che hanno rappresentato una fonte di disordine e pericolo per tutti i cittadini. Seguiamo l’esempio di altre grandi città, come Napoli, e proseguiamo con la nostra scelta”. La situazione è degenerata con l’avanzare del caldo e della stagione estiva a causa della scarsa attenzione dettata dall’amministrazione sul progetto del summer village. Le associazioni di categoria hanno denunciato scarsa pulizia e mancanza di comunicazione per le attività sul lungomare e immediata è arrivata la replica dell’amministratore con gli interventi dell’assessore al Marketing Gianluca Paparesta che ha annunciato una pioggia di 75mila volantini, e di quello all’Accoglienza Fabio Losito che ha confermato lo spostamento del concerto “l’Acqua in testa” da piazza Mercantile al lungomare ma ha preso posizione, con il gruppo consiliare di Sinistra e Libertà,contro il gruppo dei gestori in crisi. Presa di posizione che non è piaciuta ai commercianti che stanno pensando di querelare Losito e hanno ribadito, in un incontro di categoria, la loro contrarietà alla chiusura del lungomare. “Abbiamo avuto rassicurazioni ulteriori ma si tratta solo di parole e, mentre noi perdiamo il 50% degli affari aspettiamo fatti concreti” hanno fatto sapere in un comunicato sostenendo la necessità di aprire almeno l’area tra il porto e il Margherita dove non sono stati programmate manifestazioni per attrarre il pubblico. E la guerra d’estate tra ristoratori e amministrazione è solo all’inizio.

MAFALDA CROCITTI


L'INTERVENTO/ La terra promessa del meridionalismo di Francesco Laricchia


Pubblichiamo di seguito l'intervento che ci ha inviato l'amico Francesco Laricchia, Presidente della Commissione Cultura del Comune di Casamassima (BA) e animatore del gruppo culturale Rete Sud che si occupa di rivalutare la storia e le tradizioni del Sud. L'intervento prende spunto dalla comunicazione della commemorazione della Battaglia del Volturno che si svolgerà ad ottobre a Capua ma approfitta per una seria e lucida analisi sul meridionalismo del terzo millennio.

CASAMASSIMA - Chiedo venia all’amico Salemi (organizzatore della manifestazione di Capua e padre nobile del meridionalismo, ndr) se approfitto dell’invito di Capua (che-non-si-può-rifiutare) per affrontare, senza il buonismo d’occasione, un argomento sempre attuale per i promotori della Storia del Sud: la presenza e partecipazione fisica ai diversi eventi. In effetti quello che, secondo me, deve contraddistinguere chi si "iscrive" alla nostra visione del mondo è la LEALTA'. Se ci dichiariamo, infatti, legittimisti, tradizionalisti e tutti gli ...isti che vogliamo, evidentemente, è perchè rifiutiamo il mondo del contrattualismo razionalista, materialista e positivista poiché si è dimostrato fallimentare. E’ noto che con l’avvento del giacobinismo è cambiato il rapporto fiduciario tra le persone. Se prima bastava una stretta di mano a sancire l’inviolabilità di qualsiasi genere di decisione che solo la morte avrebbe potuta invalidare, dopo si è passato al contratto materiale, scritto e pieno di codicilli, dei quali si fa regolarmente beffa anche il più azzeccagarbugli di avvocato. In questo quadro di rispetto dello spirito e, di conseguenza, della parte immateriale ed inviolabile dell’Uomo, rispondere all'appello di Giovanni Salemi, ultimo gentiluomo e vera bandiera di quello che definisco il “NOSTRO” mondo, non pone problemi di scelta per chi, non solo dice, ma realmente SENTE, di essere parte di questo mondo: si deve essere presenti! Anche solo per un saluto.
Se poi si pensa al fatto che il “Comandante” Salemi, nonostante la non giovanissima età (e tutto il resto), si premura di essere presente o far sentire la propria vicinanza, quando non può fisicamente partecipare, in luoghi distanti da casa, l’impegno ideale diventa obbligo morale la cui elusione, a rigor di principio, imporrebbe l’autocomminazione della condanna alla gogna. E questo, purtroppo, mentre è noto che altri soggetti, più giovani e prestanti, hanno sempre pronta una scusa per restare  comodamente in panciolle, anche quando l’evento li tocca direttamente e/o praticamente si svolge “sotto” casa. Certamente a tutti farebbe comodo (per motivi pratici ed economici) scegliere di non affrontare lunghi viaggi o partecipare ad eventi ormai arcinoti. Ma se ci compiacciamo di mostrare spillette filoborboniche quali simboli di distinzione “sociale” e poi pratichiamo l’arte del distinguo sulla base della nostra comodità, faremmo bene a non alzare la voce contro lo stato risorgimentalista, perché non siamo molto differenti dai soldati che marcano visita per non partecipare alla marcia pesante e faticosa.
Spesso, come sappiamo, la scusa più maldestra che viene prodotta per non partecipare è quella relativa alla “incompatibilità ambientale” di personaggi, tra loro, insopportabili. In questo caso la toppa che si pretende di applicare è peggiore dello strappo. Perché si antepone l’astio personalistico alla Storia che evidentemente, per tali soggetti, è secondaria all’albagia miseranda da ominicchi. Parlando della sindrome albagica dell’uomo qualunque, non va dimenticato il presenzialismo. La terza malattia dell’infantilismo meridionalista che si manifesta con la partecipazione ad un evento o quale tronfio organizzatore o quale prosopopaico relatore. E basta! Al di fuori di queste autocompiacenti comparsate, per essi non ne esistono altre, perché il resto del mondo è del tutto trascurabile ed inconsistente per i portatori di questa malattia incurabile. In fin dei conti questa vanagloria improduttiva e autoreferenziale, sotto sotto, è la madre di tutti i mali che affondano da decenni il cosiddetto meridionalismo e che, tra l’altro, proprio come l’influenza dei polli, si propaga senza possibilità di arrestarla perché si diffonde per mezzo dell’…aria fritta. Il guaio è che per curare questo male non è nato ancora lo psichiatra-messia e, peggio degli israeliti, non sappiamo ancora se esiste o dove si trova la “nostra” terra promessa.
Senza offesa (per carità!) per nessuno

FRANCESCO LARICCHIA
"sedicente operaio della vigna meridionalista"

L'APPUNTAMENTO/ XV commemorazione della Battaglia del Volturno a Capua, 6 ottobre 2012


CAPUA - Si svolgerà sabato 6 ottobre 2012 l'annuale commemorazione dei soldati del Regno delle Due Sicilie caduti nella Battaglia del Volturno del 1° ottobre 1860, giunta ormai alla XV edizione. A renderlo noto l'Istituto di Ricerca Storica delle Due Sicilie e l'Associazione Culturale Capt. De Mollot, con il patrocinio del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, del Comune di Capua e della Provincia di Caserta. Al primo annuncio sulla data seguirà il programma definitivo della manifestazione.

red. eventi

mercoledì 11 luglio 2012

Saldi, vendite giù e il Sud non fa eccezione


NAPOLI – Saldi sempre più consistenti, ma tasche sempre più vuote. Rapporto che rende alquanto improbabile una crescita delle vendite anche durante i saldi estivi, che come ogni anno tornano ad ‘allietare’ la calda estate. C’è chi attua un vero e proprio conto alla rovescia in attesa del fatidico giorno, chi lascia passare tempo così da evitare le fila scontate fuori dai negozi, sperando di riuscire a trovare ancora qualche capo che risponda alle proprie preferenze. La data di inizio è stata sabato 7 luglio, uguale per tutte le regioni, eccetto per Basilicata e Molise, anticipatesi di una settimana. Ed è possibile già fare un primo bilancio inerente all’andamento delle vendite, che non risulta di certo confortante. Forse sarà stato il caldo, forse la crisi e i tagli imminenti, ma la folta gente prevista, o meglio, sperata, non è stata poi così tanto presente. In fondo già un’indagine di Coldiretti/Swg, sviluppata proprio in occasione dei saldi estivi, ha riscontrato che il 51% degli italiani, dunque in media un italiano su due, ha ridotto o rimandato o addirittura rinunciato all’acquisto di capi di abbigliamento. A niente sono servite le anticipate vendite promozionali attuate già da giorni prima per attirare clientela. Addirittura, in vista dell’apertura dei saldi d’estate, la città di Bari ha messo in atto un vero e proprio programma di agevolazione alle vendite. A partire dai social network, con un’iniziativa ‘SOS Saldi’ volta a segnalare ogni genere di abusi, fino ad una convenzione con i tassisti, con rimborso da parte dei commercianti della corsa dei clienti che spenderanno minimo 150 euro, e navette al costo di 1 euro, per circolare con più facilità e risparmio. In Basilicata niente code nei negozi nonostante garantiscano già sconti molto consistenti. Il 50% e 70% non attira più e non sembra fare notizia. A Napoli più di tutte le altre città si è sentito un clima di grande sconforto. La gente che passeggia non si ferma nei negozi a rovistare tra i capi offerti al pubblico. Più che altro si sofferma davanti alle vetrine giusto per curiosità, ma poi avanza. Negozi non di certo vuoti, ma neanche strapieni. A Palermo si parlerebbe di un calo del 30% delle vendite e delle presenze di clienti nei negozi, sebbene tutto venga messo a disposizione dei compratori, così da rendere le spese un po’ più piacevoli e dimenticarsi per un po’ dei guai. Sono ormai alcuni anni che i saldi non costituiscono un fatto così tanto eclatante per le notizie tanto che già l’anno scorso si  è registrato un calo del 9,5%, e per l’anno in corso Federconsumatori prevede un’ulteriore caduta del 7-8%, portando così ad un bilancio in negativo del 20%. Si riscontrano sempre più cali, in modo inversamente proporzionale rispetto alla sempre più crescente crisi, che ha portato le famiglie italiane a risparmiare sulle spese superflue e a dosare meglio le proprie priorità. Una sorta di spending review da parte del piccolo governo familiare. E ad accentuare il calo delle vendite sarà anche la preoccupazione sempre più ossessiva delle proprie certezze, che ormai sembrano essere diventate quanto mai incerte. Si abbassano i budget e le scelte, nonché le spese. Restano, però, forti i costumi da bagno, data la calda stagione estiva, perché, nonostante le incertezze, resta sicura sempre l’esigenza di una vacanza anche breve.

FRANCESCA CAMPAGNIOLO 


domenica 8 luglio 2012

Nuova grana per De Magistris, Napoli invasa dalle blatte rosse


NAPOLI – Una nuova grana si abbatte su Napoli e sul suo Sindaco Luigi De Magistris al centro delle polemiche per l’invasione di blatte rosse che si sta verificando in questi giorni sulla capitale del Sud. Il Primo cittadino, responsabile massimo per l’igiene cittadina rischia di finire sotto il fuoco incrociato di esperti, tecnici e dell’opposizione pronta a profittare di quest’ultima grana pur di liberarsi del Sindaco. Complice il gran caldo di questi giorni dalle fogne della città e dai tombini aperti spuntano numerose le blatte, parenti prossime dei comuni scarafaggi, ma molto più pericolose perché escono in strada con il loro carico di malattie, alcune gravissime come tifo ed epatite A. Secondo gli esperti le blatte sono resistenti ai disinfettanti e rischiano di diventare un pericolo serio per la città visto che con questo caldo è impossibile eliminare il problema. Domani è previsto un vertice convocato dall’Asl per elaborare un piano anti blatte ma già è trapelato che la battaglia sarà durissima visto che il momento ideale per colpire gli animali è a settembre, quando depongono le uova. Nonostante questo gli interventi tampone sono partiti già da giugno e le squadre anti blatte passano nei quartieri di notte a disinfestare i tombini. Nessun comunicato ufficiale è arrivato da Palazzo San Giacomo dove si tiene sotto controllo l’emergenza ma a giustificazione dell’amministrazione il fatto che le blatte rosse sono apparse la prima volta in città solo da cinque anni quando sono “sbarcate” con i traghetti dalle Eolie loro habitat d’origine. Profittando dell’emergenza rifiuti si sono rapidamente moltiplicate e, per gli esperti, diventa fondamentale tenere pulite le strade ed evitare la formazione di cumuli di rifiuti. Associazioni ambientaliste e le opposizioni denunciano l’inerzia del Sindaco e della sua amministrazione chiedendo una rapida svolta e un veloce adempimento delle operazioni di disinfestazione delle strade di Napoli. Gli esperti, soprattutto gli addetti dell'Asl, smentiscono il pericolo di epidemia ma tengono comunque elevata l'attenzione per scongiurare qualsiasi problema alla salute dei cittadini.

red. cro.


Salerno, rinvenuto ordigno della seconda guerra mondiale. Sei giorni per l'esplosione al Crescent

Il cantiere del Crescent a Salerno dove è stato rinvenuto l'ordigno

SALERNO - Salerno, cantiere del Crescent. Rinvenuta a dieci metri di profondità una bomba di fabbricazione inglese di circa 500 libbre, risalente alla seconda guerra mondiale.
E’ una normale giornata di lavoro. Il caldo che alimenta la stanchezza, le ore che sembrano non passare mai quando ad un certo punto un escavatore accidentalmente tocca qualcosa. Si tratta appunto di un ordigno bellico che da più di sessant’anni giace al di sotto della città di Salerno. La tensione cresce tra gli abitanti ma per fortuna subito le autorità competenti si sono attivate. E’ stata evacuata la zona in modo da permettere agli artificieri di avviare le procedure necessarie. Si devono aspettare 144 ore dal ritrovamento per poi decidere come muoversi e rimuovere l’ordigno. Sono state sgomberate le abitazioni in un raggio di duecento metri verso terra e cinquecento verso il mare, circa 91 famiglie che si trovano lontane dalle proprie case combattendo ancora con i residui di una guerra devastante. Come disposto dal sindaco Vincenzo De Luca le sedi della Capitaneria di Porto, della sezione operativa navale delle fiamme Gialle e della polizia doganale sono state spostate presso alcuni ambienti della Prefettura della città dove è stato istituito il Ccs ovvero il centro coordinamento soccorsi che si occuperà di organizzare i vari procedimenti. Problemi per la viabilità tanto che sono state chiuse al traffico le strade circostanti la zona e anche per quanto riguarda la navigazione gli imbarchi dei traghetti per Capri ed Ischia sono stati dirottati nel porto turistico Masuccio Salernitano. La zona rossa è presidiata 24 ore al giorno dalle forze dell’ordine e si cerca di alleviare ogni tipo di disagio.

Senza dubbi il problema delle bombe inesplose risalenti al secondo conflitto mondiale che continuano a permanere al di sotto delle città sussisterà ancora per molti anni proprio perché è difficile localizzarle a meno che non siano ritrovate casualmente durante opere cantieristiche. Chissà quante persone vivono da anni in un edificio costruito al di sopra di una bomba o quante ordigni siano sepolti sotto le strade che percorrono migliaia di persone al giorno. Questi sono i residui di una guerra che devastò a suo tempo un pianeta e che tutt’ora possono tornare ad allarmare i cittadini, tra cui moltissimi testimoni e vittime di echi del passato ancora vividi.

MARTINA DRAGONE


Spending Review, taglia e cuci alle province. Così cambierà la mappa amministrativa


NAPOLI – Corsi e ricorsi storici. Dopo conquiste, trattati di alleanza, annessioni territoriali si pensava che la carta politica della penisola italiana fosse stata consolidata una volta per sempre. Invece, stando agli ultimi provvedimenti proposti dal decreto sulla spending review, varato dal supercommissario del governo Monti, Enrico Bondi, la definizione politica e strutturale dell’Italia rischia di cambiare nuovamente. Il decreto dovrà portare al paese un risparmio di 4/5 miliardi di euro quest’anno per arrivare ad un massimo di 10 miliardi ed evitare l’aumento dell’Iva previsto per due punti percentuali già a partire da ottobre, trovare fondi per finanziare gli interventi nelle zone terremotate e risolvere il problema degli ‘esodati’. Cause nobili che fanno da cornice ad un’altra mossa “salva Italia”, che, paradossalmente, lascia il paese un bel pò perplesso. Punto dolente per le province e le circoscrizioni giudiziarie, che verranno ridotte in misura drastica. Il piano prevede, infatti, la soppressione delle province che non soddisfino almeno due dei requisiti previsti, ossia una popolazione superiore ai 350 mila abitanti, un’estensione superiore ai 3 mila kmq ed oltre 50 Comuni. Interessate dalla sforbiciata dovrebbero essere 53 province a statuto ordinario, per cui dalle 107 attuali si passerebbe ad un numero effettivo di 54. In sostituzione alle province ‘soppresse’ ci saranno le ‘città metropolitane’. Quadro di certo sconcertante, aggravato dall’interrogativo che assilla un po’ tutti: conviene davvero dimezzare le province? Risposta ardua se si pensa a tutti quei dipendenti dell’amministrazione provinciale da ricollocare nelle ‘super-province’ o negli organi comunali, il cui costo è pari a 2 miliardi e più di euro. Senza poi contare che  le nuove super-mega-province, accorpando quelle tagliate, continuerebbero ad esercitare le stesse funzioni su un territorio più vasto, occupandosi di rete stradale e pianificazione ambientale, e rendendo ancora più complicato il controllo territoriale. Tagli? Meglio parlare di passaggi di competenze da organi ‘diversificati’ a uffici ‘accorpati’ in unità. Si tornerebbe ad annessioni e risucchi, che, al di là del ‘risparmio’, sopprimerebbero l’identità di alcuni popoli. La Campania vedrebbe soppressa la provincia di Benevento, che si potrebbe accorpare al Molise, regione ‘mono provincia’ con la sola Campobasso, in un’unica entità: il ‘MoliSannio’. La provincia di Latina ritornerebbe nel Frusinate. Via anche la neonata provincia Barletta-Andria-Trani, che ritornerebbe a fare i conti con le ‘province madri’ di Bari e Foggia. La Calabria vedrebbe smembrare Crotone e Vibo Valentia; la Sicilia Trapani, Enna, Siracusa, Ragusa e Caltanissetta. Tagli anche a circa una trentina di tribunali, insieme a 37 procure e 220 sedi distaccate ed il trasferimento delle funzioni di tutte le amministrazioni periferiche di una Regione agli uffici territoriali del Comune capoluogo. Anche qui si parlerà di ‘super-prefetture’ con un risparmio stimato per i prossimi due anni di circa 51 milioni e 500 mila euro, sebbene nessun taglio sia previsto per magistrati e personale amministrativo. Caso forte è quello delle sedi giudiziarie di Castrovillari, Lamezia Terme, Paola e Rossano, che rischiano la chiusura. Colpa della titubanza di forze politiche sempre più divise in comuni interessi, la cui posizione di rifiuto si mostra sempre troppo tardi, contro, invece, le decisive posizioni prese dai vescovi calabresi, già da maggio, per tutelare una terra sempre più afflitta da ‘rivolgimenti’ interni. Il caso di Lamezia Terme ha lasciato dubbioso anche il vice presidente del Senato Vannino Chiti, il quale ha invitato a ragionare su una soppressione che potrebbe incentivare gli episodi di attentati mafiosi. Verrebbe ancora di più rimarcata la difficoltà a soffocare un male quanto mai radicato nel territorio calabrese, come la mafia, e sarebbe ancora più arduo il dovere di sopprimerlo. Ancora più intasamenti in un sistema giudiziario, come quello italiano, che stenta a funzionare nel modo più efficiente e veloce possibile. Lunghe file, interminabili attese per vedersi ancora più distanti dal centro di potere. Tagli che incrementeranno la rabbia del 10% dei dipendenti pubblici sforbiciati, del mondo sanitario e non solo, figli di un debito pubblico che portiamo sulle nostre spalle, come una sorta di male esistenziale, uno spleen baudelairiano sempre più oppressivo che ci segna sin dalla nascita e che ci domandiamo a questo punto se valga la pena pagare.

FRANCESCA CAMPAGNIOLO


L'EDITORIALE/ Monti mani di forbice rasa a 0 (l'elettorato di) Bersani


NAPOLI – L’autunno sarà caldo, più caldo dell’estate di Caronte, Minosse e Lucifero messi insieme. A volerlo è il Governo guidato da Mario Monti che avrebbe potuto fare una scelta chiara, di rottura, e scontentare quei poteri forti che sono la vera causa della grande crisi che ci sta affliggendo da almeno 5 anni. Invece Monti mani di forbice ha scelto di non scontentare i grandi potentati dell’economia e della finanza ma anche della cultura nazionale scegliendo di colpire, e forte, sui cittadini, come sempre ha fatto negli ultimi 7 mesi. Parliamoci chiaro, a scanso di equivoci, il decreto approvato dal Governo contiene alcuni elementi positivi (come il taglio al 50% delle auto blu) ma per la maggior parte dei contenuti è soltanto una straordinaria presa in giro. L’ennesima perpetuata alla faccia dei cittadini che, secondo il Corriere della Sera, per il 70% sono contenti dei provvedimenti adottati. Chi è causa del suo mal pianga se stesso, verrebbe da dire ma mi rifiuto di credere che chi abita in questa penisola sia davvero così cieco da non vedere e preferisco pensare ad un colpo di sole del sondaggista. Al di là del consenso le prese in giro sono troppo macroscopiche per tacere. Non vengono toccati i privilegi della politica. Non si è speso mezzo rigo sul finanziamento pubblico ai partiti nonostante le truffe che da 40 anni si mettono a segno ai danni degli elettori e dei cittadini. Non si sono colpiti gli sprechi nelle università e quelli della sanità preferendo non toccare i baronati universitari e lasciando alle Regioni il compito di decidere sulla seconda materia. E proprio questa decisione costituisce, assieme ai provvedimenti sulla giustizia e a quelli adottati per il settore militare, la più grande presa in giro possibile. Le Regioni sono la fonte di ogni spreco di questa repubblica. Basta guardare il grafico del debito per capirlo. A partire dal 1970, anno di istituzione delle Regioni, la spesa pubblica è lievitata fino agli aumenti degli ultimi decenni a seguito del rafforzamento dei poteri delle amministrazioni locali a danno dello stato. Al becero centralismo storicamente attribuibile alla concezione franco – piemontese dello Stato, si è sostituito un federalismo dei ricorsi e della confusione consacrato con la riforma del titolo V adottata nel 2000 dal centrosinistra di Giuliano Amato alla ricerca disperata del consenso “leghista”. Le Regioni, oggi come oggi, sono il vero cancro della spesa pubblica, organi auto referenziati e potenti che non toccheranno mai la sanità, fonte di sprechi e di disservizi, di tangenti e clientele, al Nord come al Sud. Per quanto riguarda la giustizia è macroscopica la bestialità voluta da Monti e dalla Severino. Hanno tagliato 37 tribunali “minori” come Lamezia Terme che è impegnato in prima fila nella lotta alle n’drine infischiandosene di garantire la giustizia soprattutto al Sud provocando la durissima reazione dei vescovi Calabresi, gli unici che hanno avuto il coraggio di denunciare mentre la politica calabrese è rimasta in silenzio. E mentre si nega la giustizia in nome del risparmio il Ministro Severino ha arruolato due nuovi Sottosegretari con relative spese aggiunte, alla faccia degli sprechi. Ultimo “giro di vite” Monti mani di forbice lo ha fatto sulla difesa. Anche qui una pura e semplice presa in giro. Si loda il risparmio di 110 milioni di euro (100 milioni di armamenti e 10 alle missioni militari) che rischia di far trovare senza mezzi adeguati i soldati italiani impegnati all’estero ma si conferma l’acquisto di 93 bombardieri F -35 a decollo verticale che serviranno a riempire il ponte di volo della portaerei Cavour. Il tutto per la modica cifra di 12 miliardi di euro. La tanto attesa spending review si è rivelato il solito clistere ma i danni collaterali del provvedimento montiano potrebbero essere enormi. Ad essere colpiti per la prima volta, in modo durissimo, sono i dipendenti statali a cui non viene più riconosciuto lo status privilegiato assegnatogli da 70 anni di politiche stataliste. Nel 2012 si ritrovano senza un posto e uno stipendio da considerare fisso. La mobilità del settore pubblico diventa realtà, nel peggiore momento possibile. Monti mani di forbice con questo decreto rapa a zero Bersani e il Partito Democratico che riceveva numerosi consensi proprio dal settore dei lavoratori pubblici. C’ è da scommetterci che l’autunno sarà caldo tra proteste, scioperi e, soprattutto, dalle incertezze politiche del Pd che potrebbero mettere a rischio gli ultimi mesi di una legislatura da dimenticare.

ROBERTO DELLA ROCCA