Periodico di attualità, politica e cultura meridionalista

venerdì 27 aprile 2012

Vanessa uccisa dal convivente, giù le mani dalle donne

  Vanessa Scialfa


ENNA - I moventi possono essere tanti dalla sorda invidia alla passione disperata, dall'amore folle all'ossessione spietata, o da vecchi rancori a dissapori mai chiariti. Il movente può essere sociologico o di carattere privato, cioè rintraccibile nella sfera familiare. Nulla, nessuna analisi criminologica, nè psicologica giustifica la brutalità con cui sono stata assassinate Sarah Scazzi, Yara Gambirasio, Melania Rea e Vanessa Scialfa. Scrivo da figlia, da cugina, da potenziale fidanzata. Questo lungo articolo lo scrivo indossando gli abiti di una moglie che si trova ad arginare l'ira funesta di un "pelide" marito imbecille, di un compagno impotente. E' la foto di Vanessa a farmi montare la rabbia. Una rabbia sorda, ma non criminale.  Vanessa è soltanto l'ultima. Una ventenne innamorata del proprio convivente che la strangola sotto effetto della cocaina. Francesco Mario Lo Presti ha confessato di averle stretto la gola con il cavo del lettore Dvd. L'ammissione è arrivata dopo un raggiro degli inquirenti. A scatenare la furia omicida dell'uomo di quindici anni più grande di lei sarebbe stato un nome. Un solo nome. Poi, come impone il codice penale, ha dichiarato di aver assunto cocaina, ma si attende l'esito delle analisi per accertare la presenza di stupefacenti o alcool nel suo sangue. Quella di Lo Presti è stata una lunga e particolareggiata confessione, giunta al termine di un interrogatorio durato per alcune ore. Secondo il racconto dell'uomo la ragazza in un momento di intimità avrebbe pronunciato il nome del suo ex fidanzato. Per morire basta pronunciare un nome. Lo Presti avrebbe cominciato a inveire e Vanessa si sarebbe alzata dal letto e si sarebbe vestita, forse con l'intenzione di andare via da casa. L'intenzione era quella di scappare prima di poter subire la sua violenza. A questo punto Lo Presti - come ha raccontato egli stesso ai poliziotti -  avrebbe assunto la cocaina e vedendo la compagna che stava per uscire avrebbe strappato i cavi del lettore Dvd e l'avrebbe strangolata, annodandole i fili al collo e spingendola sul letto. E' dal ventiquattro aprile che il padre di Vanessa ha denunciato la scomparsa. Ore di attesa per scoprire che sua figlia è stata uccisa dall'uomo che amava per aver nominato un ex fidanzato. Sono  dodici donne uccise nel nostro Paese in questi primi mesi del 2012. 



Melania Rea


                                      Veronica Abbate


Uccise a Ragusa, Civitanova Marche, Putignano, Marano, Monza, Trapani, Avellino, Ferrara, Milano, Trento. Uccise con armi da fuoco, con percosse, strangolate, soffocate, gettate dalla finestra, incendiate. Donne uccise dal marito, dal fidanzato, dal convivente, dal "cliente", dall'ex marito, dall'ex fidanzato, dal padre o dal genero. Donne uccise da un uomo. Omicidi commessi non per gelosia, non per follia, non per disperazione. Le cause di questi omicidi hanno radici ben più profonde. Non sono episodi isolati né storie eccezionali. Si tratta di violenza di genere, ed è un fenomeno tanto diffuso quanto dimenticato. L'associazione Frida, impegnata da anni a contrastare la violenza sulle donne, rende noti dei dati raccapriccianti: nel 2010 le donne uccise sono state 127; in cinque anni - dal 2005 al 2010 - sono state uccise 650 donne. Nel 2011 si stima - sulla base delle notizie riportate dai media - che le donne uccise siano state 137. Sono numeri di donne barbaramente ammazzate. Le considerazioni vengono spontanee. Si dovrebbe ritornare al femminismo, ai gruppi di autocoscienza, alle lectio magistralis di Virginia Woolf, ai libri "Sputiamo su Hegel" o a "La mistica della femminilità". E quando qualche accademico ci viene a propinare che la differenza di genere non esiste, che siamo tutti uguali, allora il gentil sesso dovrebbe insorgere con statistiche alla mano. Ricordo Veronica Abbate, uccisa  a Mondragone nel 2006. I suoi occhi azzurri, il suo viso angelico e lo sguardo disperato dei genitori dinanzia al criminale che l'ha assassinata. Era il suo ex. Un maresciallo della Guardia di Finanza, uno che, stando agli avvocati, proveniva da un ambiente bene, quello della Mondragone che conta. Un assassino in divisa. Il giovane costituitosi subito dopo l'omicidio è tutt’ora in carcere. La famiglia di Veronica e i suoi amici portano avanti la loro battaglia affinché gli venga inflitta la giusta pena senza sconti e attenuanti. In Assise Mario Beatrice aveva ricevuto 30 anni ma successivamente, in Appello, la pena da scontare si è quasi dimezzata (18 anni). Oltre al danno anche la beffa. 


Assunta Ferretta

Da Nord a Sud è partita la caccia al Grillo parlante. Ma la colpa non è sua



NAPOLI – Non si può dare la colpa a Grillo se un comico genovese riempie le piazze, prende i voti e arriva ad occupare un seggio in Parlamento. Non si può dare la colpa a Grillo se a maggio alcuni signori, perfetti sconosciuti, siederanno nei consigli comunali di mezza Italia sotto l’insegna delle cinque stelle. Non si può dare la colpa a Grillo se il suo successo pare essere inevitabile. Stando all’ultimo sondaggio sulle intenzioni elettorali il Movimento 5 Stelle ha superato la soglia dell’ 8%. In pratica Grillo vale più di Casini e Antonio Di Pietro. Se domani si votasse, Grillo prenderebbe oltre 25 deputati e almeno 3 senatori. Un successo senza precedenti per quella che è una vera e propria lista civica. Nonostante il fatto che la colpa non sia di Beppe Grillo da Vetta d’Italia a Lampedusa si è aperta una caccia inusuale: quella al Grillo parlante. Ad aprire le danze è stato il Signor Presidente della Repubblica che il 25 aprile ha pubblicamente ammonito il comico: “Dobbiamo respingere gli assalti dei demagoghi e dell’antipolitica” ha attaccato Napolitano. Subito dopo si sono divertiti i partiti e quello che resta della politica in questo paese. Pierluigi Bersani, l’uomo che non vuole le elezioni soprattutto per evitare il rischio di vincerle, ha difeso Sua Maestà Giorgio I Napolitano: “Grillo ha risposto con insulti, non si permetta!”. Tonino “che c’azzecca” Di Pietro, dal canto suo, non poteva tacere: “Noi vogliamo costruire, lui vuole solo distruggere” ha dichiarato l’ex amico del Grillo parlante. Da destra sono arrivati commenti altrettanto duri. “Le invettive oltremodo offensive di Grillo contro gli avversari politici mi ricordano la violenza verbale di un tale Joseph Goebbels" ha avanzato il deputato Crosetto. Alemanno ha rincarato: “Grillo è un pagliaccio che spara a zero senza fare proposte serie, credibili e concrete”. Negli ultimi giorni anche il meridionalismo e il neo meridionalismo borbonico e non borbonico è in subbuglio. Beppe Grillo è un pagliaccio o non è un pagliaccio. Dice cose senza senso o fa proposte alternative. Insomma il popolo bue fa bene a fidarsi o no. Tutti giurano che Grillo è antipolitica. Tutti gridano allo scandalo. “Non passerà il Grillismo nazionale!”, almeno al Sud, sperano i leader meridionalisti. Ma il rischio concreto c’è. E torniamo al principio. La colpa non è di Grillo. I partiti politici hanno scelto una strada molto chiara, quella del suicidio. Alfano, Bersani e Casini sostengono un governo tecnico che è stato sconfessato dai veritici della finanza europea (Draghi in primis), sbugiardato dalla stampa internazionale (New York Times e Financial Times in testa), le cui politiche sono osteggiate dagli altri paesi (Obama è preoccupato per l’Europa dei tecnici, Hollande vuole rivedere le politiche lacrime e sangue, Olanda e Inghilterra sono più fuori che dentro l’Europa) e che viene puntellato solo da Napolitano e dalla Merkel. I partiti hanno smesso di fare politica ma pensano solo a rubare al prossimo. Da Nord a Sud non c’è un partito che possa dirsi estraneo al lavoro delle Procure. Pdl, Pd, Lega, Idv, Sel, e Udc tutti uniti nell’arraffare, tutti uniti nel non dare risposte politiche alla crisi. Grillo si approfitta del malcontento. Non è colpa sua se c’è malcontento e astio contro la politica. E stesso dicasi per il meridionalismo. Piuttosto che pregare affinchè Grillo non catalizzi l’attenzione delle masse meridionali su di lui, è bene domandarsi perché gli elettori, anche al Sud, sono tentati dal dare il proprio voto a Grillo? Quali sono stati gli errori della classe politica meridionalista? Questi e altri temi approfondiremo nei prossimi giorni con una serie di interviste mirate ai leader dei movimenti politici meridionalisti, che precederanno le elezioni di maggio.

FAUSTO DI LORENZO

Quelle auto blu sporche di sangue




ROMA – Sembra che alla fine, il Governo Monti, abbia deciso di fare la retromarcia e rinunciare all’acquisto di 400 nuovissime auto blu (di media cilindrata!). La notizia era arrivata come un fulmine a ciel sereno nella giornata del 25 aprile, della Liberazione. Liberazione non dalle cretinate che è capace di mettere in campo questo Governo. Per meglio spiegarci. E’ da novembre che il Rigor Mortis Monti va dicendo a destra e a sinistra che quello che serve al Paese è l’austerità. Giustamente, dopo aver austeramente messo in mezzo alla strada migliaia di lavoratori e pensionati (leggasi esodati) e dopo aver ipotecato, sempre con austerità e con classe, la messa in strada di altre migliaia di cittadini (leggasi gli attuali proprietari di piccoli appartamenti che non riusciranno a pagare le rate dell’Imu e dell’Imu bis) il Governo ha infilato in una paginetta messa nero su bianco dal Ministero dell’Economia (sempre retto da Monti ad interim), dove ha organizzato un bando di gara per l’acquisto di 400 vetture istituzionali. Non dobbiamo avere paura di dire che il blu e il nero delle auto è macchiato di rosso. Rosso sangue per l’esattezza. Il sangue di tutti quelli che non ce la fanno a sopportare le angherie della crisi e del malgoverno e che scelgono di farla finita. Pensionati, imprenditori piccoli e medi, casalinghe, disoccupati, licenziati, professionisti. Praticamente appartenenti a tutte le categorie sociali di questo paese che, presi in giro dal rigore montiano voluto da Bruxelles decidono di risolvere i propri problemi togliendosi la vita. C’è molto di dignitoso in questo gesto. La paura di sfigurare, la vergogna di dover confessare ai propri cari e ai propri conoscenti che non si è stati in grado di farcela. Dignità che manca, e lo dimostra tutti i giorni, a questa classe politica, incapace di esprimere una alternativa al grillismo. Ora Monti ha detto che non ci saranno acquisti. Vedremo. Il bando di gara era stato pubblicato il 24 gennaio e l’8 marzo è scaduto il termine per presentare le offerte d’acquisto. Vedremo se il governo, adesso, potrà tirarsi indietro o dovrà, salvo pagamento di care penali, acquistare lo stesso le 400 auto e spendere quei 10 milioni di euro che potevano essere utili a ridurre un po’ le tasse. Senza considerare che di auto blu, in questo paese, non c’è né proprio bisogno. Solo il Quirinale ne ha 35, in totale, a disposizione della Pubblica Amministrazione, in tutta la penisola ci sono 60mila auto blu. No, non è un errore. Sono ben 60mila le auto a disposizione dei vertici dello Stato e degli Enti Pubblici. Una vergogna ai tempi del Rigor Mortis. E forse Monti, più che pensare a non comprare le auto per dare il buon esempio si è fatto due calcoli su quanto sarebbe costato pulire, quelle 400 auto blu, dalle macchie di sangue dei cittadini suicidati dalle scelte sballate del Governo tecnico.

PAOLO LUNA

Sarkozy dice no... per il momento (e in pubblico)



PARIGI – C’è chi dice no. E Sarkozy è uno di questi. Il Presidente della Repubblica Francese (ancora per quanto?) ha deciso di non tentare l’accordo con il Front National guidato da Marine Le Pen, uscita dal primo turno delle presidenziali con un notevolissimo 18% di voti. In realtà il rifiuto di Sarkozy non è proprio un rifiuto quanto piuttosto un lieve tentativo di forzare la mano della Le Pen e del suo elettorato. Poco o nulla servirà a convincere la leader della destra francese a dare il proprio voto a Sarkozy ma, a questo punto, il Presidente uscente ha ben poco da perdere. In Francia vige la totale e piena esclusione dal sistema politico della destra dei Le Pen (padre e figlia). Considerati xenofobi, fascisti, nazionalisti e chi più ne ha più ne metta, non sono mai riusciti ad affermarsi alle elezioni legislative per il rinnovo dell’Assemblea Nazionale che quest’anno si terranno a giugno, esattamente un mese dopo il voto presidenziale. E’ facile comprendere perché Marine Le Pen aveva di che essere lieta la sera del primo turno. Sarkozy per vincere ha bisogno del suo assist. Solo il richiamo di Marine avrebbe potuto portare tutti, o quasi, i voti del Fn all’Ump. Cosa avrebbe dovuto fare Sarkozy? Avrebbe potuto accordarsi pubblicamente per concedere uno o due ministeri al Fn oppure barattare i consensi per le presidenziali con qualche seggio in Assemblea promettendo di sostenere, al secondo turno delle legislative, i candidati della Le Pen. Non ce l’ha fatta. E, salvo colpi di scena dell’ultim’ora, si è condannato a morte. A poco varranno i tentativi di ingraziarsi l’elettorato del Fn con inviti a non demonizzare l’elettorato della Le Pen. Né tantomeno dovrebbe riuscire a competere con Hollande alla sinistra dello schieramento politico. Il primo maggio due saranno le cose notabili da osservare in Francia. Da una parte ci sarà Marine Le Pen che radunerà il suo popolo accanto al bianco vessillo gigliato di Santa Giovanna D’Arco e darà l’annuncio su chi voterà al secondo turno. Dall’altra ci saranno i due candidati all’Eliseo che si sfidano in piazza. Hollande andrà con i sindacati a festeggiare il lavoro di sinistra mentre Sarkozy raccoglierà i suoi elettori in altro luogo per celebrare il lavoro visto da destra. A sera, complice la dichiarazione di Marine Le Pen, ne resterà soltanto uno, come la migliore tradizione cinematografica sugli highlander vuole.

PAOLO LUNA 

La "culona" ci riprova: con l'Italia contro la Francia che verrà

Una immagine di Angela Merkel

BERLINO – Non è solo Sarkozy l’unico preoccupato del risultato delle elezioni presidenziali. A Berlino trema la Cancelliera Angela Merkel. Trema e… trama contro la Francia che verrà. Ormai consapevole che la caduta dell’amichetto di inciuci Nicolas, è un evento molto probabile (quasi inevitabile aggiungerei) la Cancelliera di Germania si è lanciata alla ricerca di un nuovo compagno di giochi. Pare che lo abbia rapidamente trovato in Mario Monti, simpatico zuzzurellone a sud delle Alpi noto per il suo senso dell’umorismo. Lo hanno immediatamente chiamato “Asse Roma – Berlino”. La notizia l’hanno data il 25 aprile e quindi, giustamente, ci si è richiamati ad una delle alleanze più dannose che l’Italia avesse mai stretto. Così Monti si sarà leggermente lasciato andare a degli scongiuri pensando alla fine di chi strinse l’inedito patto nel 1936. Augurandogli una fine migliore (personale non politica) è bene sottolineare che la mossa della Merkel è dettata dalla pura e semplice disperazione. Una vittoria del socialista Hollande decreterebbe la fine dell’asse franco – tedesco e l’isolamento della Germania. La proposta di nuova Europa fatta da Hollande verrebbe ben volentieri accolta dalla maggioranza dei paesi dell’Unione e rischierebbe di cambiare le carte in tavola disposte dalla Germania con gran danno per alta finanza e banche. Fortunatamente per Angela che Mario Monti c’è e subito si è dichiarato pronto a sostituire l’amico Nicolas. Obiettivo che vogliono raggiungere Angela e Mario è quello di adottare politiche in grado di stimolare la crescita. Ovviamente questa operazione metterà la Francia di Hollande in minoranza politica rispetto all’attuale situazione. A rovinare il party italo – tedesco è stato l’intervento di Mario Draghi che ha ricordato ai governi europei (con riferimento soprattutto all’Italia) che le manovre impositive non servono a stimolare la crescita. Verrebbe da chiedere a Draghi come mai è stato uno dei principali sponsor di Monti e della sua ricetta, totalmente impositiva. 

MAFALDA CROCITTI

Il velo della Signora Erdogan e la sfida della nuova Turchia



ANKARA – E’ la prima volta dal 1999 che non si vedeva una donna con indosso il velo islamico in un contesto ufficiale. Allora fu la deputata Merve Kavakgi che non riuscì nemmeno a sedersi al suo posto e dovette abbandonare l’aula per via delle risate e del clamore suscitato dai suoi colleghi contrari al velo in piena concordanza allo spirito laico della Turchia di Kemal Ataturk. Questa volta le circostanze sono state profondamente diverse. A mettere il velo è stata Emine Erdogan, moglie del Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan che con il suo partito ha da tempo sposato la causa della fine della laicità. L’occasione era quella di un ricevimento ufficiale per l’anniversario della prima convocazione del Parlamento turco. La signora Emine si è presentata con un turbante color argento destando la sorpresa di tutti i presenti. Le mogli “velate” non erano gradite ai ricevimenti ufficiali e la moglie di Erdogan rompe un vero e proprio tabù. In pratica è un vero e proprio colpo di immagine per l’Akp, il partito del Presidente della Repubblica Abdullah Gul e del Primo Ministro Erdogan che da tempo predicano la fine della laicità della Turchia. Ma tutto ciò non vuol dire che la Turchia diventerà un secondo Iran. Non è al fondamentalismo islamico che guarda il Governo turco bensì alla tradizione ottomana che aveva fatto della tolleranza religiosa uno dei suoi punti di forza. All’interno del multiculturale impero Ottomano diverse religioni e razze coesistevano dall’Ungheria al Marocco. E lo fecero per secoli con le debite differenze circa diritti e doveri dei sudditi del Sultano. Ma non è nemmeno una restaurazione del Califfato e del Sultanato quello a cui punta l’Akp. La linea l’ha dettata il Ministro degli Esteri Ahmet Davutoglu che al grido di “zero problemi con i vicini” tenta di disegnare la grande Turchia del futuro. Costruendo le fondamenta sul commercio dell’energia (sfruttando l’Anatolia come un enorme hub commerciale tra tre continenti) l’Akp, Erdogan in testa, puntano a costruire una rete politica ed economica che va dalla Mongolia all’Egitto, forse oltre. Questa è la sfida della Turchia del domani. Per raggiungere lo scopo, oggi, ci si copre la testa col velo.

PAOLO BLINI


giovedì 26 aprile 2012

Piccola editoria in crisi, scende in campo Sandra Lonardo


Sandra Lonardo Mastella

NAPOLI -  Il potere dell'informazione e l'importanza di continuare a scrivere libri. Se crisi c'è, deve essere superata con il sostegno delle istituzioni. Questo avrà pensato Sandra Lonardo quando ha sfogliato la proposta di legge firmata da Angela Cortese. Ecco perchè Lonardo è scesa in campo a difesa delle case editrici e lo ha fatto presentando alcuni emendamenti che mirano al sostegno ed alla promozione  della piccola editoria locale, degli operatori dell’informazione locale, delle piccole imprese editoriali, anche online e delle emeroteche campane, compresa, ovviamente, l’Emeroteca Tucci. La discussione è approdata oggi in aula. "Da mesi - ha dichiarato il consigliere regionale - ho presentato una legge organica a favore non solo degli editori librari ma anche dei piccoli editori locali della Campania, quelli che, con grande sacrificio ma anche con grande passione - ha aggiunto Sandra Lonardo - si occupano di informazione locale, anche on-line". Nella sua proposta, condivisa dal capogruppo dell'Udeur Ugo de Flavis, sono previste azioni tese a sostenere l'emeroteche campane. "Che sicuramente - ha sottolineato il consigliere regionale dell'Udeur - rappresentano un patrimonio originale della nostra regione". Di battaglie Sandra Lonardo ne ha vinte tante. Non ultima quella relativa alla stabilizzazione dei dipendenti del Consorzio di Bonifica Valle telesina che dopo anni di proteste sono diventati lavoratori effettivi del Consorzio Sannio Alifano. 

Testimone di mafia costretta al suicidio, preso il fratello



Maria Concetta Cacciola
REGGIO CALABRIA - Era una donna ed è morta. Era una collaboratrice di giustizia ed è stata costretta a togliersi la vita. Maria Concetta Cacciola sotto la pressione dei familiari è deceduta dopo aver ingerito acido muriatico. A finire in manette, dopo una breve latitanza,  è stato il fratello,  Giuseppe Cacciola. Contro di lui un'accusa molto pesante: insieme ai genitori avrebbe indotto al  suicidio la sorella, testimone di giustizia.  Le forze dell'ordine lo hanno bloccato mentre usciva da un centro commerciale. L'uomo, 31 anni, aveva fatto perdere le sue tracce due mesi fa, quando il gip di Palmi, su richiesta della Procura, ne aveva ordinato l'arresto. Sono già in carcere il padre della donna, Michele Cacciola e la madre, Anna Rosalba Lazzaro. Ad indurre Maria Concetta al suicidio, secondo la Procura, sono state le pressioni dei parenti. La donna ha dovuto espiare la sua colpa. Un'unica colpa, cioè quella di rompere il muro di omertà e denunciare il fratello. Il calvario della donna è iniziato quando  con le sue dichiarazioni alla Dda di Reggio Calabria aveva svelato gli affari criminali della propria famiglia, consentendo ai carabinieri di arrestare undici affiliati alla cosca Bellocco e di scoprire due bunker utilizzati dai latitanti. Poi era ritornata a Rosarno per abbracciare i figli e prepare le pratiche che le avrebbero permesso di portare la sua famiglia in una zona protetta. Il "tradimento" alla famiglia è stato punito. Percosse, violenze e ricatti hanno costretto Maria Concetta ad ammazzarsi. La donna era figlia del cognato del boss Gregorio Bellocco, considerato uno dei capi dell'omonima cosca legata a quella dei Pesce.  Il suo atto di coraggio ricorda quello di Rita Atria, la collaboratrice che si tolse la vita dopo la morte di Paolo Borsellino. E le sue parole ancora echeggiano nella memoria di quanti raccontano, ricordano e combattono la mafia: « Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c'è nel giro dei tuoi amici; la mafia siamo noi e il nostro modo sbagliato di comportarci. Borsellino sei morto per ciò in cui credevi, ma io senza di te sono morta». 


Dorotea Landolfi

martedì 24 aprile 2012

Rifiuti senza Iva, la Federconsumatori festeggia invano

NAPOLI - E' una vittoria di Pirro quella che la Federconsumatori sta festeggiando. Molti Comuni non hanno effettuato il passaggio dalla Tarsu alla Tia e, quindi, il rimborso Iva non è erogabile. Se da un lato la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 238 del 24 luglio 2009, ha stabilito che la TIA (Tariffa di Igiene Ambientale) è una “tassa” e non una “tariffa”, pertanto, sulla stessa non è applicabile l’IVA; dall'altro lato c'è da considerare che molti Enti hanno continuato ad imporre ai cittadini il pagamento della Tarsu. Le principali differenze - così come riportato in una nota stampa divulgata dall'associazione nazionale consumatori - tra Tarsu  e Tia riguardano il calcolo del contributo che, nel caso della Tarsu è effettuato sulla base dei metri quadrati del proprio immobile (con una riduzione nel caso si viva da soli), nel caso della Tia, invece, la tariffa - si legge nel comunicato della Federconsumatori - è determinata da una quota fissa del servizio, ai quali si aggiunge una componente variabile legata al numero dei componenti del nucleo familiare, e calcolata, cioè, in base ai rifiuti effettivamente prodotti, e in effetti così non è stato. Il passaggio avrebbe degli effetti positivi. In particolare, incentiverebbe sempre di più la raccolta differenziata ed i comportamenti delle utenze finalizzati a ridurre i rifiuti. Ma ai Comuni questo non interessa. Le amministrazioni sono dormienti. Il grande affare dello smaltimento continua ad essere piatto prelibato per le organizzazioni criminali. La retorica se non accompagnata dai fatti serve a ben poco. A nulla valgono le manifestazioni, i cortei, le tavole rotonde, gli incendi e le iniziative finalizzate a sensibilizzare l'opinione pubblica in materia di raccolta differenziata, se sono proprio gli Enti municipali a cestinare tutti gli atti amministrativi necessari a migliorarne la gestione locale del servizio. Dovrebbe essere appannaggio dei sindaci provvedere a modificare la norma e, allo stesso tempo, ad avviare una seria ed efficace raccolta sui territori. Però l'argomento è ancora caldo, soprattutto in alcune zone della Campania. 




ASSUNTA FERRETTA

lunedì 23 aprile 2012

FRANCIA 2012/ La giornata sì del "molliccio" Hollande


PARIGI - E' partito il solito tran tran che segue gli appuntamenti elettorali. I soliti Soloni vengono fuori dagli armadi che ancora puzzano di naftalina. Si riesumano i cadaveri per sapere come mai il popolo ha fatto una determinata scelta salvo, quasi mai, andarlo a chiedere ai diretti interessati. Ieri si è svolto il primo turno delle Elezioni Presidenziali Francesi. Il sistema elettorale d'Oltralpe non è come quello italiano (purtroppo o per fortuna lo lascio decidere a voi lettori). Il presidente della Repubblica non lo sceglie il Parlamento ma il popolo anche perchè l'inquilino dell'Eliseo, a differenza di quello del Quirinale, in base alla Costituzione, comanda per davvero (tenendo presente che Napolitano comanda allo stesso modo pur senza sostegno legale della Costituzione come ha dimostrato nell'ultimo semestre). Non solo. Anche i parlamentari francesi dell'Assemblea Nazionale sono votati dal popolo con sistema elettorale a doppio turno. Insomma un ordinato caos che attribuisce al popolo la possibilità di stravolgere i risultati del primo turno visto che al secondo turno può votare anche chi si è astenuto precedentemente. Premesso ciò e chiarito che dedichiamo molto spazio alle elezioni francesi per via dell'importanza storica del momento, passiamo ad analizzare i fatti. La giornata di ieri di spunti, ne ha offerti parecchi. Partiamo dai due sfidanti che il 6 maggio incroceranno nuovamente le sciabole. Nicolas Sarkozy era in oggettiva difficoltà. I sondaggi lo davano perdente con un distacco ben maggiore rispetto al dato finale (-1,45%). Sarkozy perde per tutta una serie di motivi che è bene elencare. Il primo errore del Presidente uscente è stato quello di sottovalutare l'avversario. Francois Hollande aveva vinto le primarie socialiste sconfiggendo l'ex moglie Segolene Royal e la segretaria del partì Socialiste, Martine Aubry. Memorabile il soprannome che si era conquistato in quella occasione il "molliccio" affibbiatole proprio dalla Aubry. Il "duro" Sarkozy si era illuso di avere vita facile. Il "molliccio" invece ha fatto una campagna elettorale rassicurante per l'elettorato consapevole del fatto che i voti degli estremisti sarebbero stati comunque persi a vantaggio del competitor di sinistra Jean Luc Melenchon che alla fine ha preso l'11,11%. Sarkozy ha sottovalutato il socialista e ha sottovalutato anche la crisi economica pensando che, alla fine, sarebbe bastato non farsi vedere troppo in giro con la "culona" tedesca. Diversi sono stati gli appuntamenti bilaterali annullati dal Presidente Francese proprio perchè troppo vicini all'appuntamento elettorale. L'asse franco - tedesco non è stato gradito dai francesi che lo hanno vissuto come un periodo di costrizione schiacciati dal peso della vicina potenza germanica. In sostanza, secondo molti elettori (quasi tutti hanno poi dato il voto alla Le Pen come vedremo), Sarkozy ha sacrificato molto della Grandeur per spartirsi una torta che si sta rivelando sempre più piccola e amara a causa della pressione dell'alta finanza. Ultimo elemento che ha sfavorito Sarkozy è stato quello della dolce consorte Carla Bruni che, malgrado gli sforzi di farsi passare per francese è stata avvertita come presenza italiana (piemontese per giunta!) alla corte di Francia. A differenza di Caterina de Medici è stata poco amata fin da principio e Sarkozy non ha certo aiutato il suo popolo a digerire il matrimonio. Troppo rumore hanno suscitato le lunghe e costose vacanze della coppia presidenziale in Egitto e sui costosi yacht degli amici di famiglia. Troppo ridicole le scenate di gelosia del Presidente che, invece di curarsi degli interessi della Francia, seguiva la consorte sui set di Woody Allen per evitare che Carlà si lasciasse troppo andare. Nemmeno la nascita della piccola Giulia ha contribuito a risollevare le sorti dell'immagine della famiglia del Presidente. Fin qui tutto quello che ha sfavorito l'uscente. Dal canto suo Hollande, proprio per il suo aspetto "molliccio", è stato favorito ed è apparso rassicurante, elemento non secondario in una fase di crisi. E' apparso talmente rassicurante da essere in grado di attirare anche i voti dei moderati che, altrimenti, si sarebbero dovuti rivolgere al Casini d'Oltralpe, Francois Bayrou che ha incassato una sonora legnata con un inaspettato e basso 9,13%, niente rispetto al 18% incassato dal centrista nel 2007. Hollande ha monopolizzato la scena della sinistra e poco sono comparsi i compagni di partito, come la Aubry, la Royale e Jospin, tutti avvertiti come vecchi elementi del sistema. Il risultato è strapositivo. Supera Sarkozy di un punto e mezzo, che non è una gran cosa in termini percentuali ma che rappresenta una differenza di oltre 500mila voti. Senza considerare che mai nessun candidato socialista era riuscito a raccogliere tanti voti al primo turno, neanche Francois Mitterand, unico socialista nella storia francese post bellica ad arrivare all'Eliseo. L'affermazione di Hollande, rispetto a Sarkozy, è stata favorita anche dalla mancanza di una opposizione di sinistra. Il principale competitor, quello che avrebbe potuto minacciare il primato di Hollande sul Presidente uscente, era Jean Luc Melenchon. Il candidato dell'estrema sinistra non aveva pensato di poter riuscire nell'impresa di sconfiggere i socialisti e conquistare il secondo turno ma il suo unico obiettivo elettorale era quello di superare il Front National di Marine Le Pen ma le urne lo hanno sonoramente sconfessato. La vera sorpresa di queste elezioni è stata proprio Marine Le Pen, figlia dello storico leader del Front National, Jean Marie, che nel 2002 era arrivato al secondo turno sulla scia di una masochistica astensione dell'elettorato socialista ansioso di punire il partito incapace di esprimere una leadership alternativa all'allora Presidente della Repubblica gaullista Jaques Chirac. Marine Le Pen ha toccato la vetta del 17,90% ottenendo il risultato di danneggiare fortemente la scalata di Sarkozy e, allo stesso tempo, che la destra francese si compone, chiaramente, di due anime. Lo ha ben presente quando dal palco del suo quartier generale sostiene che "nulla sarà più come prima". Il risultato della Le Pen ha scatenato, come prevedibile, i commenti dei soli "esperti di politica" e "benpensanti di destra e di sinistra" che sono corsi ai microfoni per denunciare il vergognoso balzo in avanti della destra estrema francese dimostrando di non voler comprendere come stanno le cose. Il programma di Marine Le Pen è ben lontano dai toni estremistici del padre, che già aveva operato una sapiente operazione di restyling del partito a partire dalla metà degli anni '90.  La Le Pen ha parlato, pane al pane e vino al vino, ad un popolo francese atterrito da anni di crisi economica ed è riuscita a convincere, secondo gli analisti, proprio quelle categorie più esposte. Gli abitanti delle periferie (banlieu e campagne) ostili ai programmi socialisti e gli elettori scontenti della politica filo europeista di Sarkozy. Ma soprattutto Marine Le Pen è riuscita là dove il padre aveva mancato: convincere i giovani e le giovani a dare fiducia al progetto di una destra moderna saldamente ancorata ai valori della tradizione nazionale francese, come dimostra la cerimonia che da anni Le Pen organizza per celebrare Santa Giovanna D'Arco la martire Pulzella d'Orleans che ha favorito la vittoria francese nella Guerra dei Cent'anni decretando la salvezza e l'indipendenza del popolo di Carlo VII. Proprio quest'anno si celebravano i 600 anni dalla nascita della Santa, dimenticata dalla Francia laica incarnata dalla destra e dalla sinistra di fine ottocento e del novecento, e proprio quest'anno la Le Pen è riuscita nell'impresa di affermare la sua destra. Il risultato di Marine Le Pen non è servito certo a portarla al secondo turno ma il suo sostegno diventa determinante per Sarkozy che ha deciso di giocare un secondo turno all'attacco. Nel discorso ai sostenitori seguito al risultato ha sfidato Hollande chiedendo di sostenere tre dibattiti elettorali invece del solito singolo appuntamento. Decisione che il Presidente preferisce, per parlare al popolo francese di tutti gli aspetti importanti della politica e dell'economia. Non si sa ancora cosa farà Hollande che per il momento torna al lavoro. Paradossalmente i due candidati hanno il medesimo compito se vogliono vincere le elezioni. Dovranno convincere, da una parte, le estreme, e dall'altra i moderati del centro di Bayrou che, seppure non determinante, ha un 9% di voti che non devono essere dimenticati. La strada di Hollande, da questo punto di vista è più incerta. Il candidato socialista ha già ottenuto l'assist dell'estrema visto che sia Melenchon, sia la verde Joly hanno invitato i loro candidati ad esprimere, al secondo turno, un voto contro Sarkozy. Di questo Hollande dovrà tenere conto e nei prossimi giorni, per non perdere questo sostegno dovrà rincarare la dose sui temi caldi della campagna delle sinistre, come le tasse per i più ricchi e la socialità. Inutile dire che questi argomenti sono ostici ai centristi moderati che rischiano di andare tutti da Sarkozy, il quale non se la passa meglio visto che la sua estrema, la Le Pen, è decisa a farlo penare per i prossimi giorni. Dallo staff del Front National fanno sapere che Marine scioglierà la riserva solo il primo maggio, giorno in cui il partito celebra proprio Giovanna D'Arco. Come mai tanto tempo? Per meglio trattare con Sarkozy. Il Presidente uscente ha un disperato bisogno del 17% della Le Pen e per averlo deve trattare. Qual'è la posta in palio? I seggi all'Assemblea Nazionale dove il Fronte Nazionale non è mai riuscito ad entrare in massa con l'attuale sistema elettorale fortemente esclusivo (Mitterand cambiò sistema dal maggioritario al proporzionale e il FN elesse 35 parlamentari a fronte di massimo 3 deputati eletti nelle precedenti elezioni). Sarkozy dovrà sostenere un numero ancora imprecisati di candidati del Fronte alle legislative di giugno se vuole essere rieletto ma non può farlo in pompa magna altrimenti rischierà di trovarsi contro i moderati che sono ostili a forze anti sistema come viene ancora oggi considerata il partito di Le Pen. Una situazione non facile. Piuttosto che parlare però di grande vittoria e strada in discesa per Hollande è meglio azzardare una previsione basandosi sui dati che si hanno a disposizione. Il fronte delle sinistre (Socialisti, Verdi e Estrema) arriva al 42,05%, quello della destra (Ump e Fn) al 45,08%. Resta nella palude il 9,13% di centristi. E' probabile che l'elettorato centrista si divida. A questo punto la previsione riguarda l'astensione. Se il numero dei votanti resta pari o di poco inferiore a quello del primo turno, Sarkozy avrà buone probabilità di essere rieletto. Più sarà elevata l'astensione, maggiori saranno le possibilità di Hollande. Nel secondo caso Hollande sarà il secondo Presidente della Repubblica Socialista dopo Mitterand e ci saranno sicuramente cambiamenti nell'attuale assetto europeo. Se si verificherà la prima ipotesi, quella di ieri non sarà più la grande vittoria ipotizzata dai giornali ma la semplice giornata sì del "molliccio" Hollande.

ROBERTO DELLA ROCCA

FRANCIA 2012/ I risultati definitivi dei 10 candidati


PARIGI - "Alea Jacta Est". Con il 79,47% di elettori votanti il risultato definitivo del primo turno delle Elezioni Presidenziali francesi si è risolto a favore del Partito Socialista e del suo candidato Francois Hollande che ha conquistato il 28,63% dei voti lasciandosi alle spalle il Presidente uscente Nicolas Sarkozy poco distante al 27,18%. E' cominciata la gara per il secondo turno che il 6 maggio decreterà il vincitore di questa sfida. Nella tabella i risultati raggiunti dagli altri candidati.

F.D.L.

domenica 22 aprile 2012

FRANCIA 2012/ La diretta sulle elezioni



PARIGI - Seguiamo l'evolversi dello spoglio con gli aggiornamenti costanti di questo post.


Ore 20,15: I Exit Poll - Hollande 28,8%, Sarkozy 27%, Le Pen 20%, Melenchon 11,7%, Bayrou 8,80%, dietro tutti gli altri.


Ore 20,20: Da Piazza Stalingrado, Melenchon incontra la sua folla: "Grande momento di popolo che dimostra di voler dimenticare Sarkozy ma troppo grande il consenso dell'estrema destra, mai così in alto dal 2005".


Ore 20,22: Melenchon: "Siamo noi la nuova forza politica del paese. Voteremo Hollande contro la destra".


Ore 20,23: Leggendo gli exit poll, le sinistre (socialisti, verdi, comunisti) sono al 43%. La destra poco sotto il 50%. Determinante la scelta di Bayrou con il suo 8,5%.


Ore 20,27: II Exit Poll - Hollande 27,5%, Sarkozy 26,6%, Le Pen 19,9%.


Ore 20,30: Dall'Ump (partito di Sarkozy) fanno sapere che i dati sono positivi rispetto alle previsioni. "I francesi vogliono una Francia forte. Sarkozy è l'unico che può accontentare gli elettori e al secondo turno vincerà" fanno sapere dal partito.


Ore 20,32: France 2 ha dati diversi - Hollande 28,8%, Sarkozy 25,5% con distacco maggiore tra socialisti e gaullisti.


Ore 20,35: Sui canali francesi non parla ancora Marine Le Pen. Interviene il padre Jean Marie, che elogia il lavoro fatto dalla figlia per l'affermazione delle idee della Francia vera e del suo popolo.


Ore 20,36: Atteso Sarkozy al comitato elettorale dell'Ump. In Rue de Solferino, sede del Partito Socialista, si festeggia ma il secondo turno è ancora lontano...


Ore 20,38: Interviene Fillon: Sarkozy è la scelta giusta. Si deve conciliare l'interesse nazionale con quello europeo. La nostra unità nazionale è la nostra forza. Dobbiamo andare avanti, non tornare indietro. C'è bisogno di un Capo di Stato, non di un amministratore di condominio. Pochi uomini sono stati attaccati ingiustamente come Nicolas. Fatelo per la Francia, fatelo per il vostro Presidente.


Ore 20,39: Intervento di Martine Aubry (segretaria del Psf): "Hollande renderà migliore il nostro paese, ha già detto quello che farà per il Paese e per il popolo francese". La Aubry durante le primarie aveva definito Hollande "molliccio" pare che abbia cambiato idea!


Ore 20,41: Segolene Royal a France2, elogia l'ex marito Hollande.


Ore 20,42: Daniel Cohn Bendit (eurodeputato verdi francesi) a Rai News 24 è duro: "Sarkozy ha sbagliato campagna se Le Pen è al 20% e ha perso le elezioni!".


Ore 20,44: Affluenza, dato definitivo al 79,85%.


Ore 20,46: Altri candidati. Eva Joly al 2% (voleva abolire la parata del 14 luglio), Natalie Arthaud (trozkista) allo 0,40%, Nicolas Dupont - Aignan poco sopra l'1,5% (prima del voto aveva detto che sarebbe stato la sorpresa del 2012), Jacques Cheminade (aveva paragonato Obama a Hitler e voleva portare l'uomo sulle lune di Giove) prende meno voti del 2005: 0,20%.


Ore 20,49: Il risultato di Hollande, al momento 28,8% negli Exit Poll, è il miglior risultato mai raggiunto da un candidato socialista al primo turno delle elezioni presidenziali francesi. Nemmeno Mitterand (unico socialista all'Eliseo per due mandati) aveva raggiunto questo risultato.


Ore 20,54: La sorpresa è sicuramente Marine Le Pen, chi sono i suoi elettori e come si comporteranno al secondo turno?


Ore 20,57: 34% delle schede scrutinate (in maggioranza si tratta di dati delle campagne che chiudono i seggi alle 18.00) - Hollande al 27,5%, Sarkozy al 26,6%, Le Pen al 19,9%, Melanchon al 10,4%, Joly al 2%. Attesi i dati certi delle città dove i socialisti sono favoriti. Anche sulla differenza campagna - città si gioca la partita francese.


Ore 20,58: Arrivato Sarkozy al comitato elettorale. Atteso il discorso.


Ore 21,01: La Le Pen parlerà dopo Sarkozy? Ma il Presidente non può sbilanciarsi per non perdere i voti del centro di Bayrou.


Ore 21,03: Parla prima Le Pen. "I francesi con onore, con coraggio e con dignità, questa sera sono stati invitati, contro tutte le aspettative alla tavole delle élites. Questa sera è l'inizio di coloro che amano la Francia e vogliono difendere la nazione. Chissà cosa può succedere nei prossimi 15 giorni. La battaglia della Francia è appena cominciata. Nulla sarà più come prima poichè di fronte a tutto il sistema coalizzato, dei falsi sondaggi, dei depistaggi, noi tutti insieme abbiamo fatto esplodere i partiti delle banche e delle multinazionali. Più che mai abbiamo fatto nostre le idee nazionali ma si tratta solo di un inizio. Di fronte ad un presidente uscente che guida un partito indebolito siamo la sola e vera opposizione alla sinistra liberale ultralassista e libertaria".


Ore 21,05: Ancora Le Pen: "Dobbiamo sfidare il sistema ma ho bisogno di voi per continuare nel lavoro che abbiamo iniziato e arrivare definitivamente a restituire al popolo francese la libertà e la fierezza. Tutti insieme in questa atmosfera di fratellanza per cambiare davvero. Tutto è possibile adesso. Deve esserci il ritorno alla crescita, la ricostruzione del potere d'acquisto per i francesi che ritrovano il cammino. Milioni di francesi entrano nella resistenza. Siamo noi l'alternativa alla sinistra. Vi ringrazio di tutto l'impegno! Vive la France!".


Ore 21,07: Dopo il discorso la Le Pen intona la Marsigliese, seguita da tutti i suoi elettori.


Ore 21,09: Parla Jospin in rue de Solferino. Jospin era arrivato primo nel 2004 contro Chirac ma poi ha perso al secondo turno. Porterà male a Hollande?


Ore 21,10: Parla Francois Bayrou, il Casini francese, dal risultato negativo. "Il risultato dell'estrema destra è simbolo di una crisi morale senza precedenti. Il nostro risultato è inferiore alle aspettative. Il male francese è grave e si aggrava ancora di più. L'unica soluzione è la politica che abbiamo proposta. Politica concreta di interesse nazionale. Mi rivolgo a Hollande e Sarkozy. Per noi è essenziale ascoltare le loro risposte e poi mi prenderò le mie responsabilità". Bayrou tiene sulle spine i due candidati.


Ore 21,13: Sondaggi di vari istituti: Hollande al 28,6% (secondo TNS), al 28,3% (secondo l'Ipsos), al 29,2 (per la BVA). Sarkozy al 27% (per TNS e BVA)  e al 25,8% (per Ipsos).


Ore 21,16: Chirac si pente di aver detto che stava pensando di dare il suo voto a Hollande. La moglie ha votato e sostenuto Sarkozy.


Ore 21,18: La Procura di Parigi ha aperto una inchiesta sugli Exit Poll precedenti la chiusura delle urne.


Ore 21,18: Dal comitato elettorale di Marine Le Pen fanno sapere che la Le Pen potrebbe dare una indicazione di voto ai suoi elettori. Improbabile che dica di votare per Hollande ma potrebbe negoziare qualche collegio in vista delle legislative di giugno.


Ore 21,20: Arriva Hollande sul palco del comitato elettorale.


Ore 21,21: Hollande parla agli elettori dopo le ovazioni ed è visibilmente emozionato: "Signore e signori. Cari concittadini. I francesi si sono mobilitati in massa per questo appuntamento. I dati di questo scrutinio sono imprescindibili. Io sono in testa al primo turno. E' un atto di fiducia nei confronti del nostro programma di ripresa e di recupero del debito. Promuoveremo i valori della Repubblica e garantiremo il futuro della nazione. La risposta è stata positiva perchè occupo la migliore posizione possibile per diventare Presidente della Repubblica!".


Ore 21,23: Hollande: "Il primo turno è un giudizio sul candidato uscente che ha fatto il gioco dell'estrema destra e il popolo francese ha punito cinque anni di malgoverno".


Ore 21,24: Hollande: "Questa sera il voto dei francesi mi rende il candidato di tutti i francesi che vogliono voltare pagina".


Ore 21,25: Hollande: "Sono il candidato dell'unione per il cambiamento. Rappresento Eva Joly e Melanchon che hanno chiaramente e senza negoziato chiesto di sostenermi per il secondo turno. Sono anche il candidato dell'unione di tutti i cittadini affezionati ad una Repubblica esemplare che si preoccupa del proprio Stato".


Ore 21,27: Hollande: "Daremo una risposta ai problemi della Francia, economici, sociali, di sicurezza. Mia responsabilità sarà di riorientare l'Europa sul cammino di crescita e dell'occupazione. Grazie a voi - dice riferito al suo popolo - il cambiamento è in marcia e nessuno potrà fermarlo. O si sceglie un candidato fallito o si sceglie un nuovo Presidente della Repubblica che cambierà questo paese. Il 6 maggio voglio una bella vittoria all'altezza della Francia. In questi giorni che ci separano dal secondo turno continuerò ad incontrare i francesi. Sarò fiero di essere il Presidente di questa Repubblica".


Ore 21,28: Intervento di Hollande deciso e sicuro. Da vincitore. Nonostante le incognite del secondo turno. Ancora attesa per Sarkozy.


Ore 21,32: Marine Le Pen scioglierà la riserva il primo maggio, giorno in cui il Fronte Nazionale si raccoglie e celebra Santa Giovanna D'Arco.


Ore 21,35: Comincia l'analisi degli errori. Sarkozy e Bayrou, a giudicare dai risultati, ne hanno commessi di più.


Ore 21,40: Sarkozy sale sul palco.


Ore 21,45: Sarkozy parla al suo elettorato: "I francesi hanno smentito tutti i pronostici. Hanno espresso un voto di crisi e di angoscia davanti al nuovo corso che sta per essere prospettato. E' un voto che va oltre le nostre frontiere".


Ore 21,47: Ancora Sarkozy: "Il momento è cruciale, dobbiamo paragonare progetti e idee. Dobbiamo scegliere chi avrà la responsabilità di proteggere i francesi nei prossimi anni. Sono stato Presidente e conosco il peso di questa carica. Nelle prossime settimane dovrete fare una scelta e noi affronteremo tutti i temi. Per questo offro al mio avversario l'idea di affrontare tre dibattito per poter sostenere un confronto su tutti i temi che interessano i francesi. Dopo ciascuno potrà fare la propria scelta. Dedicherò tutte le energie a questo compito".


Ore 21,50: "Il popolo francese è il mio interlocutore. Ringrazio tutti quelli che ci hanno sostenuto fin da questi giorni e faccio appello a tutti i francesi che mettono l'interesse della Patria sopra ogni altro interesse affinchè continuino a sostenerci. Viva la Repubblica!".


Ore 21,51: Sarkozy gioca al rilancio. Solo un dibattito è previsto tra i candidati del secondo turno. Hollande potrebbe rifiutare "l'offerta" ma poi sarebbe attaccato. Vedremo cosa deciderà di fare.


Ore 21,54: Sarkò ha fatto riferimento alle tasse cercando di toccare i temi cari all'elettorato di Bayrou. La campagna elettorale è già ricominciata.


Ore 21,55. I giochi sono fatti. La sfida per il secondo turno sarà tra Hollande e Sarkozy. Seguiranno nelle prossime ore sul nostro sito i dati definitivi del primo turno delle presidenziali e i commenti dei nostri articolisti. Grazie per averci seguito nella diretta pomeridiana su facebook e per quella serale che chiudiamo qui. A leggerci presto.


FAUSTO DI LORENZO

FRANCIA 2012/ Primo exit Poll delle 20.00, Sarkozy insidiato da Marine Le Pen 25,50% a 20,00%


PARIGI - Il primo exit Poll è significativo. Sarkozy rischia grosso. Sotto di tre punti rispetto al socialista Hollande rischia di perdere il secondo turno se i sondaggi fuori dai seggi dovessero far crescere ulteriormente il risultato di Marine Le Pen. Nelle prime proiezioni della tv belga Le Pen era al 16%. Ora è al 20,00%.
Sono solo sondaggi ma l'attenzione resta alta.

FRANCIA AL VOTO/ Primi exit poll dal Belgio. Hollande davanti a Sarkozy

Grafica il Giornale del Sud

PARIGI - A 55 minuti dalla prima chiusura dei seggi, il primo exit poll della televisione Belga. Hollande è avanti con il 28% dei voti, Sarkozy segue al 26%. Terza la Le Pen che "ruba" più voti a Sarkozy (il 16%) di quanti non ne porti via ad Holland il secondo candidato della sinistra francese, Melenchon (fermo al 13%). Sono solo sondaggi raccolti fuori dai seggi. Attendiamo le prime proiezioni sui voti. Continuate a seguire la diretta facebook e, dalle 20.00, sul nostro sito.

FRANCIA 2012/ DROITE O GAUCHE? Segui la diretta sulla pagina Facebook de il Giornale del Sud!


PARIGI - Oggi gli elettori della Francia sono chiamati alle urne per le elezioni presidenziali. Dieci i candidati. Nicolas Sarkozy è alla ricerca della riconferma. I socialisti di Francois Holland a caccia di una vittoria che potrebbe alterare le sorti dell'intera Europa. Come andrà a finire? Partecipa alle discussioni e segui notizie e aggiornamenti nella diretta che il Giornale del Sud seguirà, a partire dalle 16.30, su Facebook e, dalle 20.00, anche sul nostro sito, i primi commenti e le prime analisi sui dati in arrivo da Oltralpe.

F.D.L.

sabato 21 aprile 2012

SUD AL VOTO/ Abbaticchio: "Il Sud sarà la tomba del sistema!"

Agostino Abbaticchio, il candidato Sindaco di Bitonto



BARI - Agostino Abbaticchio è il candidato sindaco che fa sperare tutto il Sud. E’ candidato Sindaco a Bitonto, città con poco meno di 60mila abitanti che sorge nel cuore della Puglia, circondata da oliveti, ricchezza paesaggistica e produttiva. Agostino Abbaticchio è il candidato della Confederazione Duosiciliana, cartello politico che raccoglie gli aderenti di diversi movimenti del Sud (Insorgenza Civilie, Comitati Due Sicilie, Italia Prima e Movimento Meridionale) e che ha deciso di voler provare la sfida elettorale nella città simbolo del riscatto del Sud. Bitonto è qualcosa di più di un semplice comune. Qui, nel 1734 come ricorda l’obelisco marmoreo, Carlo Di Borbone sconfisse gli austriaci e conquistò il Regno di Napoli restituendo la libertà al Sud e ponendo le premesse dell’indipendenza delle Due Sicilie. Questà eredità è presente nel simbolo della lista che sostiene Abbaticchio ma anche nel suo programma. La lista che lo sostiene comprende cinque donne, esponenti della società civile e componenti di tutte le categorie sociali, rappresentanti della Bitonto autentica. Il motto che unisce queste persone che hanno scelto la scomoda via della lotta identitaria per la riconquista della dignità del Sud è “Cange la Keup” (cambia la testa). Mancano ormai poco più di due settimane all’appuntamento con le urne ed è arrivato il momento di chiedere allo stesso Abbaticchio come sta procedendo la campagna elettorale. “E’ una esperienza entusiasmante, c’è stata una adesione incredibile da parte di tutti i ceti sociali della città. Abbiamo incontrato ogni genere di persona, compresi professionisti come medici e avvocati che dimostrano un grande interesse per il nostro programma e per le nostre idee. Il comitato è un continuo via vai di cittadini che vuole sapere, vuole conoscere, talmente tanti interessati che siamo stati costretti a creare un album su cui i cittadini di Bitonto possono scrivere le loro richieste a cui diamo risposta e che poi pubblichiamo, in forma anonima in una bacheca, in modo da rendere pubbliche le nostre posizioni”. Interessante apprendere che a fronte di 200 firme necessarie per presentare la lista al comune, la Confederazione è riuscita a raccoglierne più di 300 e che domani, a dimostrazione di quel senso di orgoglio che si vuole recuperare, Abbaticchio terrà un comizio in dialetto bitontino nella città vecchia. 

L'obelisco carolino, simbolo dell'orgoglio del Sud

Dimostriamo ancora una volta che in questo momento di particolare crisi siamo gli unici interpreti delle esigenze del popolo. Anche negli incontri con gli altri candidati ci siamo resi conto che di fronte alle loro argomentazione piene di termini aulici ma di scarsa sostanza, le nostre idee, i nostri progetti erano e sono la nostra principale forza”. E proprio in riferimento ai progetti il candidato Sindaco della Confederazione Duosiciliana ci parla molto chiaramente di recupero del centro storico per tornare a viverlo con dignità, creare un contatto diretto tra il mondo artigiano e dell’imprenditoria agroalimentare con quello universitario, stimolare le produzioni locali e di incentivare gli scambi con il naturale ambito Mediterraneo. Una vera e propria rivoluzione. “Rivoluzione brigantesca” come l’ha definita in più occasioni lo stesso candidato che si presenta pubblicamente con la coccarda rossa dei briganti. “E’ stato molto più facile far comprendere alla popolazione la verità circa la nostra storia che non la stampa che si è interessata a noi. Tv e giornali hanno affibbiato al nostro gruppo di lavoro il termine borbonico quasi in senso dispregiativo senza comprendere quanta storia e quanta tradizione si cela dietro le nostre convinzioni. Adesso i bitontini si ricordano e conoscono del 1861 e del 1734. Sono certo che il 19 maggio, in occasione della prossima celebrazione all’obelisco carolino, ci saranno molte più persone che in passato”. L’obiettivo principale della campagna di Abbaticchio è quella di rivoluzionare la cultura cittadina. “Il nostro primo obiettivo è quello di ricostruire il senso etico e morale dei bitontini e dei meridionali – dichiara il candidato della Confederazione Duosiciliana – c’è bisogno di ridare dignità alla gente, per questo motivo scelgo di parlare bitontino con la mia gente, che deve conoscere le proprie origini e apprezzarle malgrado la condanna della storia”. La Confederazione Duosiciliana ha scelto di cominciare e ripartire proprio da Bitonto. Il prossimo anno ci saranno le elezioni politiche. Michele Ladisa, uno dei responsabili del gruppo politico (nonché leader di Italia Prima), proprio al Giornale del Sud, ha annunciato che la Confederazione sarà presente in ogni regione del Sud dove sarà possibile raggiungere i requisiti richiesti dalla legge. In quest’ottica l’appuntamento di Bitonto diventa cruciale. Una buona affermazione della lista darebbe la spinta necessaria al movimento per accogliere con spirito positivo la sfida delle elezioni politiche. Di questo Abbaticchio ne è consapevole e regge bene il peso di questa responsabilità. “E’ realistico pensare che da Bitonto possa partire la riscossa del Sud. La certezza viene dalla nostra base elettorale che è passata dai grandi partiti nazionali a noi e ai problemi del Sud senza porsi nel passaggio intermedio dei partiti politici del meridionalismo di facciata. Non vanno ad informarsi da Io Sud, Grande Sud, Noi Sud e non c’è Miccichè che tenga. All’inizio temevamo questa possibilità e il procedere del tempo ci ha stupito non poco. Non so ancora il risultato del 7 maggio sarà a noi favorevole, ma, accada quel che accada, l’importante è quello che abbiamo fatto e realizzato con pochi mezzi e poche forze. Dobbiamo credere in noi stessi, questo è il messaggio che vogliamo far partire da Bitonto. Qualsiasi risultato sarà una vittoria se servirà a far nascere una nuova coscienza politica che servirà ad abbattere la politica partitocratica. Il Sud – conclude Abbaticchio – sarà la tomba del sistema”. L’augurio è che possa realizzarsi questa rinascita identitaria.

FAUSTO DI LORENZO

Sigilli alla Biblioteca dei Girolamini. L'indignazione a comando degli intellettuali

Marino Massimo De Caro, il Direttore della Biblioteca dei Girolamini contestato


NAPOLI – E’ incredibile quello che si sta verificando al Complesso Monumentale die Girolamini. Invece di trovare le porte aperte per la conferenza stampa convocata da Don Sandro Marsano e dal Direttore Marino Massimo De Caro, giornalisti e visitatori hanno trovato i sigilli alla Biblioteca. Nella notte precedente i Carabinieri su indicazione della Procura della Repubblica di Napoli hanno provveduto a sequestrare l’area dove sono conservati 150mila volumi e ha notificare al Professor De Caro la notificazione di una indagine a suo carico. Secondo la Procura De Caro sarebbe colpevole di peculato. La decisione della Magistratura è arrivata dopo l’ingiusto e inqualificabile polverone sollevato da un nutrito gruppo di ben pensanti radical chic, tra gli altri Dario Fo, Franca Rame, Gerardo Marotta, Gustavo Zagrebelsky e Stefano Rodotà, che si sono indignati per la nomina di De Caro a Direttore della Biblioteca dei Girolamini, incarico ottenuto per decisione del Ministro Lorenzo Ornaghi su segnalazione degli oratoriani. L’azione intellettualoide della gauche caviar non ha fatto altro che infangare anni di duro lavoro portato avanti dagli oratoriani che, sotto la guida di Don Sandro Marsano, erano riusciti a riportare all’antico splendore il Complesso monumentale, che dal 1861, anno in cui fu tolto ai religiosi e consegnato allo Stato Italiano, ha vissuto un costante declino. Poco importa se la straffexpedition culturale rischia di distruggere il frutto di anni di lavoro. Resta da chiedersi soltanto una cosa e la chiediamo direttamente ai Galantuomini firmatari dell’appello che sembra una riedizione del ben più drammatico Appello sul caso Calabresi: dove eravate, cari Dario Fo, Franca Rame, Zagrebelsky, Marotta, Rodotà e tutti voi altri, quando la Biblioteca, negli anni ottanta era vittima dell’incuria e del degrado? Dove eravate quando gli sfollati del terremoto dell’Irpinia venivano alloggiati per mesi e mesi “alla bene e meglio” nel Complesso dei Girolamini? Perché non vi siete indignati per tutti i libri scomparsi dalla Biblioteca proprio in quegli anni di abbandono e mancanza di sorveglianza? Perché, invece di indignarvi sulla nomina di un Direttore della Biblioteca, non vi indignate per le precarie condizioni della facciata principale del complesso e non scrivete una bella lettera al Presidente Napolitano per denunciare l’assenza dello Stato? 

La facciata di via Duomo del Complesso dei Girolamini

La magistratura è chiamata a rispondere sull’operato di De Caro, ma restano sempre inevase queste domande circa l’indignazione a comando dei firmatari. La verità è che a Lorsignori non interessa un bel niente di tutto questo. A loro interessa colpire i nemici politici e religiosi. E’ troppo vedere l’amico di Dell’Utri e Galan nominato Direttore di una delle più importanti biblioteche di Napoli. E’ troppo vedere tornare a nuova luce un complesso così prezioso come quello dei Girolamini, ad opera poi di un gruppo di sacerdoti. Questo è il problema vero: la mancanza delle loro mani sulla gestione del Complesso (che resta statale). Tengano bene le loro mani lontane dai Girolamini questi indignati a comando e tornino ai loro libri e ai loro salotti intellettuali. Giù le mani dai Girolamini, patrimonio di Napoli e dei Napoletani.

PAOLO LUNA

Santa Chiara, tornano le Guardie d'onore delle tombe reali

Membri del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio durante una funzione



NAPOLI – L’Ordine Costantiniano di San Giorgio ha ufficializzato, per bocca del delegato di Napoli e della Campania il Marchese Pierluigi Sanfelice di Bagnoli, l’intenzione di avviare presso le tombe dei Borbone delle Due Sicilie nel Complesso Monumentale di Santa Chiara un servizio di sorveglianza come già si svolge per le tombe Savoia del Pantheon. Da tempo associazioni culturali ed esponenti della Napoli “borbonica” chiedeva di avviare una simile iniziativa. Su iniziativa del Marchese Sanfelice e del Dottor Luigi Andreozzi, questa proposta è diventata realtà. “La Guardia d’Onore sarà presente in tutte le cerimonie fissate per le ricorrenze dell’Ordine Costantiniano” ha spiegato il delegato del SMOC per Napoli e la Campania. E’ dal 1861 che manca un servizio di Guardia d’Onore alle tombe dei Reali delle Due Sicilie e i membri dell’Ordine, di cui è Gran Maestro S.A.R. il Principe Carlo di Borbone, Duca di Castro, svolgeranno il loro dovere con mantello e insegne, presiedendo a turni la cappella reale. Oltre ai Sovrani Ferdinando I, Francesco I, Ferdinando II e Francesco II (praticamente tutti i Sovrani tranne Carlo che è sepolto a Madrid) sono presenti altre decine di tombe di membri della Famiglia Reale, come la Regina Isabella e la Regina Maria Sofia. L’iniziativa prenderà ufficialmente il via lunedì 23 aprile quando il Sacro Militare Ordine Costantiniano si è dato appuntamento presso la Basilica di Santa Chiara per la consueta celebrazione di San Giorgio, patrono dell’Ordine.

C.S.

Noi meridionali a Napolitano: I politici sono indegni non gli evasori!



"Caro Presidente,
gli italiani pensiamo che INDEGNI siano i politici che da sempre ci derubano dei soldi e dei diritti. La Corte dei Conti stima l'evasione in 100 miliardi di Euro ,ma anche la corruzione in 60 miliardi  e gli sprechi per clientelismo in 120 ogni anno. La stimiamo ma ci meraviglia che su questo non usi la stessa indignazione. Assistiamo agli spot sui vari parassiti ma si è dimenticato di concludere con i veri parassiti degli italiani: i POLITICI al cui confronto quei ladri dei Proci alla corte di Ulisse sembrano dilettanti. Ben 2000 miliardi di debito pubblico, totale carenza di servizi, disoccupazione che nel Meridione diventa drammatica, eppure si continua ad aumentare le tasse e non si pensa per niente agli sprechi.
Lo Stato non paga gli imprenditori per lavori fatti,così facendoli fallire, aumentando la disoccupazione e purtroppo anche suicidare e si elargiscono ingenti risorse economiche ai partiti di cui sono una trance che verrà pagata a luglio, è di 192 milioni eppure non si pensa nemmeno di bloccarli.
Di Pietro vorrebbe un referendum ma fino ad oggi li ha incassati, ora che ci siamo indignati vuole apparire come difensore dei nostri diritti.
Noi ancora la stimiamo ma ha il dovere di intervenire pesantemente in difesa di chi ormai si considera suddito e non cittadino".

      Enzo Maiorana




L'EDITORIALE/ Beppe Grillo ha già vinto le elezioni





CASERTA - Mancano 15 giorni alle elezioni amministrative e c'è già un vincitore: Beppe Grillo. Possibili sviluppi e scenari nazionali e meridionalisti analizzati dal Direttore Responsabile de "il Giornale del Sud".

martedì 17 aprile 2012

Borghezio, o della moderazione...

Il leghista moderato(?)  Mario Borghezio

NAPOLI - Non ce lo saremmo mai aspettati da te, caro (e si fa per dire) Mario Borghezio. Uno dei più noti e autorevoli esponenti della Lega Nord questa volta se ne è uscito con una dichiarazione che più che da considerare inaccettabile è da bollare come stupida: vendere la Campania e la Sicilia ad un paese estero per estirpare il malaffare troppo radicato. Al di là del non senso dell'affermazione che è completamente sballata (anche se qualcuno penserà, magari vivere fuori dallo stato di Monti e della Fornero!), stupisce l'assoluta mancanza di tempismo di un leghista così fine che ci ha abituato a modi da vero gentleman padano. Le sue frasi arrivano infatti nel momento di massima difficoltà del suo partito, colpito da una gragnola di scandali giudiziari e dimissioni di gruppo (2 Bossi, Boni, Belsito, espulsione di Mauro). Ma come possiamo dimenticare i suoi giudizi pacati. Le frasi che hanno fatto la storia. Una parola buona per tutti. Gli alleati? "In tutte le famiglie c'è qualche parente che ti sta sui coglioni" disse riferito a Scilipoti, il Parlamentare più responsabile di tutti, appartenente al "partito di quelli ancora in libertà". E il Borghezio pensiero sta tutto lì, a dimostrare una vita dedicata alla moderazione e alla tranquillità. "Io sono la lega di lotta, non c'entro un cazzo con la lega di governo" amava ricordare e quando, sempre sull'alleato Scilipoti chiedeva di ringraziarlo per il sostegno al Governo Berlusconi, Borghezio rispondeva un delicatissimo: "Manco per il cazzo". E se con gli alleati non era tenero, a dimostrazione della sua rigidità padana da vero macho, era durissimo con gli avversari, ma sempre con garbo. "Bisogna essere dei bei pirla per votare Pisapia!" disse a pochi giorni dalle elezioni. Milano dimostrò di essere piena di pirla. E chi non ricorda il suo amore per Roma e per i simboli dell'unità nazionale su cui Borghezio si è più volte espresso, sempre in modo calmo e rilassato. Torino per festeggiare l'unità si era riempita di tricolori e così se lo spiegò il torinese leghista: "C'erano tanti tricolori, perchè la gente è in difficoltà economica e gli hanno regalato la bandiera con la Stampa e i torinesi la usano come strofinaccio da cucina, tante cose si possono utilizzare, sempre con rispetto parlando di un simbolo nazionale, noi a torino non buttiamo via niente. Era molto più bella nel 1861 quando c'erano le bandiere con lo stemma sabaudo, era più storica. A me l'hanno regalata, l'ho messa sul balcone, ci fanno la popò i piccioni e io la uso per pulire". Un vero patriota, proprio come un suo punto di riferimento serbo. "I patrioti sono patrioti e per me Mladic (noto stragista serbo sotto processo per crimini internazionali, ndr) è un patriota. Quelle che gli rivolgono sono accuse politiche. Sarebbe bene fare processo equo, ma del Tribunale dell'Aja ho una fiducia di poco superiore allo zero". E la politica estera è una dei suoi punti di forza tanto da essere eletto con ben 50mila preferenze Eurodeputato. Riferito allo stragista di Oslo disse che: "al netto della violenza il pensiero è corretto". Talmente corretto che dovette andare a scusarsi pubblicamente all'ambasciata norvegese a Roma, sull'Aventino. Tutto sommato la sua patria è la Padania e la difende con le unghie e con i denti. Il Presidente della Camera, Gianfranco Fini disse che la Padania non esiste. "Ha detto una puttanata. La Padania esiste, lavora e mantiene anche Roma che non fa un cazzo, come lui, con tutto il rispetto per le istituzioni". Finché c'è il rispetto... E come dimenticare le perle sulla musica, sua grande passione? "Rita Pavone è una leghista, il fratello è candidato con noi. Rappresenta la Torino operaia, che lavora, che produce. Gigi D'Alessio? E' solo un cantante etnico"Parole calme e moderate. Adesso, dopo aver scorso un frasario del genere come si può non giudicare una caduta di stile l'ultima espressione? Borghezio vuole vendere la Campania e la Sicilia ai russi o agli americani per risolvere il problema del crimine? Monti potrebbe anche ascoltarlo. Farebbe cassa ma non risolverebbe il problema del crimine in Italia. Ci sono troppi colleghi di Borghezio in giro a piede libero!

PAOLO LUNA

America's Cup o America's Pacc? Dopo le regate i bilanci e le polemiche



NAPOLI - Alla fine Luna Rossa ce l'ha fatta e ha vinto la sua battaglia. Contro ogni pronostico e perfino sfidando i risultati delle prime regate di flotta. L'imbarcazione di cui è armatore Ernesto Bertelli ha trionfato alla tappa napoletana dell'America's Cup World Race. Non influirà, questo risultato sulla Louis Vuitton Cup e nemmeno sulla Coppa America del prossimo anno ma il successo è stato tanto inaspettato quanto straordinario. Piranha, l'imbarcazione magistralmente condotta da Massimiliano Sirena, non ha sbagliato nulla e alla fine di una gara in cui è sempre stata avanti alle altre imbarcazioni ha tagliato per prima la linea di arrivo aggiudicandosi i 50 punti in palio per la regata finale e vincendo la tappa di Napoli. Fino a qui il risultato sportivo. Ora che la kermesse si sta trasferendo a Venezia è tempo di bilanci. Nella Villa Comunale si smontano le attrezzature. Il villaggio della vela si svuota sotto la pioggia e le nere nuvole di questi giorni. Il primo a impegnarsi nella rendicontazione dei numeri è il Governatore Stefano Caldoro. A settembre la Giunta Regionale aveva autorizzato la spesa di 22milioni di euro per l'evento. Questa spesa non dovrebbe essere stata spesa tutta ma Caldoro è intenzionato a dare battaglia a Comune e Provincia sul futuro della Coppa America che ritornerà nel Golfo di Napoli il prossimo anno prima del definitivo trasferimento delle imbarcazioni in California. Avendo versato i contanti distratti dall'Obiettivo Operativo 1.12 finanziato dall'Ue, la Regione, probabilmente già in questi giorni, alzerà le barricate per difendere le opere realizzate e, soprattutto, per pianificare meglio la successiva avventura napoletana della coppa. Primo problema è la scogliera di Mergellina che è stata ribattezzata "usa e getta" mentre per la Regione va mantenuta. Resta poi da decidere l'uso del Molo San Vincenzo e le risorse destinate al Comune e alla Provincia. Il Presidente della Provincia Luigi Cesaro per il prossimo anno vorrebbe valorizzare il litorale flegreo o la parte meridionale del territorio metropolitano tra Portici e Torre del Greco. Infine c'è il Sindaco Luigi De Magistris che si è lanciato in previsioni, forse un pò troppo azzardate, parlando di via Chiaia chiusa al traffico per decisione del popolo napoletano. Resta da chiarire il ritorno economico di tutta la kermesse anche se Caldoro, in una intervista al Corriere del Mezzogiorno ha detto di non pentirsi di nulla di quanto fatto e sulla stessa linea si collocano pure Cesaro e De Magistris. Certo è che l'associazione albergatori per bocca del Presidente Sergio Maione, hanno denunciato un ritorno quasi inesistente anche, e soprattutto, a causa della fretta con cui si è voluta organizzare la tappa napoletana e per la mancanza di un percorso collegato di eventi e celebrazioni che avrebbe consentito un maggiore "sfruttamento" delle presenze in città. Fino a questo momento (mancano i dati finali raccolti dagli organizzatori) il bilancio pare essere in negativo, fermo restando che l'evento sportivo nella sua eccezionalità c'è stato, è stato seguito e avvertito. Dal punto di vista economico pare abbia avuto ragione il movimento politico Insorgenza Civile, almeno su diverse questioni. Nel Dossier che la dirigenza del Movimento aveva presentato all'opinione pubblica napoletana si cita, giustamente, l'errore di destinare i fondi europei per lo sviluppo regionale ad una manifestazione sportiva che, per quanto importante e di carattere globale, non doveva sottrarre risorse allo sviluppo specie in una Regione come la Campania. Altra questione centrale è stata l'esagerata cerimonia di apertura della manifestazione. Al di là della spettacolarità delle regate, non si correva la Coppa America e spendere 500mila euro per una serata di piazza è stato fuori luogo. Altro elemento approfondito nel dossier di Insorgenza Civile (consultabile integralmente al sito www.insorgenza.it) è l'assenza di numerosi consorzi e produttori alimentari e di artigianato locale nonostante gli impegni assunti dalle delibere dell'amministrazione comunale volte alla valorizzazione della produzione locale. Oltre questi punti anche altri quesiti più tecnici e domande politiche rivolte alle autorità. Insomma, il movimento guidato da Nando Dicè ha centrato parecchie questioni che rischiano di far molto discutere e riflettere, si spera, amministrazioni e pubblica opinione.

MAFALDA CROCITTI


Biblioteca dei Girolamini, il Direttore "messo in croce" dalla gauche caviar

Una suggestiva immagine della Biblioteca dei Girolamini

NAPOLI – Gli appelli degli intellettuali, in genere, non ci piacciono, soprattutto quando i cosiddetti intellettuali si ergono a giudici supremi di Cassazione condannano uomini e situazioni senza processo e senza una chiara cognizione delle problematiche reali. L’ultimo caso riguarda quello della Biblioteca dei Girolamini, prestigiosa e storica istituzione culturale della città di Napoli, custode di migliaia di volumi che ormai sono introvabili e che costituiscono il Dna di questa capitale. A cura della biblioteca il Ministro dei Beni Culturali, Lorenzo Ornaghi, ha nominato il professor Massimo Marino De Caro, nome che è stato proposto dalla congregazione degli oratoriani che, guidata dal Reverendo Don Sandro Marsano, gestisce il complesso storico e monumentale che annovera oltre alla Cappella dell’Assunta e alla preziosa e adiacente chiesa, una corposa collezione di quadri d’autore e la storica biblioteca da 150.000 volumi. Oggetto della contesa la nomina a direttore della Biblioteca offerta dal Ministro Ornaghi a De Caro. Nomina che ha suscitato la solita levata di scudi da parte di certi intellettuali, i quali, invece di pensare a come migliorare la decadente cultura italiota (in particolare quella partenopea, quanto mai fatiscente) si preoccupano di attaccare il Ministro, l’incaricato Direttore della Biblioteca e gli oratoriano. Qual è la colpa massima di Massimo De Caro? Quali sono le colpe degli oratoriani di Napoli? Andiamo con ordine. 


Ad attaccare pesantemente gli esponenti dell’istituzione partenopea sono stati, tra i primi, Dario Fo e Franca Rame che hanno sottoscritto un appello cui successivamente hanno aderito, una serie di ben pensanti e ben scriventi: Francesco Caglioti, Gerardo Marotta, Nicola Capone, Mirella Barracco, Augusto de Luzenberger, Cesare de Seta, Andrea Graziosi, Alberto Lucarelli, Paolo Macry, Paolo Maddalena, Giulio Pane, Salvatore Settis, Giuliano Amato, Remo Bodei, Giulietto Chiesa, Marcello De Cecco, Ennio Di Nolfo, Carlo Ginzburg, Tullio Gregory, Gioacchino Lanza Tomasi, Gian Giacomo Migone, Alessandra Mottola Molfino, Lamberto Maffei, Dacia Maraini, Stefano Parise, Adriano Prosperi, Stefano Rodotà, Raffaele Romanelli, Oliviero Toscani, Gianni Vattimo, Rosario Villari, Giuliano Volpe, Gustavo Zagrebelsky, Francesco Aceto, Giovanni Agosti, Alessandro Ballarin, Guido Bastianini, Nicola Bonacasa, Piero Boitani, Lina Bolzoni, Sara Bonechi, Evelina Borea, Edda Bresciani, Luigi Capogrossi Colognesi, Umberto Carpi, Costanzo Di Girolamo, Bruno Figliuolo, Maria Pia Guermandi, Girolamo Imbruglia, Adriano La Regina, Donata Levi, Daniela Manetti, Marilena Maniaci, Marcella Marmo, Daniele Menozzi, Massimo Miglio, Nicolò Mineo, Tomaso Montanari, Salvatore Silvano Nigro, Matteo Palumbo, Antonio Pinelli, Filippo Maria Pontani, Gabriella Prisco, Amedeo Quondam, Anna Maria Rao, Andreina Ricci, Francesca Rigotti, Fiorella Sricchia Santoro, Alfredo Stussi, Mario Torelli, Edoardo Tortarolo, Carlo Vecce, Giovanni Vitolo e Fausto Zevi

Gustavo Zagrebelsky

L’appello sottoscritto definisce la vicenda della Biblioteca dei Girolamini un affare “stranissimo e increscioso” anche se di strano e increscioso sono i termini utilizzati dagli intellettuali. Questi signori della gauche caviar parlano di Marino Massimo De Caro, che per motivi di chiarezza precisiamo non c’entri nulla con il Giornale del Sud, quasi come di un analfabeta della materia. Affermano, Lorsignori, che De Caro “non ha i benché minimi titoli scientifici e la benché minima competenza professionale per onorare quel ruolo”. Eppure il curriculum pubblico del Mistero dei Beni Culturali racconta una realtà diversa. De Caro non appare come un uomo di cultura allo stato puro come i vari Fo, Rame e via dicendo, ma come una persona normale che ha fatto anche politica. Accanto a questa attività che lo ha visto eletto consigliere comunale ad Orvieto, De Caro è stato responsabile per le Relazioni Pubbliche dell’Inpdap (Nord Est), rappresentante per l’Italia di aziende impegnate nel campo delle rinnovabili come la Turbogenset e la Avelar Energy, è Professore di Economia degli Investimenti in Arte presso il Master Stedal dell’Università di Verona, Professore di Storia della Scienza presso l’Università Abierta di Buenos Aires, e accanto a queste attività, di tutto rispetto, è un noto bibliofilo e mercante di antiquariato librario. E’ stato anche oggetto d’interesse per l’Arma dei Carabinieri il professor De Caro che era sospettato di aver ricettato un prezioso incunabolo del 1499 sottratto ad una biblioteca di Milano. L’indagine finì in un buco nell’acqua. L’incunabolo non venne mai trovato e De Caro venne prosciolto da ogni accusa. Ma Lor Signori non si accontentano e davanti al bivio tra innocenza e colpevolezza propendono per la seconda delle ipotesi. De Caro, per loro, è stato un ladro più furbo dei Carabinieri e ha nascosto il maltolto. Detto questo è opportuno farsi qualche domanda anche sugli oratoriani che gestiscono il Complesso Monumentale. 

Don Sandro Marsano durante una celebrazione

A capo del gruppo vi è il ligure Alessandro Marsano che nel 2008 è arrivato a Napoli e si è subito distinto per il suo attivismo ai vertici della struttura. Praticamente abbandonato a se stesso da decenni, i Girolamini sono tornati, in pochissimo tempo, a risplendere nel panorama culturale della città di Napoli. A lui e a pochi altri suoi collaboratori si deve la rinascita del Complesso. Arte, incontri letterari, visite guidate, concerti, convegni, celebrazioni eucaristiche sempre più solenni e frequenti hanno animato e animeranno ancora le strutture che si trovano proprio di fronte al Duomo di Napoli. Tutto attivismo può aver dato fastidio, certo. Ma ancor di più, probabilmente, a disturbare le delicate interiora dei signori intellettuali sono state le posizioni politiche di De Caro e quelle religiose di Don Sandro. Massimo De Caro è colpevole, davanti alla trojka rivoluzionaria intellettualoide, di essere, udite, udite, amico di Marcello Dell’Utri, fedelissimo del Cavaliere Nero di Arcore e noto ai più per le sue relazioni torbide con la mafia siciliana (il tutto ancora completamente da dimostrare dopo la sentenza del processo di appello che ha parlato chiaramente di indagine condotta con metodi assurdi!!!). Quanto a Don Sandro, non avranno gradito i radical chic (una piccola dose di progressismo ecclesiale ci vuole sempre!), la sua militanza a favore della liturgia romana tradizionale, la valorizzazione dei principii della dottrina sociale della chiesa proprio cari alla Tradizione Cattolica e, last but not least, le molteplici prese di posizione politicamente scorrette a favore dei principi non negoziabili su vita, famiglia e libertà educativa. Tutto questo è valso a De Caro e Don Sandro la scomunica laica latae sententiae, cosa che non li preoccupa minimamente. Più grave è l’aver creato un vero e proprio caso mediatico sulla vicenda. De Caro è nella disponibilità di personale del Ministero dei Beni Culturali e può ricoprire il ruolo che Ornaghi, ascoltando il parere dei custodi, fruitori e animatori delle strutture, gli ha destinato. Il caso per ora è esploso e la stampa si è scatenata mettendo sul piatto della bilancia del giudizio la scomparsa di 1500 volumi che sarebbero spariti dalla Biblioteca. I detrattori di De Caro avanzano il sospetto che possa essere lo stesso Direttore l’autore del furto in modo da foraggiare il suo privato commercio. Don Sandro Marsano (che ha denunciato furti precedenti il 2007) e lo stesso De Caro hanno respinto le accuse e convocato una conferenza stampa  che si svolgerà giovedì alle ore 11.00 nel complesso dei Girolamini che sarà visitabile per l’occasione dalle 9.30 alle 19.30, a disposizione del popolo napoletano affinché possa rendersi conto direttamente della situazione. Di questo vi daremo conto a conferenza avvenuta, in attesa di nuovi sviluppi della vicenda che seguiremo con molta attenzione.

FAUSTO DI LORENZO