Periodico di attualità, politica e cultura meridionalista

domenica 27 novembre 2011

L'EDITORIALE/ Fate con calma, anzi, non fate niente!


ROMA - Giuliano Ferrara ha fatto uscire due giorni fa il Foglio, quotidiano da lui diretto, con una prima pagina eccezionale. Una versione ritoccata del giornale di Confindustria il quale, mentre si consumava la "tragicommedia Napolitanesca" del siluramento di Silvio Berlusconi e dell'ascesa di Mario Monti, invitava tutti a "Fare Presto" riproponendo, a sua volta, una vecchia apertura de il "Mattino" circa gli aiuti per le popolazioni colpite dal terremoto in Irpinia. "Fate con calma" campeggiava a tutte colonne sotto l'intestazione farlocca de Il Sole 24 Ore che negli ultimi mesi, seguendo le direttive di via dell'Astronomia, ha bastonato politici e governo incapaci di far fronte alle sfide della crisi globale invocando il cambio di passo a Palazzo Chigi. E' bastato il tocco di Giorgio Napolitano e in breve tempo rispetto ai tempi della politica, Mario Monti si è insediato sul trono di cartapesta dell'Italietta liberale. Correva il giorno 12 novembre quando Silvio Berlusconi si è infilato nella fossa scavata da Napolitano che il giorno seguente conferiva al "Professore di Bruxelles" l'incarico di formare il nuovo Governo dopo averlo lautamente prezzolato con la nomina a Senatore a Vita al costo di "soli" 25.000 euro al mese, ovviamente pagati dai contribuenti. Passano tre giorni di consultazioni e il 16 novembre Monti fa tirare un sospiro di sollievo al mondo intero sciogliendo la riserva e comunicando i nomi dei Ministri e il pomeriggio il nuovo esecutivo giura nelle mani del Capo dello Stato. Da allora in avanti la fretta è svanita. Eppure la crisi incombe. L'andamento dello Spread, che ha segnato il destino di Berlusconi, parla chiaro.

11 novembre: 456 
(sabato 12 novembre, borse chiuse: dimissioni di Berluconi)
(domenica 13 novembre, borse chiuse: Monti accetta l'incarico con riserva)
14 novembre: 492
15 novembre: 529
16 novembre: 519 (Monti scioglie la riserva e il Governo giura)
17 novembre: 495
18 novembre: 468
(sabato 19 novembre, borse chiuse, primo Consiglio dei Ministri approva il decreto di Roma capitale)
21 novembre: 474
22 novembre: 490
23 novembre: 482
24 novembre: 491
25 novembre: 500

E l'andamento della borsa conferma la necessità di far presto.




Il FTSEMIB ha perso per strada nell'ultimo mese più di 2000 punti con tendenza particolarmente negativa a partire dall'avvio della crisi politica finale del Governo Berlusconi. Monti non ha portato aria nuova, evidentemente. Ma nonostante la fretta (che il Sole 24 Ore pare aver dimenticato) ci accodiamo alla copertina de il Foglio per dire che, tutto sommato, è meglio se Mario Monti continua a prendersela con calma e, anzi, ci spingiamo oltre rivolgendogli un appello. Caro Professore, caro Presidente, Gentile Mario, non faccia niente, lo faccia per tutto il popolo di questo sgangherato paese. Piuttosto che mettere in pratica i provvedimenti che ha annunciato è meglio sprofondare in bancarotta.

L'incontro a Strasburgo tra Monti, Sarkozy e la Merkel

Il cancelliere tedesco Angela Merkel, sulla cui politica si potrebbero aprire spazi sconfinati di ragionamento (ma per il momento sorvoliamo), si è detta impressionata dalle riforme che sono state spiegate da Monti. Il Financial Times aveva chiesto "in nome di Dio e dell'Italia" le dimissioni di Berlusconi. Oggi, meno entusiasticamente, ha parlato di riforme avvolte nella nebbia. Insomma la sensazione generale è che Monti abbia un po' deluso tutti. In attesa restano i sudditi. In attesa dei provvedimenti, delle riforme, delle norme di responsabilità nazionale che tradotto in un linguaggio spicciolo suonerebbe: attesa della stangata.
Al di là di ogni ottimistica previsione di coesione "nazionale" le forze politiche si stanno scannando per i posti nel sottobosco governativo. Viceministri e sottosegretari che contribuiranno, non poco, al lievitare della spesa pubblica. Basti pensare che il Governo Monti (12 ministri con portafoglio più 5 senza portafoglio) costa il doppio rispetto al precedente governo.

Orco di Arcore 1.431.420

Professore di Bruxelles 2.832.992  (+ 1.404.572 !!!!)

Ogni ministro di Mario Monti, non essendo membro delle due camere guadagna 177.062 euro l'anno mentre i ministri di Berlusconi, essendo parlamentari percepivano una indennità di 3.746 euro oltre lo stipendio da deputato/senatore. Il tutto, in entrambi i casi, per 13 mensilità (l'anno politico, si sa, dura di più!).
Quanto meno questa spesa raddoppiata dovrebbe portare aria nuova nelle case degli italiani visto che Monti ha deciso di puntare in modo deciso e rapido sulla crescita. Cosa che ci dovrebbe soltanto far piacere. Il Governo tecnico procederà spedito proprio come un treno ad alta velocità. Nel primo consiglio dei ministri il Governo ha approvato il fondamentale decreto di Roma capitale. Non si è parlato di crisi. Nella seconda settimana di vita risolverà il problematico rebus dei viceministri e sottosegretari (in modo da far lievitare ancora un po'  il costo del baraccone governativo) e, se ci sarà il tempo, si accontenterà Napolitano sulla questione della cittadinanza ai figli degli immigrati. Se tutto andrà bene i primi provvedimenti arriveranno con il consiglio dei ministri comodamente fissato per il 5 dicembre. Giusto in tempo per rovinare il Natale a tutti. Difatti i provvedimenti per la crescita che Monti approverà, o meglio, quelli che la stampa nazionale filo montiana sta spudoratamente spacciando come provvedimenti per la crescita altro non sono che nuove tasse. Basta fare una rapida disamina di quello che si è discusso in questi giorni sui giornali:

- aumento dell'Iva al 23 o al 25%.
- reintroduzione dell'Ici sulla prima casa con revisione (ovviamente al rialzo) degli estimi catastali!
- introduzione di una tassa patrimoniale. 
- prelievi "spontanei" straordinari dai conti correnti.
- introduzione di una tassa sull'uso del contante o abbassamento del limite dell'uso consentito del contante da 2000 a 300 euro.

Alla faccia della crescita. Con pacchetti di riforme (leggasi tasse) del genere la crescita sprofonderà nel giro di sei mesi. Non dovrebbe essere difficile comprendere (anche se pare che ci sia un problema di comprensione su questo punto non solo solo da parte del Governo ma anche da parte di molti sudditi di Monti) che se una famiglia viene tassata ancora di più ha meno soldi da spendere. Se una famiglia spende di meno i negozi e le fabbriche vendono di meno. I prodotti vengono accumulati come scorte e la produzione subisce uno stop fino a quando non verranno smaltite le scorte. I lavoratori, grazie al pacchetto di riforme europeo che prevede licenziamenti "facili" (il tutto alla faccia del buon senso), finiranno in strada con difficoltà ancora maggiori nel trovare nuovo lavoro e le famiglie continueranno ad impoverirsi. Allora la domanda sorge spontanea: cosa fare? Tre sole cose, di buon senso (motivo per cui i politici e Monti non le faranno mai):

- eliminazione totale dei privilegi delle caste (il che significa abolizione degli ordini professionali e del valore legale del titolo di studio, eliminazione delle pensioni facili, riallineamento degli stipendi dei membri delle caste ai livelli più bassi possibili);
- riforma costituzionale con eliminazione delle regioni (comprese quelle a statuto speciale), dimezzamento del numero delle province, fine del bicameralismo "fotocopia", federalismo politico e fiscale;
- eliminazione di tutte le tasse oggi presenti in Italia e introduzione di una sola flat tax al 15% secondo l'elementare modello della curva di Laffer (rimandata ad altra sede la disquisizione sulla curva) che, dove è stata applicata (Usa anni '80, Federazione Russa anni '90 tra gli esempi più eclatanti) ha prodotto effetti positivi su crescita, sviluppo e benessere.

A questi tre provvedimenti si potrebbero aggiungerne altri due (l'uscita dall'euro e l'uscita dall'Unione Europea per rimettere in discussione i trattati di Maastricht e Amsterdam) ma si potrebbe anche soprassedere. Tutto questo non lo si farà. Il Governo italiano procederà con il suo piano di "spremitura". Il ministro del Welfare, Elsa Fornero (già Banca Mondiale) ha riferito che la riforma delle pensioni è già bella, pronta e approvata grazie all'orco di Arcore. Il problema è anticiparla. Ma in realtà è un non problema perchè Pd e Cgil hanno subito fatto sapere che sono pronti a sostenere l'anticipazione della riforma. Pd e Cgil che, ovviamente si erano opposti al governo dell'orco di Arcore che voleva aumentare subito l'età pensionabile secondo i dettami dei tecnocrati dell'Ue. E l'impeccabile Monti, ben vestito, ben curato e ben sostenuto da tutti i partiti (meno la Lega) è pronto a incassare il "disinteressato" aiuto del Fondo monetario internazionale. Aiuto che ovviamente è lo stesso che ha fatto ritrovare ancora di più in crisi l'Islanda e la Grecia (e un quindicennio fa l'Argentina). 

Christine Lagarde
primadonna del Fmi

L'elegante Christine Lagarde ha fatto sapere di essere pronta a sostenere l'azione riformatrice di Monti per i prossimi 18 mesi. In parole povere. Se gli "aiuti" del Fmi arrivassero a gennaio Monti dovrebbe rimanere in carica fino al giugno del 2013. Considerato che la casta non è mai favorevole a fare le elezioni fuori dal canonico periodo marzo - maggio, le elezioni del 2013 saranno sospese per tenere in piedi il governo degli aiuti del Fmi? Ai posteri l'ardua sentenza ma davanti a questo scenario ribadiamo l'invito a Monti. Presidente, per piacere, non faccia nulla! Meglio la bancarotta argentina agli aiuti e alle riforme all'italiana.

Roberto Della Rocca


Chiusura dell'Istituto Majorana, l'intervento di Noi Meridionali

Enzo Maiorana, presidente del movimento Noi Meridionali

GELA - La scelta di chiudere l'Istituto Majorana,centro di eccellenza di Gela, presa dall'On. Giuseppe Federico nella sua qualità di presidente della Provincia nonostante il parere contrario espresso dall'apposita commissione provinciale, è l'ennesima dimostrazione dell'arroganza e del totale disinteresse dei politici a programmare il futuro della collettività.
Certi di poter contare sul clientelismo becero ed incivile che offende la dignità dell'Essere Umano, puntano esclusivamente nel far immaginare all'elettorato ipotetici vantaggi personali, tra l'altro del tutto disattesi e realizzati esclusivamente per loro stessi.
La scelta dell'On. Federico incomprensibile sotto il profilo della opportunità è in linea con i comportamenti di tutti i politici della nostra Provincia e della nostra Regione che non tengono in alcuna considerazione l'elementare e civile comportamento nel perseguire una giustizia sociale.
Quella presa da Federico sembrerebbe la scelta illogica di un incapace, ma in realtà ben sappiamo che i politici ben lontani dal perseguire il Bene Comune sono insuperabili nel perseguire il bene personale anche se ai più sfugge.
E' evidente che nessuno chiuderebbe un Istituto così importante e che annovera sempre più studenti per accorparlo con un istituto che al contrario propone studi che trovano sempre meno richieste nel territorio, semmai si sarebbe dovuto fare il contrario.
La logica della scelte di Federico sfugge ai gelesi ma di certo c'è e ci chiediamo quale sia !!
E' nella nostra classe politica che va ricercata la causa dei gravi disagi che i giovani siciliani e meridionali sono costretti a dover sopportare in termini di grave disoccupazione.
Lo stesso Presidente Napolitano ha avuto il coraggio di ammettere "Nessun progetto economico per il Mezzogiorno sarà credibile con la vostra classe politica".

Enzo Maiorana
Presidente di Noi Meridionali

giovedì 24 novembre 2011

Giù le mani dal Majorana, la protesta contro la chiusura dell'Istituto di Gela corre sul Web


Il Presidente della Provincia di Caltanissetta, Giuseppe Federico, 
ha stabilito la chiusura del Majorana di Gela 


GELA - Una sconsiderata azione politica, priva di buon senso, del tutto arbitraria ed in contrasto con le linee legislative, vuole che il Majorana, di Gela, chiuda, i battenti. Chiedo l'aiuto di tutti voi per evitare che avvenga. Un politico non può fare ciò che vuole, specie se a discapito dei cittadini, non può distruggere un’eccellenza nazionale. Il Majorana è anche Vostro. Facciamo sentire la nostra potente voce … 
Non si trova una ragione logica o normativa per giustificare un così scellerato atto. Possibile che in Italia ciò che funziona si debba distruggere per portare avanti quanto è destinato a fallire? Spiego subito di cosa si tratta. 

I fatti 
Come ben sapete, con la crisi bisogna risparmiare. Quindi si era deciso (a livello nazionale) che le scuole con meno di 500 alunni si dovessero accorpare con altre scuole. Successivamente tale limite minimo è passato a 600 alunni. 
Nel nostro territorio sono stati interessati tre istituti superiori: 
- Il Majorana che ha 633 alunni ed è in fase di costante crescita; 
- L’Industriale che ha 603 alunni ed è in fase di stasi; 
- Il Professionale che ha 431 alunni ed è in fase di forte calo (per iscrizione di alunni). 
Dei tre l’unico che non ha una dirigenza scolastica ma una semplice reggenza (in quanto non autonomo) è l’Istituto Professionale (il più piccolo). La normativa vigente e la logica imporrebbe che il Professionale venisse accorpato all’Industriale o, ancor meglio al Majorana, per creare un polo scolastico razionale (sia per numero di alunni, sia per affinità di studi). In tal senso si era espresso l’organo tecnico della Provincia di Caltanissetta (direi in maniera logica e coerente). 

Il fattaccio 
L’Onorevole Giuseppe Federico, in qualità di Presidente della Provincia di Caltanissetta, in modo del tutto arbitrario, illogico, contro le direttive legislative e contro il parere tecnico della stessa Provincia, decide di smembrare la scuola più grande (la nostra) che era l’unica pienamente in regola col numero di studenti iscritti, per poi regalarla, a pezzi, alle altre scuole. In pratica hanno deciso che il Professionale, con una parte dei nostri alunni, passerebbe da 431 alunni a 634 alunni (quanto ora ne ha il Majorana 633) ed acquisterebbe la dirigenza (al posto dell’attuale reggenza). 
Ma stante al calo dimostrato, quanto prima, il Professionale, potrebbe scendere, nuovamente, sotto 600 alunni ed andrebbe accorpato ad altra scuola. 
Ci chiediamo quali sono i motivi che hanno indotto l’On. Federico a tale sciagurata decisione? Annientare la scuola più grande e con forte crescita, a favore di chi non e ha il diritto è sicuramente un fatto grave che lede gli interessi dei cittadini. Voi tutti conoscete l’impegno del Majorana, che è ormai “punto” di riferimento nazionale per la diffusione del software libero. Oltre 40.000 visitatori al giorno al nostro sito la dicono lunga sul ruolo assunto da questa scuola. Ma l’On. Federico che cosa fa? La distrugge chiudendola definitivamente. Ma chi è l’On. Federico? Questi è anche deputato alla Regione Sicilia e per anni ha voluto mantenere ben salde le due poltrone, seppure le due cariche erano incompatibili. Non si capisce, ad esempio, come poteva fare gli interessi della Provincia (Caltanissetta) e della Regione (Palermo) contemporaneamente. Non poteva certo essere presente nello stesso momento in luoghi che distano centinaia di chilometri (non mi risulta che sia superman). Finalmente lunedì (14-11-2011) pomeriggio si è dimesso dall’incarico di Presidente della Provincia vista la sentenza della Magistratura, optando per la carica di Deputato Regionale. 
Però, poco prima di dimettersi, ha approvato la deliberazione che distruggere il Majorana di Gela, a favore dell’Istituto Professionale. Dire che un Presidente dimissionario, dovrebbe occuparsi di semplice ordinaria amministrazione e non prendere decisioni che tanto incideranno sul territorio. Ma perché l’ha fatto? Forse per fare un favore a qualche “amico”? Forse perché il Majorana sta svolgendo una così grande ed incisiva opera di diffusione del software libero che magari da fastidio a qualche multinazionale? Non saprei, sono solo pensieri personali ma di certo, nel suo agire, non vedo ragioni logiche o a favore dei cittadini di questa nazione o del territorio. Di sicuro sta cercando di distruggere la scuola d’eccellenza nazionale per la diffusione del software libero. 

Il vostro aiuto 
Il Majorana, diffondendo il software libero, in questi anni ha fatto risparmiare (e continua a farlo) milioni di euro agli italiani ed alle istituzioni. Il tutto a costo zero. Le eccellenze vanno distrutte? 
Noi cittadini non dobbiamo subire passivamente le azioni dei politici, anzi sono loro a doverci rendere conto di quanto operato. Quindi se ritenete che l’azione dell’On. Federico sia giusta, allora chiedo scusa e vi prego di non aiutarci. Se, invece, ritenete che quanto fatto dall’On. Federico sia errato, allora cerchiamo di aggiustare le cose. Basta una e-mail di protesta dal contenuto sobrio ma fermo, per testimoniare che il cittadino non ci sta. Segue un esempio di e-mail, il cui testo potete, ovviamente, modificare secondo il Vostro pensiero. Basta copiare la parte in rosso ed incollarla nelle relative caselle del programma di posta. 

Per maggiori informazioni: http://www.istitutomajorana.it 

La mail di sostegno va spedita al Presidente della Provincia di Caltanissetta:


E, per conoscenza (Cc:) a:



Oggetto: 
Ferma protesta per l’ingiusta chiusura dell’istituto Majorana di Gela (CL). 

Testo (messaggio): 
Da cittadino italiano reputo riprovevole che l’Istituto Majorana, che tanto ha dato a tutti gli amanti dell’informatica e tanto ancora potrebbe dare, venga chiuso a favore di altre scuole che non hanno le caratteristiche numeriche di sussistenza. Disapprovo fermamente che venga distrutta una realtà che tanto sta donando alla nazione. Non si può smembrare l’istituto che supera ampiamente il numero minimo di alunni imposto dalla normativa, a favore di una scuola con semplice reggente e con numero di alunni ampiamente inferiore al minimo consentito.

Amministrative e opposizione al Governo tecnico, il comunicato di Grande Sud



LIZZANO - Lunedì 21 novembre, si è tenuto nella sede del Comitato Lavoro di Grande Sud in Lizzano (TA), la direzione del movimento per discutere sulle iniziative programmate da mettere in atto nei prossimi mesi per il gruppo, quelle riguardanti le prossime amministrative (22 eventi in altrettante città), l’organizzazione della prossima Convenzione nazionale (che richiamerà simpatizzanti e iscritti da tutta la penisola), e, infine, della nomina a Presidente del Consiglio di Mario Monti, un governo nato dal “golpe tecnocratico". I partecipanti hanno dato il loro contributo ideale e fattivo alle proposte garantendo una chiara e serena discussione. Si è partiti dal presupposto che la partito-tecnocrazia sta cambiando in peggio la situazione politica economica e che, attraverso i media, il Fascio dei Partiti (ovvero il raggruppamento cosiddetto di unità nazionale) ha schierato nel nuovo Governo i suoi campioni per continuare a controllare e sottomettere il popolo meridionale.
Importante la relazione di Peppe Quaranta, che ha fatto il punto della situazione al termine della riunione "E' importante coinvolgere tutte le realtà contrarie a questo sistema partitocratico, siano essi espressione di associazioni e gruppi territoriali oppure esponenti autonomi e indipendenti dalle logiche del "Fascio dei partiti". Il movimento Grande Sud accetta e sostiene la proposta del Movimento di Liberazione del Sud che ha previsto l'organizzazione di un raduno di tutti i gruppi e i movimenti in una convention nazionale disciplinata da regole chiare e trasparenti per consentire una riflessione pacata e serena sull'attuale situazione del Paese. Questa sarà l'occasione di osservare quali forze sono pronte a fare la loro parte nella lotta al sistema e quali invece preferiscono restare in attesa o al riparo dall'azione. Il movimento Grande Sud è pronto a fare la sua parte". Per quanto riguarda le altre iniziative in cantiere la direzione di Grande Sud ha richiesto ai propri soci di incrementare la ricerca di nuovi amici e patrioti interessati ai fini programmatici del movimento.

c.s.

Cittadinanza e immigrazione, riflessione sugli interventi di Re Giorgio

Il Presidente Napolitano (immagine igs)


ROMA - Ci risiamo! L'instancabile nuovo Re d'Italia Giorgio I Napolitano ne ha fatta un'altra. E' un vero e proprio vulcano! Non gli è bastato aver trasformato una repubblica parlamentare in una repubblica presidenziale (o meglio in una monarchia costituzionale!). Non gli è bastato andare in giro un anno e mezzo a sbracciarsi a destra e a sinistra per perorare la causa (persa) del tricolore. Non gli basta inondare le case della penisola 365 giorni l'anno con i suoi proclami, i suoi editti, le sue minacce (vedi quelle contro chi pensa alla secessione!). Adesso Re Giorgio è passato a dettar legge in materia di politica interna andando a tirar fuori dal cassetto una delle balzane idee del nuovo ministro per l'integrazione, Andrea Riccardi, per chiedere la cittadinanza italiana per tutti i figli di immigrati nati nel belpaese. Senza voler andare ad approfondire sul merito della proposta va detto che Napolitano si inserisce, per l’ennesima volta in questo travagliato periodo di crisi che sembra aver “scoglionato” (mi si perdoni il termine) la gran parte degli italiani, in affari non di sua pertinenza. Si inserisce, in particolare, nell’attività dell’esecutivo dettandone, nei fatti, l’agenda. Il Governo guidato da Mario Monti (un ammiraglio, un ambasciatore e due banchieri come ministri con gran soddisfazione del Kaiser Guglielmo come recita una battuta che circola su internet!) è nato e ha ricevuto il consenso di tutte le forze politiche parlamentari (salvo il no della Lega Nord, di Alessandra Mussolini e di Domenico Scilipoti) per risolvere celermente la crisi economica. Sorvolando sul fatto che lo spread, malgrado l’arrivo di Monti, continua a crescere, e la borsa a sprofondare, il Governo, in meno di una settimana ha varato nel primo consiglio dei Ministri un decreto fondamentale per i destini del Paese. Nella riunione di martedì il Consiglio di Facoltà, pardon, il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto “Roma capitale” varato due anni fa dal Governo Berlusconi. Che cosa significa tutto questo? Significa che, in tempi di vacche magrissime (ormai quasi morte) il governo tecnico manda altre vagonate di soldi a Roma (non per essere tacciato di filo leghismo ma si dimostra che Roma è sempre più ladrona!). Ovviamente il varo di “Roma capitale” fa il paio con l’istituzione del Ministero per la coesione territoriale e l’abolizione conseguente del Ministero per il Federalismo e le riforme costituzionali. Due provvedimenti per schiaffeggiare la Lega Nord che non sostiene Monti e, diciamolo pure, sta sulle scatole a Napolitano che, dopo un anno mezzo passato in giro per l’Italia a professare il Dio unitario, può rispondere con i fatti alle posizioni politiche, e storiche, della Lega. L’ultima uscita di Napolitano sugli immigrati lascia prevedere che il Governo potrebbe (scommettiamo entro le prossime due settimane?) varare una leggina per italianizzare qualche milione di immigrati aggirando le leggi attualmente in vigore in fatto di cittadinanza. Resta la grande domanda inevasa: che c’entra tutto questo con la crisi? Ah come cambiano i tempi. Eppure sono passati solo 13 anni da quando, nel marzo 1998 il ministro degli Interni di allora, Giorgio Napolitano, lanciava l’allarme sull’immigrazione di massa che si stava riversando in Italia. In particolare all’epoca il futuro Re Giorgio lamentava le difficoltà di applicazione della legge Turco – Napolitano che, senza soldi, rischiava di rimanere lettera morta. Legge che, ben prima della tanto famigerata BossiFini, fissava le quote di arrivo nel nostro Paese e apriva la stagione dei centri di permanenza temporanea oggi considerati dei lager dai benpensanti. Lo stesso compagno di partito di Napolitano, responsabile interno del Pds per i temi dell’immigrazione Guido Calvisi, si schierò con la Cei e la Caritas contro la sanatoria ma a favore di un ammorbidimento della Turco - Napolitano. Eppure proprio Napolitano, che oggi fa la voce grossa invocando, per bocca del suo Segretario Bersani, un trattamento “di cuore” per gli immigrati, quando era ministro degli Interni strinse una intesa con il ministro degli Interni albanese Neritam Zeka, per impedire ai barconi di raggiungere le coste pugliesi. Che uomo senza cuore! Senza considerare che dalla legge voluta dall’attuale Presidente della Repubblica fu stralciato il diritto di voto agli immigrati per timore di una pronuncia di incostituzionalità da parte della magistratura. Ovviamente oggi Napolitano è iscritto al partito di quelli che vorrebbero concedere il diritto di voto agli immigrati. Insomma, Napolitano ha cambiato idea o ha avuto una grave amnesia. E non è la prima volta (per maggiore informazioni chiedere agli Ungheresi)! Chissà quali piroette ci attendono per il futuro.

Paolo Luna

mercoledì 23 novembre 2011

Solidarietà per le popolazioni colpite dal maltempo





MESSINA - La Direzione, la redazione, lo staff amministrativo e tecnico nonchè i numerosi lettori de "il Giornale del Sud" si stringono attorno alle popolazioni siciliane e calabresi colpite dalla furia del maltempo. Ai caduti il nostro commosso pensiero.

c.s.

martedì 22 novembre 2011

Tangenti a Modugno: undici indagati - Il comunicato di Azione e Tradizione, movimento politico cattolico

Il primo cittadino di Modugno

MODUGNO - La bufera giudiziaria che da almeno sei mesi sta sferzando il Comune di Modugno si é trasformata in uno tsunami politico. Le recenti dimissioni del capo dell'opposizione di centrodestra in Consiglio Comunale, Giuseppe Vasile (Moderati e Popolari, ex UDC) - anch'egli finito tra gli indagati della Procura di Bari stando alle notizie che si apprendono dalla stampa - non possono essere fatte frettolosamente passare come un atto dovuto di poco conto e senza alcuna conseguenza sul proseguimento della vita politica modugnese.
Oltre a Vasile ed al suo "braccio destro" Caggiano (che non siede in Consiglio Comunale), altri nove sarebbero gli indagati per concussione nell'ambito del rilascio di concessioni edilizie dal 2003: il Sindaco Gatti (PD e già rinviato a giudizio per altri reati prima delle recenti elezioni comunali), il presidente del Consiglio Scippa (PD), i consiglieri Di Ciaula (PD) e Pascazio (PD), Liberio (già assessore nella giunta Rana, eletto con l'UDEUR di Mastella e passato anch'egli col PD ed ora in Consiglio Comunale con "Alleanza per l'Italia"), l'ex Sindaco Rana (ex PD ed attuale consigliere provinciale UDC), l'ex "Direttore Generale" Bruno (PD). 
Ai "politici" si aggiungerebbero il capo dell'Ufficio Tecnico, l'Ing. Capriulo e l'Ing. Scarselletta (già vice presidente del Circolo Territoriale di Alleanza Nazionale).
L'operato dello stesso Dirigente dell'Ufficio Tecnico, giova ricordarlo, venne pesantemente censurato sul piano amministrativo dal TAR Puglia con una sentenza del settembre 2010 con la quale definiva il suo agire come "palesentemente deviato". Fummo gli unici a darne notizia... 
Per chi - come la scrivente Segreteria Politica - in questi anni ha denunciato costantemente le troppe collusioni tra poltica, ediliza e malaffare a Modugno, questa notizia non appare affatto una novità. Conosciamo bene la differenza che intercorre tra un indagato, un imputato ed un condannato ma i garantisti dell'ultimissima ora che oggi sembrano dominare in casa del PD Modugnese non appaiono credibilise si ricorda l'atteggiamento politico diametralmente opposto assunto dal loro partito su vicende analoghe a livello nazionale. 
Atteggiamento ipocrita che ha preteso di zittire il più suffragato consigliere Comunale, eletto proprio nelle file del PD alle scorse elezioni comunali di maggio con oltre 600 voti, Giovanna Bellino, che ha "osato criticare" la farsesca autosospensione dal Partito Democratico del Sindaco Gatti e dei tre consiglieri indagati.
Così come ipocrita appare l'atteggiamento di quelle forze della cosiddetta società civile che nelle scorse elezioni hanno preferito appoggiare partiti e coalizioni che oggi risultano attenzionati dalla magistratura ed accontentandosi di piantare una bandierina di pura testimonianza in Consiglio Comunale piuttosto che tentare di far saltare un sistema corrotto e nauseabondo. 
Gli stessi soggetti - che non più tardi di due anni fa assieme ad "Azione e Tradizione" chiedevano a gran voce le dimissioni in massa di Sindaco e Consiglieri Comunali - oggi, avendo imparato con estrema rapidità l'arte del polticante, si arrampicano sugli specchi argomentando con illogici sofismi.
La scrivente Segreteria politica, infine, non può fare a meno di rimarcare l'atteggiamento autolesionista degli elettori modugnesi che alle scorse elezioni amministrative hanno continuato a votare per "indagati manifesti e conclamati" pur avendo a disposizione un'alternativa seria, onesta e credibile guidata dalgiudice Nicola Magrone.
Chi é causa del suo mal pianga se stesso...


Movimento Politico Cattolico
Azione e Tradizione - Due Sicilie
Per la Segreteria Politica
Gianvito Armenise

Lettera aperta al Presidente Monti




"Egregio Professore,
così desidera essere chiamato, abbiamo accolto con piacere il cambio di stile della Sua comunicazione oggi da tutti definito "stile Monti" e che lo ha portato con grande eleganza a replicare all'espressione "Possiamo staccare la spina" attribuita all'ex Presidente Berlusconi.
E' per la grande stima che merita che siamo portati ad invitarLa a non perdere in nessuna circostanza questa Sua eleganza. 
L'espressione che Le attribuiscono i giornali "Faremo pagare di più a chi ha dato di meno" è moralmente lesiva nei confronti di chi, probabilmente molto pochi, pur possedendo più della media, è stato sempre corretto.
Lei stesso che certamente pagherà più della media degli italiani si sente ben inquadrato nella Sua affermazione?
Riteniamo giusto che si partecipi in modo proporzionale al risanamento di un debito vorticoso anche se la gran parte dei cittadini non ne ha alcuna responsabilità,essendo il risultato di grandi sperperi, di clientelismo, di difesa di privilegi personali e collettivi attuati da politici che non hanno mai pensato al Bene Comune.
Mi riferisco alla grave crisi economica, alla crisi di sviluppo, di occupazione, alla carenza di protezioni delle classi sociali più deboli specie nei momenti di maggiore debolezza dell'Essere Umano, alla grave ingiustizia sociale, che Lei desidererebbe ridurre e di cui la Questione Meridionale ne rappresenta la punta di diamante e che da sempre offende la Dignità di 25 milioni di italiani.
Non ce ne voglia caro Professore, ma Le ripeto è la stima che Le riserviamo a spingerci nell'invito ad un ulteriore miglioramento della Sua comunicazione che possa raggiungere la perfezione a cui Lei è molto vicino.
Non so se Lei avrà occasione di leggere il nostro pensiero, ma riteniamo che questo scritto e la successiva riflessione, possano essere utili a Lei più di quanto non lo siano per noi.

In bocca al lupo per il Suo impegno".

Enzo Maiorana 
Presidente di Noi Meridionali

venerdì 18 novembre 2011

Quando il Parlamento dice sì ma il Paese non vuole!


ROMA – Ma all’opposizione chi ci sta? I numeri con cui ieri Mario Monti ha superato il primo voto di fiducia lasciano poco spazio alle chiacchiere. Sono stati 281 i voti favorevoli e 25 i contrari al Senato mentre alla Camera dei Deputati si sono registrati 556 sì e 61 no. A conti fatti l’unica opposizione è quella extraparlamentare che gira nel Paese dove, mezzi di informazione, movimenti e partiti si sono dichiaratamente schierati contro il governo dei tecnocrati e dei poteri forti anche se il nuovo Premier ha voluto smentire questo scenario affermando, a chi era ancora sveglio e a chi voleva crederci, in Parlamento che il suo “non è il Governo dei poteri forti”. C’è da crederci? 

Il vignettista Benny ritrae Maroni e Bossi a guardia dal Governo Monti

Forze politiche 
Tra le forze politiche parlamentari solo la Lega Nord si è schierata all’opposizione del Governo Monti. Tutte le altre forze politiche hanno detto sì anche se singoli casi di malcontento sono stati fatti rientrare all’ultimo minuto. Tra questi l’ex ministro Gianfranco Rotondi, che ha annunciato le dimissioni da parlamentare perché contrario all’abdicazione di responsabilità della politica di fronte alla crisi. Scontenti di Monti anche Alessandra Mussolini, del Pdl, e Domenico Scilipoti che ieri si è presentato alla Camera con il lutto al braccio e dei fogli a uso manifesto mortuario dove si annunciava la morte della democrazia. Per niente felici nemmeno gli ex deputati di Alleanza Nazionale finiti nel Pdl dal 2008. Gasparri, La Russa e co. avrebbero preferito dire no ma si sono attenuti alle decisioni della Presidenza del partito. Non a caso quello del Pdl è il sì più ambiguo. Berlusconi è convinto di avere il cerino in mano e poter mettere ko Monti qualora il Governo tecnico puntasse alla dittatura tecnocratica ma non è detto che abbia la forza di potersi imporre ai suoi parlamentari. I gruppi che fanno capo a Scajola e Pisanu da tempo vanno minacciando la formazione di gruppi autonomi parlando di una quarantina tra senatori e deputati pronti a seguirli. Potrebbe dunque capitare che se Berlusconi decidesse di non sostenere più Monti il Senatore a vita avrebbe comunque una maggioranza larga a sostenerlo. Le forze del centro, Udc, Fli e Api sono state le più ben disposte verso Monti ed è impensabile, allo stato attuale, che possano cambiare idea. I tre partitini approfitteranno del jolly Monti per rinforzarsi, fare campagna acquisti e prepararsi alle elezioni politiche. Sulla stessa onda tutte le forze parlamentari minori come quella dei responsabili e, purtroppo i tre partiti meridionalisti riuniti nel raggruppamento “Grande Sud” targato Miccichè, Poli Bortone, Milo, Iannaccone. A far parlare di sé è Antonio Di Pietro con l’Italia dei Valori che, pur votando la fiducia non sosterrà organicamente a prescindere l’esecutivo ma valuterà volta per volta i provvedimenti fino a quando non toglierà la fiducia ai tecnici. Meno chiara la posizione del Partito Democratico. Palesemente avanti nei sondaggi e vincente sulla carta in caso di elezioni, il Segretario Bersani avrebbe potuto andare alle urne e allontanare, una volta per tutte lo spauracchio berlusconiano sconfiggendolo una volta per tutte alleandosi o con l’Udc o con la coppia Idv-Sinistra e Libertà. Il tempo dirà quanto ci ha visto giusto. Fuori dal parlamento è invece tutto un coro di no. 

I manifesti di Forza Nuova contro Monti

Forza Nuova ha addirittura dato alle stampe dei manifesti chiedendo l’arresto di Mario Monti, ma anche La Destra di Storace, Rifondazione Comunista e Sinistra è Libertà di Nichi Vendola si sono dichiarati contrari al Commissariamento della Bce. Prevale in misura netta il no a Monti anche tra le associazioni culturali, i movimenti e i partiti meridionalisti, neoborbonici, borbonici, napoletani e siciliani a dimostrazione del fatto che è necessario, al più presto giungere ad una forma di rappresentazione per una parte del paese messa a tacere da 150 anni a questa parte. 

 
Una copertina de il Giornale e de Il Fatto Quotidiano contro il Governo Monti

Stampa e tv 
Anche nel settore dell’informazione c’è larga trasversalità sull’opposizione al Governo Monti. I giornali espressione dei poteri forti sono, come prevedibile, con il professore. E dunque Corriere della Sera, La Repubblica, L’Espresso, il Sole 24 Ore, l’Unità e, tra le trasmissioni tv, l’Infedele di Gad Lerner non hanno perso tempo per innalzare le lodi a Mario Monti. Contrari e dubbiosi sull’efficacia e la correttezza di tutta l’operazione Monti il Giornale (diretto dalla coppia Feltri Sallusti), Libero (Maurizio Belpietro), il Foglio (Giuliano Ferrara), Il Tempo (Mario Sechi), Calabria Ora (Piero Sansonetti), Il Fatto Quotidiano (Travaglio Padellaro), la nostra testata e il settimanale Panorama. Contro Monti anche Augusto Minzolini, direttore del Tg1 ed Emilio Fede, direttore del Tg4. 


Vignetta di Krancic sull'operazione messa in atto da Napolitano

Mondo della Cultura 
Anche il mondo della cultura è schierato dalla parte di Monti ma le voci in dissenso non mancano. Vignettisti di rilievo come Alfio Krancic e Vauro Senesi, pur partendo da posizioni opposte, criticano fortemente con la loro arte il Governo Monti. Voce fuori dal coro è quella di Massimo Cacciari che, nell’ipotizzare il pericolo della mancanza di democrazia effettiva, ha condiviso le opinioni con il critico d’arte Vittorio Sgarbi. L'intellettuale Fulvio Abbate, che intrattiene con la sua "televisione monolocale" Teledurruti ha sostenuto di non rimpiangere Berlusconi ma di non sostenere la squadra di Monti.


Esteri 
Un tripudio di gioia e di lodi al Signore è arrivato dal settore internazionale dove Mario Monti viene vissuto come il salvatore dell’Italia, dell’Europa e, quasi quasi, anche quello degli Stati Uniti. Dalla parte di Monti, la Merkel, Obama, Sarkozy, il Presidente Ue Van Rompuy e quello della Commissione Ue Barroso. Hanno detto la loro anche gli esponenti di Goldman Sachs e delle agenzie internazionali di rating. Fitch, Moodys e Standard and Poors hanno dato 3 A sulla fiducia a Monti in attesa di valutazioni concrete. Stesse simpatie il governo le riscuote presso la Banca Mondiale (dalle cui fila arriva Elsa Fornero, ministro del Welfare) e il Fondo Monetario Internazionale. L’unica voce in dissenso è stata quella del Presidente Russo Medvedev che, pur non criticando l’evoluzione politica italiana, ha espresso rimpianti per Berlusconi e il suo governo. 

L'incontro tra il Premier e il Papa a Fiumicino
prima del viaggio di Benedetto XVI in Benin

Imprese, lavoro, chiesa e Forze sociali 
Forse non tutti gli imprenditori italiani sono dalla parte del nuovo governo ma se ne guardano bene dal dirlo. Così l’immagine che si ha è quella di un mondo dell’imprenditoria e delle forze sociali spiccatamente a favore verso il Governissimo. Confindustria da due anni invocava la scelta tecnica, ed è stata accontentata. Il Gruppo Cir, per bocca del suo fondatore Carlo De Benedetti, ha cominciato a stendere i tappeti rossi. La triade sindacale Cgil, Cisl e Uil hanno subito accolto con gioia il nuovo Presidente del Consiglio e fin dalle consultazioni hanno detto di essere disposti a collaborare ai tagli e alle manovre restrittive lacrime e sangue che saranno prese nelle prossime settimane. La Chiesa, infine, non ha fatto passare troppo tempo visto che già dal momento della comunicazione dei ministri il Cardinale Bagnasco ha parlato di una “bella squadra” in riferimento al nuovo Governo. Il primo incontro tra Monti e Papa Benedetto XVI a Fiumicino è stato disteso e sereno. E con la benedizione del successore di Pietro, comincia il lavoro di Mario Monti.

Paolo Luna

giovedì 17 novembre 2011

Tutti gli uomini (e le donne) del Presidente! Fatti e misfatti dei ministri del Governo Monti

La "foto di famiglia" del Governo Monti

ROMA – La "squadra" è completa. Dodici ministri con il portafoglio, per assecondare i desiderata della Legge Bassanini la tredicesima delega all’Economia l’ha trattenuta il Premier Mario Monti, e cinque ministri senza portafoglio. I nomi del Governo tecnico sono sconosciuti ai più ma sono conosciutissimi agli addetti ai lavori della burocrazia e della finanza. Viva il nuovo che avanza, verrebbe da dire, viva la Prima Repubblica, sarebbe più corretto. Soverchio stile, soverchia eleganza. Questa la nota che accomuna i nuovi Ministri del Governissimo Monti ma dietro gli inappuntabili vestiti c’è di più. Andiamo per ordine e schediamo i nuovi Ministri. 


Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio: Antonio Catricalà

Una vita intera passata tra le scartoffie all'interno dell'apparato burocratico statale. Crotonese, laureatosi con lode in Giurisprudenza, ha cominciato la carriera di magistrato abbandonando la toga per una lunga carriera all'interno dei Ministeri e dei palazzi del Potere che si è conclusa con la sua nomina ad Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Avrebbe concluso il suo mandato nel marzo prossimo e già aveva ipotizzato un ritorno alla toga. Ieri ha accettato di ritardare ancora il rientro in magistratura e si è trovato sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ruolo delicato e difficile.


Ministro degli Interni: Anna Maria Cancellieri 

Nata a Roma 67 anni fa, laureata in Scienze Politiche è una burocrate in piena regola impegnata, dagli anni ’70 nei corridoi delle Prefetture e del Viminale. Prefetto in città come Vicenza, Bergamo, Catania e Genova dopo la pensione arrivata nel 2009 è stata richiamata come Commissario Prefettizio di Bologna e Parma. E’ l’unica dei nuovi membri del Governo che può essere considerata vicina al centro destra che le propose la candidatura a Sindaco di Parma. Candidatura che la Cancellieri rifiutò per continuare a fare la pensionata. Dopo un anno, in un brodo di giuggiole generale, ha giurato sulla Costituzione davanti a “Re Giorgio”. Un ministero vale, evidentemente, più di un Comune! 


Ministro della Difesa: Giampaolo Di Paola 

Nato a Torre Annunziata nel 1944 è l’Ammiraglio Giampaolo Di Paola. Era, manco a farlo apposta, dal 1944 che un esponente delle Forze Armate non ricopriva l’incarico di Ministro della Difesa (l’ultimo fu, quando ancora il Ministero era chiamato della Guerra, il Generale Taddeo Orlando). L’ammiraglio Di Paola è, in quanto militare, un servitore dello Stato. L’incarico gli è stato comunicato, come riferito al Senato dallo stesso Presidente Monti, mentre si trovava in visita in Afghanistan. Di Paola è, come la Cancellieri, anche un burocrate delle forze armate. Capo di Stato Maggiore della Difesa e poi Presidente del Comitato Militare della Nato nel 2008 si è, ovviamente, legato agli ambienti militari europei e internazionali. 


Ministro degli Esteri: Giulio Terzi di Sant’Agata 

Bergamasco nato nel 1946 è stato impegnato fin dal 1973 nella carriera diplomatica. Il meglio lo ha dato alle Nazioni Unite, dal 1993 al 1998 e dal 2008 al 2009, in Israele, dove ha rappresentato l'Italia dal 2002 al 2004, e negli Stati Uniti, dal 2009 al 2011. Insomma è un Ministro degli Esteri schierato dalla parte dell'Ordine imposto da Washington. Non riserverà posizioni scomode per gli Usa e l'Ue come invece aveva fatto il Governo Berlusconi su Libia, Russia e Turchia.


Ministro della Giustizia: Paola Severino

Paola Severino, un nome una garanzia, potremmo tranquillamente dire. Napoletana 63enne è una degli avvocati penalisti più noti e apprezzati nel Belpaese. Specializzata in diritto penale e criminologia è stata docente alla Sapienza di Roma, all'Università di Perugia, alla Scuola Ufficiali Carabinieri di Roma e, dal 1987, è entrata a far parte del corpo docenti dell'Università Luiss Guido Carli di Roma, l'università di Confindustria, dove insegna diritto penale e commerciale è stata Preside della Facoltà di Giurisprudenza e attualmente ricopre l'incarico di vice Rettore. La sua attività extra accademica è altrettanto ricca. Consulente di numerose banche ed associazioni di categoria, vanta un lungo elenco di clienti importanti. Ha lavorato con Giovanni Maria Flick, ministro della Giustizia nel Governo Prodi, e ha difeso lo stesso professore bolognese nel processo Cirio. Suoi clienti sono stati pure Giovanni Acampora, legale Fininvest nel processo Imi Sir e il gruppo Eni. Il più illustre e pesante è Francesco Gaetano Caltagirone imprenditore con un piede negli affari e un altro nella politica essendo suocero di Pier Ferdinando Casini, leader dell'Udc e del Terzo Polo. Proprio il centrista candidò la Severino alla vicepresidenza del Csm. La Lega non gradì e la candidata fece un passo di lato lasciando strada al deputato Michele Vietti. Non se la prese a male. Le risorse e gli incarichi non le mandano. Già nel 1998 poteva vantare una dichiarazione dei redditi da 3,5 miliardi di lire. Oggi è il nuovo Ministro della Giustizia. 


Ministro dell'Istruzione: Francesco Profumo

E' il Ministro più marcatamente vicino al centro sinistra, Partito Democratico per l'esattezza. Francesco Profumo, savonese di 58 anni, è affermato nella sua città e conosciuto ai più per aver diretto il Cnr ma divenne noto quando, nel 2010 fu uno dei competitor di Piero Fassino nella corsa alla candidatura a Sindaco di Torino. La sua carriera accademica promette bene. Ingegnere Progettista all'Ansaldo, poi trasferito al Dipartimento di Ingegneria Elettrotecnica del Politecnico di Torino dove ha insegnato e dove è stato rettore dal 2005 al 2011. Vanta collaborazioni con l'Università del Wisconsin, di Nagasaki, di Praga e Cordoba (Argentina), e oltre 250 pubblicazioni su riviste scientifiche e tecniche. Il suo punto debole sarà proprio quello della provenienza politica. Sarà sufficientemente indipendente?



Ministro dei Beni Culturali: Lorenzo Ornaghi

E' uno dei cattolici del Governo Monti, assieme a Balduzzi e Riccardi. Carriera accademica per il professore nato a Monza nel 1948 cominciata nel 1972 dopo la laurea in Scienze Politiche presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore dove è stato professore di Scienza Politica e Rettore, dal 2002. E' considerato uno degli allievi di Gianfranco Miglio, teorico della politica fondatore della Lega Nord. Nonostante ciò non può essere considerato un leghista nè iscritto al partito dei simpatizzanti di Bossi. Autore di numerosi volumi e saggi nella sua carriera si è molto interessato all'integrazione europea dimostrando la sua adesione all'orientamento federalista dell'Unione. Dal 1998 è legato alla Cei tramite la nomina in Consiglio di Amministrazione del quotidiano Avvenire, di cui diventa nel 2002 vicepresidente.


Ministro dell'Ambiente: Corrado Clini

Uomo di potere, la nomina di Corrado Clini è una di quelle su cui maggiormente si dovrebbe riflettere. Laureato in Medicina, 64 anni, è un burocrate a pieno titolo. Salta direttamente sulla poltrona di ministro dopo essere stato il Direttore Generale dello stesso Ministero per diversi anni. Nella sua carriera vanta il ruolo di negoziatore climatico per l'Italia in campo Onu, il titolo di Senior research fellow ad Harward, il coordinamento tecnico della Commissione Cipe che ha elaborato il piano per la riduzione dei gas serra e ha ricoperto un ruolo di primo piano nel G8 de L'Aquila nel 2009 all'interno del Forum sulle tecnologie a basso impatto di Carbonio. Il suo lato oscuro riguarda il periodo in cui ha diretto la vecchia Ussl 36 di Venezia - Porto Marghera all'inizio degli anni '90. I veneziani non ne hanno un bel ricordo e lo accusano di aver occultato il disastro ambientale dovuto alla presenza e lo smaltimento dell'uranio nei forni degli stabilimenti come verrà poi appurato dalla magistratura dopo lo scandalo rifiuti tossici della nave Jolly Rosso. 


Ministro del Welfare: Elsa Fornero

Torinese, classe 1948, Elsa Fornero è la donna che piace alla leader della Cgil Susanna Camusso che l'ha definita adatta al ruolo di Ministro del Lavoro. Anche a livello internazionale è una stimata professionista che ha lavorato con la Banca Mondiale, massimo organo di controllo, gestione e programmazione economica e finanziaria mondiale. Gran parte della sua attività all'interno della World Bank è stato dedicato allo studio di modelli riformati del sistema del Welfare orientati all'idea neo liberista che sono stati applicati da numerosi paesi dell'Europa orientale fiduciosi negli studi della Banca Mondiale. A distanza di anni Macedonia, Russia, Albania e Lettonia hanno denunciato il fallimento di quei sistemi che hanno prodotto, a detta dei Governi nazionali e delle autorità locali, un aumento impressionante della poverà. Chissà perchè piace tanto alla Camusso.


Ministro delle Politiche Agricole: Antonio Catania

Poco da dire. Un euro burocrate in piena regola. Nel 1979 ha cominciato la sua carriera burocratica negli uffici del ministero delle Politiche Agricole curando, negli ultimi venti anni, i rapporti tra questo e l'Unione Europea divenendo responsabile per l'applicazione dei regolamenti Ue nel nostro Paese.


Ministro allo Sviluppo e Infrastrutture: Corrado Passera

Banchiere per eccellenza, è già stato chiamato Superministro per le deleghe importanti che ha ottenuto da Mario Monti  e non senza un perchè. Non a caso l'Ignegner Carlo De Benedetti si sta spendendo in una serie impressionante di complimenti a Mario Monti e al suo Governo, nonchè al genio politico di Giorgio Napolitano. Corrado Passera è un carlino, per dirla alla Striscia la Notizia, essendo stato dirigente e poi responsabile della direzione del Gruppo Cir, holding di proprietà di De Benedetti che controlla decine di quotidiani e periodici su cui svettano la Repubblica e l'Espresso che si stanno lasciando andare ad un vero e proprio brodo di giuggiole da quando Mario Monti è stato incaricato di formare il Governo. Non solo Cir, però, nella carriera di Passera visto che è stato il rifondatore delle Poste Italiane, che grazie alla sua guida hanno fatto l'ingresso nel "fantastico" mondo dei servizi finanziari ed è poi passato, nel 2003 alla direzione del gruppo Intesa San Paolo. Nessun ministro è più banchiere di lui. Nessuno, meglio di lui, potrebbe servire la grande finanza e le grandi banche. Non a caso è diventato ministro (senza considerare che si potrà continuare a dire che anche senza Berlusconi c'è sempre Passera al Governo)!


Ministro per la cooperazione internazionale: Andrea Riccardi

Non c'è dubbio. E' lui il miglior ministro del nuovo Governo. Qualificato, senza eccessivi legami con il mondo bancario e finanziario è un vero tecnico che negli scorsi decenni ha dedicato la sua vita alla solidarietà, fondando la comunità di Sant'Egidio, e alla cooperazione per lo sviluppo e la pace. E' un cattolico riformista che poco è avvezzo alla liturgia tradizionale e al conservatorismo di Papa Benedetto XVI ma soddisfa il Cardinale Bertone (con il cappello da bersagliere a Porta Pia!) e il Cardinal Bagnasco, uno dei primi a congratularsi con Monti. Questo suo riformismo ed ecumenismo è l'unico neo. Caro Ministro potrà dire quel che vuole ma, per i cattolici seri, Gesù non sarà mai come Buddha.


Ministro per i rapporti con il Parlamento: Pietro Giarda

Il neo ministro per i rapporti con il Parlamento Pietro Giarda è un politico a tutto tondo. Di Centrosinistra, ovviamente, avendo servito come sottosegretario nei governi Prodi. Avvezzo alle stanze dei bottoni di Palazzo Chigi e Montecitorio e, per questo, scelto nel delicato ruolo di tramite tra un Governo tecnico superpartes e un Parlamento dove è necessario avere tutti a bordo (tranne la Lega). E' legato all'Aspen Institute e ha studiato ad Harvard e Princeton.


Ministro del Turismo e dello Sport: Pietro Gnudi

Sembra tirato fuori dal freezer della prima repubblica il neo ministro del Turismo e dello Sport Pietro Gnudi che ha cominciato la sua scalata al potere affermandosi come una delle prime teste dell'Iri, istituto per la ricostruzione industriale, scuola per manager e politici non sempre di successo (vedi Prodi) che ha dismesso e svenduto il patrimonio industriale e produttivo pubblico italiano. Al lungo elenco di potentati Gnudi è legato ai gruppi Stet, Eni, Enichem, Enel e Credito Italiano diventando membro del direttivo di Confindustria. Scelta azzardata quella di Gnudi visto il suo recente coinvolgimento nella tangentopoli lombarda che ha coinvolto il Pd tra Milano e Sesto San Giovanni. Gnudi è infatti presidente del Consiglio di Amministrazione della Sesto Immobiliare Spa che ha in gestione i progetti di riqualificazione di tutta l'area industriale ex Falck della Stalingrado d'Italia. Alla magistratura la parola!


Ministro per gli Affari Europei: Enzo Moavero Milanesi

Poco da dire anche su Moavero Milanesi. Uomo dell'Unione Europea, burocrate di Strasburgo, giudice presso la Corte europea del Lussemburgo, capo di Gabinetto di Mario Monti, all'epoca commissario Ue alla concorrenza, fino al 2006 è stato direttore generale del Bureau of European Policy Advisor della Commissione Ue. E' stato, inoltre consigliere dei governi "tecnici" Amato e Ciampi. Si è laureato in Giurisprudenza alla Sapienza e si è specializzato al College Europeo di Bruges e poi, in diritto internazionale all'Università del Texas. Per la serie il nuovo che avanza!


Ministro della Salute: Renato Balduzzi

Ultimo cattolico Doc del nuovo Governo. Una vita spesa per la Chiesa e per l'apparato burocratico a cui oggi è asceso in qualità di ministro della Salute. Da avvocato, aveva ricoperto l'incarico di consigliere giuridico del Ministero all'epoca guidato da Rosy Bindi.


Ministro per la coesione territoriale: Fabrizio Barca

Un ministero infame per un altro burocrate europeo. Laureato in statistica e demografia all'Università di Roma ha conseguito un master in filosofia dell'Economia a Cambridge. E' passato all'insegnamento arrivando a tenere le sue lezioni a Stanford e al Massachussets Institute of Technology. In Italia ha insegnato a Tor Vergata e alla Bocconi. E' stato direttore di Area nella Banca d'Italia e consulente del Ministero del Tesoro. Il suo ministero è infame perchè, per fare un dispetto alla Lega Nord si blocca il processo riformistico e federalista è si incentiva il ritorno al centralismo mascherato e spacciato come coesione territoriale.

Fausto Di Lorenzo

mercoledì 16 novembre 2011

L'EDITORIALE/ Al via il Governo Monti, ecco perchè è a rischio la democrazia!

Il Presidente del Consiglio Mario Monti

CASERTA – E venne il giorno di Mario Monti. L’economista, Senatore a vita, è salito al Quirinale con la lista dei ministri e, nel pomeriggio, si è avuto il giuramento nelle mani di un tronfio Giorgio Napolitano, Presidente di quel che resta di una Repubblica fondata su una costituzione stuprata. Un Governo del Presidente, il Governo delle banche e dei poteri forti. Sicuramente, quello che si è insediato ieri a Palazzo Chigi, non sarà il Governo dei cittadini. L’ascesa di Monti lascia aperti gli scenari più diversi ma è bene fare il punto sul nuovo governo e su cosa dovremo aspettarci. 

Ai tempi della Commissione Ue 
con Berlusconi e Prodi

Il nuovo Premier 
Cosa dire di Mario Monti? E' nato a Varese, profondo nord, il 19 marzo 1943 e si è diplomato all'Istituto Leone XIII di Milano scegliendo poi di seguire la strada dell'economia laureandosi presso l'Università Bocconi e specializzandosi a Yale. Sbocco quasi obbligatorio è stato quello dell'insegnamento per un cervello fino come quello di Monti che diviene ordinario nel 1969 (appena 4 anni dopo la laurea alla Bocconi, un vero record se pensiamo ai tempi di oggi!) presso l'Università di Trento passando a Torino l'anno successivo. La carriera universitaria è quella che gli concede maggiori soddisfazioni, compresa quella di tornare nella sua Bocconi per insegnarvi Economia Politica dal 1985. In quegli anni sboccia anche l'altra sua grande passione, quella per la politica. Nella prima repubblica ormai destinata al naufragio è stato relatore della commissione sulla difesa del risparmio finanziario dall'inflazione nel 1981 (una cosa improponibile anche solo nella dizione!), presidente della commissione sul sistema creditizio e finanziario nel biennio '81 - '82, membro della commissione Sarcinelli e del Comitato Spaventa sul debito pubblico rispettivamente dall'86 al 1989 anno in cui diviene Rettore della Bocconi, impegno che lo distoglie, fino al 1994 (quando dell'Università diviene Presidente a seguito della morte di Giovanni Spadolini), dalla carriera politica. Ma il vento era cambiato e l'ancora giovane (per gli standard della politica italiana) imprenditore milanese Silvio Berlusconi aveva compiuto il grande sacco. Rubato il trono ai cosiddetti "progressisti" e la scena alle mummie della prima repubblica tra cui anche Monti può essere, a pieno titolo e merito, iscritto. Proprio il parvenu della politica tirò fuori dal cilindro il nome del professor Monti per mandarlo in Europa come Commissario con delega al mercato interno, servizi finanziari e integrazione finanziaria nella commissione Santer (l'unica commissione che, nella storia dell'Ue, si è dovuta dimettere in blocco per vari scandali relativi a episodi di corruzione che hanno coinvolto alcuni suoi elementi interni). Nel 1999 viene confermato come uomo italiano in Europa dal Presidente del Consiglio Massimo D'Alema che, nel frattempo, approfittò dell'Ue (una vera discarica adatta al riciclo dei politici) per liberarsi dell'ingombrante e, all'epoca, inutile figura di Romano Prodi eletto, a risarcimento per il furto di Palazzo Chigi, Presidente della Commissione Europea. Fin qui una normale carriera di prestigio nel mondo dell'economia con sparute puntate nella politica. Poi si passa a quelle informazioni che i biografi inseriscono alla voce "Attività scientifica e collaborazioni" e tutto diviene più chiaro. Come mai tra tanti, il nome di Monti è emerso con insistenza e perchè il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è arrivato fino a violare la costituzione per imporlo alla guida del Governo? 


C’è stato un complotto? 
Mario Monti è uomo d’apparato. Appartiene ai più grandi potentati economici mondiali e intrattiene relazioni a dir poco strette con alcuni gruppi che puzzano molto di massoneria: 
- Membro della Commissione Trilaterale, gruppo di orientamento neoliberista fondato dal 1973 dal multimiliardario David Rockefeller; 
- Membro del Comitato Direttivo del Gruppo Bilderberg
- International Advisor della Goldman Sachs dal 2005 (per intenderci parliamo della banca che, fallendo a causa di dirigenti incapaci e criminali, ha trascinato il mondo nel baratro della crisi); 
- Advisor della Coca Cola Company
- Sostenitore attivo del Gruppo Spinelli, think thank che vorrebbe una Europa federale; 
- Editorialista del Corriere della Sera; 
C’è chi storce il naso di fronte alle teorie complottiste e io, lo devo ammettere, condivido. Non mi piace pensar male anche se, come disse il Divo Giulio, ci si azzecca. E’ innegabile però che i citati gruppi costituiscono parte del gotha finanziario mondiale che sta speculando sulla pelle di miliardi di persone arricchendosi alla faccia dei disoccupati e dei poveri di mezzo mondo. Pur non volendo credere alle riunioni notturne al cimitero di Praga non si riesce a non pensare alla forzatura tremenda cui si è andati incontro in questi ultimi mesi. L’Unione Europea, unione di tecnocrati e burocrati di prima categoria, ha vincolato gli Stati aderenti ad una politica monetaria folle. Una sola moneta con oltre venti politiche economiche differenti. La Banca Centrale Europea gattopardescamente ha fatto il suo dovere di lavorare affinché nulla cambiasse e ha appesantito l’economia europea di lacci e lacciuoli privando i Governi nazionali delle possibilità di scelta che maggiormente converrebbero ai propri cittadini. Tutto ciò è successo con la compiacenza di politici squallidi e compromessi con gli stessi grandi gruppi finanziari che controllano la Bce. Romano Prodi, che si spese per l’ingresso nell’euro è stato un uomo della Goldman Sachs. Non a caso mentre i governi di Spagna, Grecia e Italia sono precipitati per volontà della Bce (Papandreou voleva un referendum per il fallimento, Zapatero ha lasciato quando la crisi della borsa e i giudizi delle agenzie di rating, hanno bocciato la sua politica, Berlusconi è caduto per opera e virtù di Giorgio Napolitano ansioso di diventare l’esecutore testamentario di questo paese) dagli Usa una voce si alzava solitaria, quella di Barack Obama che giudicava positiva l’evoluzione politica in Grecia e Italia. Non a caso, perché chi è stato il primo finanziatore privato di Obama nella corsa elettorale del 2008 con oltre un milione di dollari versato al suo comitato elettorale? Indovina, indovinello, proprio la Goldman Sachs! In Spagna, grazie alla ferma autorevolezza del Re Juan Carlos, non si è potuto imporre la manfrina dei tecnici e il 20 novembre gli spagnoli eleggeranno, come democrazia vuole, un nuovo governo. In fin dei conti questa è la differenza che passa tra un Borbone di nascita come Juan Carlos e un Savoia per scelta come Giorgio Napolitano. 

Foto di "famiglia" del Governo Monti

Il Governo del Presidente 
Malgrado tutto quello Monti è soprattutto il Governo del Presidente. Nessun esponente politico, tutti ministri tecnici provenienti dal mondo delle professioni e della società civile, o almeno queste erano le intenzioni visto che tutti i ministri, o quasi, sono uomini e donne di apparato degne del Politburo di scuola sovietica a cui si può essersi ispirato il Presidentissimo dato il suo passato politico. Mario Monti mantiene l’incarico di Ministro dell’Economia. Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio è l’ex Presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà. Ministro degli Interni Anna Maria Cancellieri, alla Difesa, l’Ammiraglio Giampaolo di Paola, agli Esteri l’ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata, alla Giustizia Paola Severino, al Welfare Elsa Fornero, all’Agricoltura Mario Catania, all’Istruzione Francesco Profumo, all’Ambiente Corrado Clini, alla Salute Renato Balduzzi e ai Beni Culturali Lorenzo Ornaghi. Per un profilo dei nuovi ministri vi rimando alla scheda preparata dal nostro Fausto Di Lorenzo. Ultimo appunto è sui Ministri senza Portafoglio, cinque in tutto. Lo scandalo vero è l’eliminazione del Ministero per il Federalismo e le riforme istituzionali e la sua sostituzione con il Ministro per la coesione territoriale. Questa scelta del perfido “Re Giorgio” ci fa tornare indietro di 150 anni ai tempi della centralizzazione sabauda. Si tratta di una svolta non indifferente. Il Paese rinuncia al percorso federale e del decentramento per accentrare, ancora una volta, lo Stato per meglio sottomettere i suoi cittadini che tornano ad essere sudditi. 

Alcuni manifesti apparsi a Roma contro Monti

I provvedimenti Monti 
Quello che si sta compiendo è l'atto di chiusura della democrazia all'italiana (mai matura e mai completa secondo gli osservatori). Lo dimostreranno ancora più chiaramente i provvedimenti che il Governo approverà nelle prime settimane di attività. Tassa patrimoniale e nuova Ici sulla prima casa sono da considerare "positivi" rispetto alla decisione di voler tassare l'uso del contante per imporre il regime fiscale ai cittadini che dovranno, obbligatoriamente, servirsi delle banche per poter spendere. Dall’altro lato non si è ancora parlato delle riforme mentre una incognita già si avanza nella mente di illuminati filosofi e teorici della politica. Il Governo Monti nasce per trovare risposte ad una crisi economica importata dall’America e che trova le sue radici nel modo sbagliato in cui si è voluto costruire il capitalismo e il libero mercato del nuovo millennio e, nel vecchio continente, nel modo in cui si è costruita l’Unione Europea, la Bce e la moneta unica. Tutti i partiti, eccezione fatta per la Lega (a cui va costruito un monumento per questa scelta!), sostengono Monti anche se il Pdl ha fatto sapere che vuole un Monti a tempo. Visti i primi giorni dell’esperienza Monti con la borsa che continua a crollare e lo spread che continua a salire, c’è da giurare che la dittatura della Bce non finirà a primavera. Se la crisi dovesse perdurare fino al 2013 come si comporterà Napolitano? Scioglierà il Parlamento per le elezioni regolarmente previste o le sospenderà mantenendo più a lungo possibile Monti a Palazzo Chigi (e sé stesso al Quirinale)? E le forze politiche, dopo aver abdicato alla propria autonomia, capacità e autorità in favore dei tecnici, avranno la forza (e la volontà) di riappropriarsi dei destini di questo Paese sbagliato? Al di là dei tentativi di "commissariare il Commissario" Monti avrà mano libera in tutti i settori, compreso quello della legge elettorale su cui (questa la promessa fatta al Pdl in cambio del sostegno) non dovrebbe intervenire. C'è da scommetterci che si modificherà anche quella con il consenso unanime dei parlamentari che, pur di mantenere i loro stipendi e privilegi, non esiteranno un attimo ad avallare il sistema voluto dalla Bce. A quel punto si avranno le elezioni ma con un sistema che favorirà il partito unico della dittatura tecnocratica. E’ una questione di libertà, a Sud come a Nord. Comincia la battaglia. Nonostante tutto, noi siamo pronti a resistere e all’opposizione del Governo della burocrazia europea, come Giornale del Sud, continueremo ad offrire ai lettori il nostro modestissimo lavoro. Quello dell’informazione, libera, finché ce ne sarà data la possibilità. 

Roberto Della Rocca